Isola e strada: perché mille teste non fanno un campanile (di L. D’Arpino)

Foto: © Stefano Strani

Mille teste che pensano ognuna in modo diverso. A Frosinone accade questo in modo abituale. Non ci si mette d'accordo. Spesso perché non si ascolta l'altro e ciò che ha da dire. Così è stato per l'isola pedonale, per la via di accesso allo stadio. Con una sola eccezione: il Parco del Matusa. Perché...

Luciano D'Arpino
Luciano D'Arpino

Giornalista, Regista e Autore teatrale, dirige la redazione di Frosinone de 'Il Messaggero'

Luciano D’Arpino per Il Messaggero

Un solo campanile, ma mille teste che la pensano ognuna in maniera diversa. Accade spesso a Frosinone dove su nessun argomento si raggiunge un accordo senza litigare. Anzi, si litiga soprattutto in assenza dell’interlocutore, senza mai dialogare.

L’ultima occasione di dialogo mancata è stata l’istituzione dell’isola pedonale al Corso e in via Aldo Moro che ha scatenato la rivolta dei commercianti. Protestano perché la giunta comunale ha vietato il passaggio delle auto dalle ore 16 alle 20, orario considerato cruciale per la sopravvivenza dei negozi.

Subito gli esercenti sono scesi in trincea facendo controproposte e presentandole in Comune. Una per tutte: anticipare il divieto alle auto dalle 13 alle 16. Una proposta giudicata subito irricevibile dagli amministratori perché significherebbe non vedere nessuno a passeggio.

Il problema, però, è che queste cose si dicono solo a voce bassa. Il dialogo vero, insomma, non è mai partito. Girano anche battute: “Facciamo l’isola pedonale di notte – dice uno – così non scontentiamo nessuno”. “ – replica un altro – ma chi li sveglia i pedoni?

Accade la stessa cosa, da almeno tre anni a questa parte, per la storia della nuova strada d’accesso allo stadio. L’opera è ancora bloccata per la presenza di una decina di alberi di acacia lungo il tracciato previsto per poco più di quattrocento metri di strada. Comune e Soprintendenza continuano a non confrontarsi. Quegli alberi sembrano intoccabili, come certi privilegiati, e neanche l’impegno di sradicarli per ripiantarli altrove ha ammorbidito i funzionari romani.

Il risultato? La strada non si fa e restano grandi problemi di sicurezza per l’afflusso e il deflusso delle opposte tifoserie. Tempo fa il sindaco aveva fatto capire che, pur di garantire la sicurezza, sarebbe intervenuto d’autorità con le ruspe, mafinora non è accaduto.

L’unica cosa su cui negli ultimi mesi i frusinati sembrano essersi trovati d’accordo è stata la nascita di una piazza, cosa che nel capoluogo era sempre mancata, nell’area del glorioso stadio Matusa. Qui il piccolo miracolo è riuscito grazie alla sinergia tra Comune e privati che hanno preso in gestione l’area. Gli amministratori hanno dialogato e gli imprenditori hanno messo su un cartellone di eventi per tutta l’estate che ha coinvolto migliaia di persone. E’ nata un piazza ma solo perché, stavolta, le mille teste sono diventate un solo campanile. Perché non provarci ancora?

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