Senza coraggio nemmeno i fondi europei bastano

di Guido D’AMICO
Presidente Nazionale
ConfimpreseItalia

 

 

L’Italia è tra i peggiori Paesi dell’Unione Europea quanto a capacità di spesa dei fondi europei. Lo dice la recente relazione della Corte dei Conti europea. Alla fine dello scorso anno eravamo tra i cinque Stati membri a cui si doveva oltre la metà degli impegni inutilizzati dei fondi strutturali e di investimento europei che non avevano dato luogo a pagamenti. E’ un dato sul quale riflettere non poco. Perché oggi i fondi europei rappresentano l’unico serio e vero strumento per un possibile rilancio. Considerando che la crisi ha spazzato via altre possibilità di finanziamento all’altezza della situazione.

L’Italia è responsabile da sola del 45% del totale dei fondi non utilizzati (3 miliardi di euro), seguita da Spagna e Grecia (entrambe con fondi inutilizzati per 0,9 miliardi di euro, il 13% del totale). Inutile dire che per una zona economicamente depressa come la provincia di Frosinone accedere ai fondi europei sarebbe un’ancora di salvezza. Per le imprese ma anche per gli enti locali.

La recente visita in provincia di Frosinone del presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani ha acceso i riflettori su questo tema. Ma non vorrei che si spegnessero in fretta. I Comuni stanno inaugurando diversi Sportelli per l’Europa e questo è sicuramente positivo. Ma credo che è necessario effettuare uno scatto ulteriore.

A parte la necessità di un confronto continuo tra gli enti territoriali e l’Unione Europea, ci vorrebbe una sorta di “ponte” con le imprese per mettere a conoscenza queste ultime delle realtà e delle possibilità a disposizione. Perché se è vero come è vero nel mondo della globalizzazione strumenti come internet facilitano la conoscenza, è anche vero che spesso le realtà economiche non hanno possibilità di conoscere le opportunità. Bisogna lavorare su questo, anche nella nostra provincia, magari promuovendo convegni tematici riservati agli addetti ai lavori. Gli amministratori comunali potrebbero assumere l’iniziativa in tal senso. Però alcune cose bisogna dirsele chiaramente.

I fondi strutturali non possono essere investiti a pioggia, ma vanno utilizzati per obiettivi concreti, come le infrastrutture o gli aiuti alle imprese. E’ necessario incrementare la qualità dei progetti. Tajani ha detto che la percentuale dei progetti che vengono presentati dall’Italia è altissima, ma è molto bassa la quota di quelli approvati. Ha ragione. Perché l’accesso al credito in questo caso avviene soltanto se c’è una buona formazione. Non c’è alternativa all’aumento di competenze, di capacità, di formazione, di studio. Soprattutto da parte della Pubblica Amministrazione.

L’europarlamentare Gianni Pittella ha detto: “Occorre che tutte le amministrazioni utilizzino figure specifiche per lavorare con i fondi europei, io li chiamo “europrogettisti”. E non devono essere commercialisti che fanno anche quel lavoro o consulenti arrivati chissà da dove, ma persone specializzate nei finanziamenti comunitari. Mi chiedo: i fondi strutturali servono allo sviluppo o agli amministratori locali per raccogliere consenso? Perché se lo scopo è davvero il primo bisogna finirla con il clientelismo e le sagre e bisogna lavorare con procedura più semplici che consentano l’accesso a tutti e la verifica dei risultati”. Un ragionamento che va sposato con coraggio, anche dalle nostre parti. Perché è sempre bene non dimenticare chele pastoie burocratiche e i tempi biblici per ottenere un’autorizzazione stanno falcidiando le imprese di questo territorio, soprattutto quelle piccole e medie. Se davvero si vuole provare ad invertire la rotta, c’è bisogno di coraggio e competenze. Non di altro.

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