“Dovete restare a casa” cosa non vi è chiaro?

Siamo passati dall'eccesso di allarmismo all'eccesso di superficialità. Ed il virus si diffonde. Al punto che il prefetto rimprovera le famiglie: abbiamo chiuso le scuole ma mandate i ragazzi in discoteca. Il rinvio degli interventi negli ospedali ciociari per tenere liberi i respiratori. La riunione del Consiglio dei Ministri. Verso misure eccezionali

Il post sulla bacheca internet della Prefettura di Frosinone ha il tono spazientito. Inconsueto per un’istituzione che rappresenta il Governo, sempre attenta all’equilibrio ed al garbo istituzionale. Non c’era altro tono possibile per cercare di far capire in maniera più chiara quel messaggio: in troppi stanno sottovalutando l’emergenza Coronavirus, pochi stanno rispettando le misure di cautela e quelle di prevenzione.

Il messaggio, attribuibile al prefetto Ignazio Portelli, nella sostanza è un cazziatone a tutti gli effetti. Dice alle famiglie: abbiamo chiuso le scuole perché è rischioso far stare tanti ragazzi assieme e voi li lasciate andare alle feste, in discoteca, nei posti dove si sta in molti dentro poco spazio.

Il prefetto di Frosinone Ignazio Portelli

Non consola il prefetto la circostanza che i genitori della provincia di Frosinone non siano gli unici a non avere capito. Il web è pieno di foto che mostrano gente ammassata: in fila davanti alle funivie delle stazioni sciistiche, in coda sulle strade che portano alle spiagge liguri, tra i reparti e le casse dei centri commerciali, dentro pub e discoteche senza rispettare le distanze di sicurezza.

Siamo passati dall’eccesso di allarme all’eccesso di tranquillità. E così il virus passa sempre più velocemente da una persona all’altra. In molti hanno ignorato le norme di prudenza più elementari. Come nei casi registrati a Formia o Torino: pazienti con sospetto Coronavirus che si presentano in ospedale, saltando il pre triage con cui evitare il contatto con altri pazienti; in alcuni casi nascondendo di avere avuto incontri con persone che abitano in zone dove c’è un focolaio.

L’assenza di buon senso evidenziata dal prefetto Portelli rischia di costare carissimo al Paese. Solo per fare un esempio: giovedì 28 febbraio in Lombardia c’erano 51 pazienti in terapia intensiva; oggi, dopo 9 giorni, sono diventati 359. Alcuni di loro per vivere hanno bisogno di un respiratore al quale essere attaccati: non ce ne sono abbastanza. Ecco perché era necessario rallentare la diffusione. Per fare in modo che almeno ci si ammalasse poco alla volta. Invece stiamo facendo nulla per rallentare quella diffusione.

Coronavirus, donna con mascherina Foto © Stefano Cavicchi / Imagoeconomica

Il sistema sta per collassare. A Cassino ed in altri ospedali si stanno già rinviando gli interventi programmati: per tenere liberi i respiratori. I rianimatori sono preoccupati, non sanno più come dirlo. Se continuiamo a stare ammucchiati per andare a sciare, nei bar, nelle discoteche, insomma se continuiamo a fare la stessa vita di tutti i giorni, il virus non si fermerà, si ammalerà più gente, ci sarà bisogno di più respiratori. Che non abbiamo.

Questa superficialità ha portato ad una riunione straordinaria del Governo, che si appresta a varare misure mai attuate prima in Italia. Ma nessuna misura sarà mai efficace se non capiremo che la prima misura siamo noi.

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