Latina-Frosinone non è un derby: si vince e si perde insieme (di G.Acampora)

di GIOVANNI ACAMPORA
Pres. Confcommercio
Latina – Frosinone

 

 

Due delle migliori e più argute firme del giornalismo delle Province di Latina e Frosinone, Lidano Grassucci e Alessio Porcu, attraverso i loro blog, sono riuscite a risvegliare quell’attenzione, sopita dalle ferie estive, alle dinamiche dei nostri territori, al loro sviluppo e al loro futuro.

L’uno con un articolo dal titolo: “Latina- Frosinone, quella integrazione che rischiamo di subire” (leggi qui) , l’altro attraverso una serie di interessantissimi editoriali. Da “Il coraggio di lasciare la competizione” (leggi qui) a “La ricetta per la crescita che pochi hanno voluto leggere” (leggi qui), passando per “La sfida della nuova stagione” (leggi qui).

Entrambi i direttori sollecitano, attraverso riflessioni diverse, una maggiore attenzione alle dinamiche evolutive delle due Province, in un momento in cui, anche attraverso il processo di riforma delle Camere di Commercio previsto dal decreto Madia, un’intera classe imprenditoriale e politica si troverà necessariamente a modificare “ le regole di ingaggio” per affrontare, con una visione più ampia, le prospettive di sviluppo del nostro territorio.

Ora la vera domanda è: Siamo pronti a questo cambiamento?

Le nostre imprese sono pronte, come suggerisce Alessioporcu.it, a trasmigrare dal modello di competizione a quello di coopetizione? Sono pronte a mettere in campo una strategia che consiste nello sfruttare i vantaggi altrui attraverso l’unione delle forze e del lavoro? A superare il concetto di rivalità mettendo in comune capacità e conoscenza per innovare congiuntamente, accelerare la crescita degli ecosistemi e creare valore?

E la nostra classe politica è preparata ad assecondare questo epocale cambiamento dopo che per anni si è pensato preminentemente al proprio orticello ben delimitato dai Monti Lepini, gli Aurunci, il Liri, Garigliano ed il mare?

Ebbene, io penso che non siamo pronti, o meglio che non siamo ancora pronti, ma che dovremmo inevitabilmente prepararci con serietà e meticolosità ad affrontare quella che sarà, a mio avviso, la sfida delle sfide.

La sfida del cambio di passo e mentalità, dell’innovazione, del superamento delle diversità e dei personalismi, la sfida della coesione, del superamento della paura di rimanere ultimi e di cedere nell’altro più di quanto noi pensiamo meriti.

Bisognerà lavorare per ritrovare quel senso di comunità, andato smarrito nel tempo, che invece negli anni della rinascita post bellica ha consentito accelerazioni oggi inimmaginabili. Allo stesso tempo riconoscere le unicità e le peculiarità dei singoli territori per garantire loro una complessiva valorizzazione.

Bisognerà insomma, uscire da un provincialismo piccolo piccolo, bensì pensare, lavorare ed operare per riuscire ad ottenere quel “qualcosa” che vada ben al di là delle singole ambizioni personali.

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