Due squilli per la svolta

CORRADO TRENTO per CIOCIARIA EDITORIALE OGGI

La scelta che si appresta a compiere il presidente della Regione Lazio racconterà molto del futuro della nostra regione, ancor di più del futuro della nostra classe politica e delle sorti elettorali dello stesso Zingaretti sul territorio. Il sondaggio effettuato ieri dal nostro giornale evidenzia due risultati chiarissimi: 1) la provincia di Frosinone non vuole un altro commissariamento; 2) in ogni caso, ferme restando le competenze, i sindaci rivendicano a gran voce un manager espressione del territorio. Non si spiega l’accanimento terapeutico nell’imporre a tutti i costi professionalità (?) esterne.

L’Azienda Sanitaria Locale di Frosinone è provata da un lunghissimo periodo di fallimenti. I nostri sindaci, in prima linea nell’affrontare e gestire le inefficienze, questo lo sanno. La politica, in particolare il consigliere regionale Buschini e con lui quelli “di maggioranza”, continuano a non saper concludere e oggi somigliano a quegli attaccanti tristi, in astinenza da gol, capaci di procurarsi un calcio di rigore (la bocciatura della Mastrobuono), ma esonerati dal tentativo di realizzazione.

Nell’ipotesi di un commissariamento come quello preannunciato da Roma torneranno a casa, senza infamia e senza gloria, con le pive nel sacco. Indeboliti di fronte alla platea di sindaci e amministratori che, in fin dei conti, li ha sostenuti, due anni fa, verso il governo della Regione. Non ci vengano a spacciare per vittoria l’eventuale conquista della casella di “direttore sanitario”.

Chi conosce lo stato dell’arte sa che le decisioni importanti le prende sempre e solo il direttore generale (anche con il parere negativo dei direttori sanitario e amministrativo). Inoltre i contratti di Piccoli Mazzini e Testa scadono tra un anno e difficilmente potranno essere sostituiti ora.

Si dovrebbe anche sapere che il candidato “in pectore” al ruolo di direttore sanitario ha compiuto 65 anni e che quindi non potrebbe essere nominato in quel ruolo (il limite di 70 anni vale solo per i direttori generali). E a nominarlo dovrebbe essere comunque un direttore generale con tutti i poteri e non di certo un commissario. Normale che ci siano dei sindaci che indicano nelle “capacità” il primo tratto distintivo di chi deve andare, per continuare nel parallelismo calcistico, ad occupare la panchina che scotta della nostra azienda sanitaria, ma il plebiscito va nella direzione di chiedere a Zingaretti, questa volta, di conciliare capacità e conoscenza del territorio.

I nomi trapelati negli ultimi giorni non raccolgono consensi. Sono l’ennesimo ripiego che non convince. Per storia, profilo anagrafico e risultati. Questa volta cambiare rotta serve a recuperare feeling, a pacificare un terreno, quello della sanità, duramente provato da una razionalizzazione senza mediazioni, incompresa e confusa.

Stupisce che Zingaretti non sappia interpretare questa richiesta ineludibile che parte dal basso (i sindaci sono espressione dei cittadini), che non è figlia di spartizioni, che nasce dal diritto inviolabile alla salute che a Frosinone per essere difeso deve avere strumenti e politiche non sempre asseverabili “sic et simpliciter” agli standard disegnati dalla burocrazia regionale e ministeriale. Stupisce infine che l’importante patrimonio di consenso di una parte politica continui a non avere voce e dunque a non toccare palla (perché non ci riesce o perché gli obiettivi sono altri?), sulla sanità, madre di tutte le questioni che interessano i nostri cittadini.

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