Il vero fine pena mai è la pena che non finisce mai

L'ergastolo a Nicola Feroleto. A prescindere dall'ergastolo la vera pena è quella di provare rimorso per sempre. Senza ricevuta di ritorno.

Nessuno tocchi Caino. In tanti nel mondo sono contro la pena di morte e contro il ‘fine pena mai’: come l’ergastolo che ieri pomeriggio la Corte d’Assise ha inflitto a Nicola Feroleto. È il papà del bimbo di due anni ammazzato di botte sotto i suoi occhi da una compagna segnata da mille problemi: ma lucida nel momento di ammazzare, come ha stabilito il processo. (Leggi qui).

Fine pena mai significa trascorrere fino all’ultimo dei propri giorni tra quattro mura, talvolta con una sola ora d’aria e senza vedere altri. Ogni giorno così. Fino alla fine.

Più atroce di una pallottola alla nuca esplosa a bruciapelo. Perché quella è questione di pochi secondi: un lampo breve e la corrente nel cervello che si stacca.

Forse è per questo che gli americani aggiungono il supplizio dell’attesa: in un infinito attendere che la pena di morte venga eseguita, uno Stop & Go che alterna speranze di grazia a disperazione.

Uomini e no

La lettura della sentenza di condanna per l’omicidio di Gabriel Feroleto

In Italia abbiamo deciso che la pena debba redimere e rieducare. Perché l’individuo che ha sbagliato è una creatura che può essere recuperata. E solo quando nulla c’è da fare, si decreta il fine pena mai.

In questo caso c’è un uomo… pardon, un essere umano: con i suoi limiti e le sue debolezze. Che vede la mamma di una creatura uccidere il loro bambino. E non interviene. Non difende l’innocente. Proprio quella creatura che da lui si aspetta d’essere aiutata: da chi altri se no?

Peggio. Per i giudici: occulta, dissimula, confonde. Ergastolo.

Perso per perso: 30 anni sono l’illusione di una fine della pena. Che tra benefici, indulti e riabilitazioni, potrebbe anche arrivare. Trenta anni nei quali rivivere ogni giorno l’incubo di un innocente lasciato ammazzare senza intervenire. Sperare che l’incubo lasci la memoria, finisca, vada via. E invece sta sempre lì, giorno dopo giorno. 

Come l’incubo delle botte non è finito per Gabriel. O, forse, ora per Gabriel è finito.

È per chi doveva regalargli dei sogni che la fine della pena, a prescindere dall’ergastolo, è mai.