Tutti giù dalla finestra (di F. Fiorito)

Cosa c'entra l'assalto al Campidoglio usa con i Dpcm anti Covid in Italia? La finestra di Overton. E la rana di Chomsky. La versione non convenzionale di Fiorito

Franco Fiorito
Franco Fiorito

Ulisse della Politica

Joseph Overton era un sociologo americano. Morto giovane, a poco più di 40 anni, nel 2003 si schiantò a bordo di un aereo ultraleggero da lui stesso pilotato, in circostanze non del tutto chiare. (Leggi qui)

Ha avuto una certa notorietà postuma per la sua teoria di ingegneria sociale, denominata appunto la “Finestra Overton.

Nei suoi studi cercava di spiegare i meccanismi di persuasione e di manipolazione delle masse, in particolare di come si possa trasformare un’idea da completamente inaccettabile per la società a pacificamente accettata ed infine legalizzata.

La Finestra di Overton

Overton descrisse una gamma di situazioni scalate in base alla loro grado di libertà alle quali sovrapponeva la finestra delle “possibilità politiche” ovvero  ciò che politicamente può essere effettivamente preso in esame.

Lo schema elaborato da Overton

Per semplicità le varie situazioni possono essere associate, per quanto riguarda l’atteggiamento dell’opinione pubblica a una serie di aggettivi: Inconcepibile, Estrema, Accettabile, Ragionevole, Diffusa, Legalizzata.

A seconda di come la finestra si sposta o si allarga sullo spettro delle idee, un’idea può diventare più o meno accettabile.

Semplicemente Overton studia il percorso e le tappe attraverso le quali, ogni idea, sia pur assurda e balzana, può trovare una sua “finestra” di opportunità. Qualunque idea, se abilmente e progressivamente incanalata nel circuito dei media e dell’opinione pubblica, può entrare a far parte del mainstream, cioè del pensiero diffuso e dominante. Comportamenti ieri inaccettabili, oggi possono essere considerati normali, domani saranno incoraggiati e dopodomani diventeranno regola, il tutto senza apparenti forzature.

Né politica, né complotto

Non é una tesi politica né complottista. La “finestra di Overton” non è progressista, né reazionaria. Lo schema funziona allo stesso modo sia che gli imput arrivino da destra, dal centro o dalla sinistra

La citano e ne discutono grandi pubblicitari, soloni dei tink tank, maestri del pensiero unico e del mondialismo. Centinaia di esperimenti sociali sono a questa ispirati. Quelli celeberrimi di Asch o di Milgram su tutti. Fino alla teoria della rana bollita di Noam Chomsky. Filosofo molto amato dalla sinistra radicale.

La rana si gode il tepore senza accorgersi che viene bollita

Questi, mutuando degli esperimenti scientifici ottocenteschi, ricordava che se si butta una rana in un contenitore di acqua bollente, l’anfibio, come tocca l’acqua, spicca un salto fulmineo e quasi sempre riesce ad uscirne vivo. Se si mette nell’acqua fredda e si riscalda molto lentamente il contenitore fino ad ebollizione, la rana finisce bollita senza mostrare alcun segno di reazione e senza tentare di venirne fuori.

Chomsky sosteneva “un sacco di cose, che ci avrebbero fatto orrore 20, 30 o 40 anni fa, a poco a poco sono diventate banali, edulcorate e oggi ci disturbano solo leggermente o lasciano decisamente indifferenti la gran parte delle persone. In nome del progresso e della scienza, i peggiori attentati alle libertà individuali, alla dignità della persona, all’integrità della natura, alla bellezza ed alla felicità di vivere, si effettuano lentamente ed inesorabilmente con la complicità costante delle vittime, ignoranti o sprovvedute”. 

L’invasione del Campidoglio

Ora non è che io sia un grande fan di Chomsky ma queste parole mi hanno sempre fatto riflettere, analizzare i media ed osservare criticamente il mondo che mi circondava.

Le ho sentite riecheggiare poche ore fa nelle polemiche seguite alla orami storica invasione del Campidoglio di Washington, durante la insana e Simpsoniana manifestazione pro Trump. (Leggi anche La luce della Stella nel labirinto dei falsi abbagli).

Nicola Zingaretti con Giorgio Gori. Foto Sergio Oliverio / Imagoeconomica

Pronunciate dal sindaco di Bergamo Giorgio Gori che bollava i sostenitori del biondone ex presidente letteralmente come “proletari, poveracci poco istruiti, marginali, facilmente manipolabili, junk food e fake news, marionette nelle mani di uno sciagurato…

Non c’è che dire, una descrizione calzante ed aderente ad Overton, Chomsky ed a prototipi di influenzati culturalmente facilmente gestibili.

Certo, non me la trattengo, strideva la nozione di proletari usata, come offesa, da uno eletto nelle file degli eredi del Partito dei proletari e lavoratori. Ma poco importa. La definizione era realistica. I soggetti inquadrati dalle tv live in mondovisione apparivano improbabili e ridicoli.

Veniva allora da pensare “questo Trump che grande manipolatore”, utilizza i mezzi di informazione, i social per plagiare le persone indurle in azioni reprobe, controllandole a distanza. Anche lui utilizza lo schema di Overton.

Ma questo presunto potere non gli è valsa la riconferma alla casa Bianca. Le elezioni le ha anche perse. Forse.

La finestra dell’espressione

Passa qualche ora e come fosse una nullità assoluta Facebook lo cancella addirittura perché pericoloso. Twitter lo banna.

E quando per rivalsa si iscrive in un nuovo social che si promette senza censure chiamato “Parler”, cosa fanno i colossi Apple e Google? Lo cancellano dalle loro piattaforme! Così che gli utenti non possano scaricarlo né usarlo e non possano seguire Trump in questa mirabolante avventura attraverso un nuovo social.

Donald Trump

E d’improvviso tristemente realizzo che si è spalancata la finestra di Overton, ma sul tema più delicato e fondamentale della nostra esistenza. La libertà di espressione. Quella sulla quale nessuno in una democrazia dovrebbe dissentire mai. Che nei secoli è stata negata e vilipesa solo dalle peggiori dittature.

E mi assale un’inquietudine, che sento raramente, perché non basta che la libertà ti sia limitata da uno stato, da governi, da dittatori che detengono un legittimo o meno potere. No. Qui siamo all’apoteosi: lo fa un’azienda commerciale! Una ditta privata! Un’industria! Senza che nessuna autorità si opponga.

Che lo stato faccia valere la propria costituzione. Che protegga ogni cittadino mi verrebbe da dire “indipendentemente dalla tinta e dalla pettinatura dei suoi capelli”.

Perché la finestra di Overton si è aperta talmente tanto che oggi si giudica, approfittando della controversa e delegittimata figura di Trump, se sia possibile o no limitare la libertà senza che questo intacchi la scala dei valori di cui discutevamo.

Se sia accettabile, ragionevole, diffusa, o tra poco addirittura legalizzata la possibilità di privare chiunque delle proprie libertà personali, senza che il popolo o le istituzioni reagiscano.

Se lo fanno al Presidente…

A maggior ragione il concetto è evidente per qualcuno votato democraticamente da 73 milioni di persone poche settimane prima e presidente della più grande democrazia mondiale fino a ieri. Non un quisque de populo.

Ora io ho sempre trovato Trump un grosso fagiano. Un politico improbabile. Ma non è più questo giudizio in ballo. Oggi so che se succede questo, se diventa legalizzato togliere la parola a chiunque sia, il futuro non sarà più lo stesso.

L’assalto al Campidoglio

E lo stesso Giorgio Gori convinto di prendere in giro i beoti sostenitori di Trump non si rende conto che, nella catena di comunicazione odierna, con le sue esternazioni, occupa nella scala gerarchica della comunicazione lo stesso loro esatto ruolo.

Un anello comunicativo piccolo ed insignificante nell’ondata di pensiero unificante che ci sovrasta tutti i giorni. 

Eppure è successo e succede. Anzi nell’era di internet e dell’intelligenza artificiale – che ai tempi di Overton era appena agli albori – si sono spalancati nuovi sconfinati orizzonti, dove paiono materializzarsi scenari degni dei romanzi distopici di Orwell e Benson, dominati da invisibili grandi fratelli e padroni del mondo.

La salvezza: Cultura e istruzione

E contemporaneamente, con calcolato sadismo, ci viene sempre più negato il diritto alle uniche armi in grado di salvarci. La cultura, L’istruzione, la scuola. Che vengono progressivamente distrutte, depauperate, vilipese.

Perché, ed è qui il punto, non basta sottomettere come hanno fatto Google Apple Facebook Twitter in questi giorni. Si deve anche godere di averlo fatto.

Lo scrisse amabilmente Orwell in 1984: “L’unica cosa che ci sta a cuore è il pensiero. Noi non ci limitiamo a distruggere i nostri nemici, noi li cambiamo”.

Ecco non basta che ci distruggano il pensiero e la libertà ma vogliono anche godere a guardarci mentre succede.

Esattamente come la rana di Chomsky mentre lentamente sale la temperatura di ebollizione. E forse sperano anche che l’ultimo fiato che esaliamo sia un flebile ringraziamento per la cottura a puntino.