Quella sciocchezza politica che ci esclude dai fondi

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di FABIO FORTE
già sindaco di Arpino e già presidente di Unionfidi Lazio Spa

 

Gentile Direttore,
il fatto di non rientrare nell’ex obiettivo 1 (aree a depressione industriale) non è cosa di oggi. (leggi qui il precedente)

La nostra provincia non è mai rientrata nelle misure previste da quell’obiettivo per il “semplice” fatto che il PIL che faceva testo per far rientrare le Regioni in tale “area”, era calcolato su base appunto regionale.

Facile, quindi, intuire che Roma faceva impennare il PIL regionale, sì da tenere fuori dai benefici le altre quattro province.

Più volte lanciai questo allarme (basterebbe sbobinare una delle tante trasmissioni da Te dirette nelle quali partecipai).

Scrissi finanche ai parlamentari europei affinché si facessero latori con la Commissione, per una deroga oppure per la modifica della base di computo che per noi è stato davvero deleterio.

La risposta, come al solito, fu il silenzio.

Il problema risulta ancora più amplificato dal fatto che tante altre misure, nazionali e europee, atte a finanziare e/o a decontribuire, si sono basate e si basano tuttora sullo stesso calcolo.

Porto l’esempio dei bandi Invitalia (ex Agenzia Sviluppo Italia), che da anni finanziano solo ed esclusivamente le Regioni a noi contermini.

Il bando “tasso zero” (invito i gentili lettori ad andare sul sito per sincerarsi) lanciato dall’organismo del MISE e finanziato con un fondo di rotazione da 50 milioni di euro a colpo, ha aperto al Lazio solo all’inizio (gennaio scorso) per poi chiudere nuovamente le possibilità di finanziare attività anche in questa provincia, ridotta oramai ad una “valle di lacrime”.

Mi sorge spontanea una domanda: ma i parlamentari di questo territorio, dormono?

O, peggio, sono a conoscenza di queste azioni?

Vogliamo finirla a scrivere di Cassino, di Frosinone, di Acea, di ricorsi e controricorsi, di faide, di liti e di correnti?

Vogliamo fare un dibattito serio su queste tematiche e magari intervenire al più presto per tentare di rimediare?

Lo dico con tutto il pessimismo cui sono oramai abituato, ma con la speranza di chi non vuol continuare ad assistere a questa lenta morìa.

E comunque, da tempo e non da oggi come qualcuno crede, impiantare un’azienda a Venafro, a Sessa Aurunca o ad Avezzano, comporta avere molti più benefici rispetto alla decadente provincia di Frosinone.

Se poi all’opinione pubblica interessa più dove vanno a fare i carbonari i politici de’ noantri, la fine che stiamo facendo, francamente, è niente.

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