Con il rischio ragionato Speranza è l’ultimo a morire.

Il 'rischio ragionato' annunciato da Mario Draghi? I numeri sono gli stessi di prima. Allora perché si riapre? Perché lo chiede la piazza, così sta buona, anche se finisce in ospedale. E si può tornare a gestire i fondi del Recovery

Franco Fiorito
Franco Fiorito

Ulisse della Politica

Si chiama preterizione. Tra le figure retoriche è fra le mie preferite. Consiste nell’affermare di voler passare sotto silenzio una cosa nel momento stesso in cui invece la si nomina, dandole così maggiore rilievo. Usata molto spesso nel linguaggio comune in frasi quali come: «non ti dico con quanto piacere sarei venuto anch’io»; «per non parlare dei sacrifici che i tuoi genitori hanno fatto per te»; «non sto a raccontarti il rischio che ho corso oggi».

Senza che molti lo notino è la più usata dai membri del Governo quando si tratta del tema aperture chiusure o covid. «Non sapete quanto ci piacerebbe riaprire tutto subito ma purtroppo… » «Per non parlare del quotidiano eroismo dei nostri medici e infermieri»; «Non siamo qui a discutere quanto sia grave la situazione economica per colpa del covid ma…».

La conferenza stampa di Mario Draghi e Roberto Speranza (Foto: Livio Anticoli / Imagoeconomica)

Insomma ci inondano di preterizioni dalla mattina alla sera. L’opposizione per citare i nervi scoperti del governo, ostentando però pelosa solidarietà e senso di responsabilità. La maggioranza per giustificare il suo operato ondivago ed irrazionale, ammantandolo di buoni propositi, alto dovere civico e senso nazionale.

Fino al nuovo concetto politico- filosofico del “rischio ragionato”. Introdotto dal presidente Mario Draghi nell’ultima conferenza stampa. (Leggi qui Il rischio calcolato di Draghi: su cui si calcola la nostra maturità).

Il rischio ragionato di Draghi

Il rischio ragionato. Un ossimoro perfetto.

Il rischio ragionato spazza via quintali di stronzate che abbiamo dovuto sentire in questi mesi. Dibattiti mondiali tra negazionisti e non. Esperti virologi di stacippa. Mattonisti. Quanon. Gombloddisdi. Jack lo Sciamano. Senza dimenticare il grande capo Estiqaatsi. Capolavoro di Greg e Lillo.

E proprio a questo si è ispirato il governo Draghi. Vi abbiamo tenuti reclusi a pane e acqua perché i numeri scientifici ci dicevano di chiudere? Si, bene. Estiqaatsi!  Adesso si può riaprire pure se i numeri sono gli stessi.

Ma Ricciardi, l’Oms, il virologo Galli dicono assolutamente no! Niet! Raus! Verboten! E noi in coro col governo Draghi rispondiamo finalmente Estiqaatsi! (leggi qui Se l’unica opposizione al Governo è quella del virologo Galli).

Possibile non ci avesse pensato nessuno prima? Avremmo risparmiato fiumi di inchiostro e miliardi di parole. Prediche e predicozzi. Milioni in spese per la sicurezza ed i controlli. Fantastiliardi all’Oms. Orde di consulenti strapagati. Eureka è il caso di dire. Draghi ha trovato finalmente la soluzione.

Foto: Leonardo Puccini / Imagoeconomica

Ma cosa ha indotto questi oltranzisti della chiusura, fautori della cintura di castità scientifica globale, a cambiare indirizzo. È molto semplice. La paura. È bastata una manifestazione davanti al parlamento modestamente numerosa ma accanita. Che di per se non avrebbe fatto che il solito scalpore momentaneo se non avessero fatto quello che non si deve mai fare. Far picchiare dai poliziotti la gente che lavora e protesta per vivere. Protesta, ancora più gravemente, per lavorare. Chiede solo di poter lavorare. E tu che fai la manganelli.

Incapaci di protestare

Casapound o meno, infiltrati o meno, provocatori o meno un atto così non si vedeva da decenni e forse non si è visto mai nella nostra nazione. É bastato poco per capire che lo sdegno è stato praticamente unanime. Ma il segnale vero è stato un altro.

Sono anni oramai che nessuno scende più in piazza. Abbandonati persi negli schermi dei nostri telefonini pensiamo che il sagace post che pubblichiamo incida davvero sulla vita democratica del Paese. Non siamo più impegnati nè capaci di una protesta vera. Fisica, vigorosa, veemente. Ed i politici lo sanno ed al netto dei momentanei sdegni per qualche dichiarazione qua e la, se ne fottono altamente e proseguono dritti e compatti con il loro disegno che comprende tutto tranne quanto pubblicamente dichiarato. Falsi come una banconota da trenta euro. 

Il combinato disposto tra la gente che si incazza. L’opposizione monocratica di Fratelli d’Italia. Il volto di lotta del giano bifronte Salvini, leader di lotta e Giorgetti di governo. Ma soprattutto la mozione di sfiducia contro il ministro Speranza, additato come il vero sostenitore delle più rigide e continuative chiusure. Una serie di piccole detonazioni che poteva minare il cammino del governo draghi.

Speranza sarà l’ultimo a cedere

Roberto Speranza

E allora apriamo. E Speranza muto e rassegnato. La folla si calma. Plachiamo i dolori del giovane Werther Salvini che ad ogni punto perso nei sondaggi perde un litro di sangue. Esorcizziamo l’opposizione. E ci leviamo tante di quelle rotture di scatole che almeno possiamo ricominciare a gestire il futuri fondi del recovery fund in pace.

È per questo che Speranza sarà l’ultimo a morire. Come insegna la saggezza popolare. Perché se cade il pilastro della sanità in questo momento salta tutto il governo. Per questo Draghi ha chiosato. “L’ho scelto io, ha la mia fiducia”. Chiudendo drasticamente l’argomento.

E poi chi lo diceva al povero D’Alema che dopo Oronzo Arcuri gli facevano fuori pure il ministro? Gli si sarebbero drizzati i baffetti da sparviero. Ed ecco il geniale “rischio ragionato” di Draghi. Il cui calcolo non è altro che un calcolo politico. La ragione una ragione politica. Nulla di più. Si rischia una ripresa dei contagi? Calcolato. Si rischiano nuovi decessi? Calcolato. Verrà vanificato un lungo lavoro? Calcolato. 

La conferenza di super Mario

Ce lo dice in prima persona il premier Draghi. Si siede in conferenza dopo qualche minuto di attesa e chiede scusa per il ritardo. Io da casa pensavo “altro che ore ed ore di attese su Facebook di Conte. Che signore. E parla pure senza un Casalino dietro le spalle”. Che nelle conferenze di Conte aveva la stessa funzione dell’avvoltoio sulle spalle di Aldo Giovanni e Giacomo.

Attacca Draghi, con quel volto scavato che sembra il compianto Jack Palance in “la vita l’amore e le vacchema con la stessa enfasi del colonnello Bernacca quando leggeva le previsioni del tempo. “Si può guardare al futuro con prudente ottimismo e con fiducia. Sono tre i blocchi di provvedimenti: le aperture, lo scostamento di bilancio e il documento di economia e finanza e il terzo le opere messe in cantiere”.

Mario Draghi

E già vedevo lo statista novello Cesare declamare… “Gallia est omnis divisa in partes tres…” ma poi si butta sulle decisioni della cabina di regia e l’immagine svanisce. Cesare, per fortuna, non aveva una cabina di regia.

E poi annuncia il rischio ragionato del governo. Dice testualmente “fondato sui dati. Che sono in miglioramento. Ma non in miglioramento drammatico. Sono in miglioramento.

Ora io questa parte l’ho mandata indietro tre volte per risentirla. “Miglioramento drammatico”???

Ed ho sviluppato qualche teoria mista tra Freud e Cattivissimo me. Ho immaginato questo consesso tra Draghi, Speranza ed altri politici in una stanza dove entra un segretario con i fogli dei dati dei contagi. Loro ansiosi chiedono: “come sono i dati”? Il segretario. “In peggioramento” e loro bene! Ottimo!

Ovviamente è una mia forzata cattiveria. Ma questo freudiano “non in miglioramento drammatico, in miglioramento”. Mi ha fatto pensare a tutte le teorie per le quali per alcuni settori di potere la gente più sta chiusa in casa, più il Covid la blocca, più si possa utilizzare legislazione di emergenza e più sono felici. Troppa malizia? Probabilmente.

L’ammissione della resa

Ma sempre freudianamente poi il vero motivo lo rivela nella frase successiva quando candidamente ammette. “Questo rischio sicuramente incontra le aspettative dei cittadini”. Quale ammissione più chiara.

E avvisa :“Si fonda però su una premessa: che le prescrizioni siano osservate scrupolosamente.” (sennò sono manganellate ndr). “In questo modo il rischio ragionato si trasforma in una grande opportunità” chiosa infine.

Ed ecco qui, in poche parole, il re è nudo. Si capisce in tutta la sua chiarezza che il rischio ragionato niente altro è che il ragionamento politico che descrivevamo pocanzi. Un ragionamento debole, contraddittorio che mette in luce quanta poca politica vera ci sia in questo governo e quanto sia triste e fragile l’equilibrio fondato solo sul potere. Soprattutto se a reggere questo potere ci sono forze politiche così eterogenee.

Roberto Speranza (Foto: Imagoeconomica / Livio Anticoli)

Ma anche così uguali tanto che senza distinzione alcuna tutte le forze politiche dalla maggioranza all’opposizione hanno osannato l’imminente riapertura rivendicandola tutti all’unisono con dichiarazioni perfettamente sovrapponibili. Ognuno ha detto che era merito suo.

Solo il povero Speranza le ha dovute inghiottire in silenzio. Se fosse stato per lui ci mummificava vivi. E poi con lo spavento che si è preso, con la mozione di sfiducia,  girava per palazzo Chigi bianco in volto che manco si riconosceva, tanto che qualche collega ministro vedendolo si è chiesto “ma chi è questo”. 

E lui, Speranza, avendo ascoltato, si è girato di scatto con un sorriso ampio e forzato ed ha detto: “Ao regà so Lillo!”.

Ma nessuno dei suoi colleghi ha visto “LOL chi ride è fuori”, e non l’hanno capita.