Quegli strani interessi per le fabbriche dismesse (di M.Galli)

Marco Galli

Sindaco di Ceprano

 

di Marco GALLI
Sindaco di Ceprano

 

 

Si sono riaccese le polemiche sulla gestione e trattamento dei rifiuti capitolini.

Non invidio la sindaca Virginia Raggi perché la sua situazione, soprattutto per le aspettative suscitate, è davvero difficile.

Una cosa è certa, ossia, l’Europa non può andar bene a corrente alternata. Quello che mi preoccupa e queste ulteriori polemiche lo dimostrano, è la situazione della Ciociaria, ritenuta un luogo ove scaricare l’immondizia di Roma. Per la nostra provincia questo rappresenta un vero incubo, poiché il territorio è già pesantemente segnato da un inquinamento ambientale grave, provocato da molteplici fonti e da una inesistente politica sui rifiuti che stiamo pagando ancora ora.

Inutile ricordare quanti interessi ruotano intorno al business della “Monnezza”. Le continue indagini sono lì a ricordarcelo. Quello che più crea disagio è una specie di migrazione verso sud di impianti che si vorrebbero aprire con l’obiettivo di trattare i rifiuti della città “Caput Mundi”.

Noto con preoccupazione un’attenzione esagerata nei confronti di fabbriche dismesse da riconvertire in siti di trattamento dei rifiuti, che mirano ad accaparrarsi fette di business rappresentato dall’incapacità romana di dare risposte efficaci al problema dei rifiuti. A proposito siamo ancora in attesa che la Raggi risponda ad una richiesta d’incontro inoltrata dal Coordinamento dei Sindaci della Valle del Sacco.

Lo dicevo in un altro post. C’è un mondo sommerso che si muove silenziosamente, fregandosene dei problemi del territorio, che mira soltanto a guadagnare sulla cattiva gestione di un ciclo dei rifiuti, finito da anni nel mirino delle mafie, facilitate nella loro opera da un livello di corruzione da far rabbrividire. Mancano le norme e manca una vera e sana coscienza ambientalista a capo delle amministrazioni pubbliche, laddove coscienza ambientalista significa tutelare il territorio e le persone che lo abitano.

I soldi che girano in quantità spropositata intorno i rifiuti stanno ingolosendo tutti e, ovviamente, è facile nascondere di tutto dietro le facce pulite di amministratori fantoccio le cui coscienze non valgono neppure un centesimo del rifiuto che vorrebbero trattare i loro “pupari”. Un disastro incommensurabile che continua ad alimentarsi sull’ossessione politica di gestire ogni cosa, non con la qualità e la competenza, ma con “ominicchi”, pagati anche profumatamente, sensibili al clientelismo e a servire ossequiosamente i loro padrini.

Se la mafia in taluni casi si è fatta antimafia per tutelare i propri schifosi interessi, così accade per la gestione dei rifiuti. Dietro robanti dichiarazioni filo ambientaliste, si muovono sovente gli interessi “grigi” dei monnezzari storici e meno storici. Tutto viene messo in discussione per tutelare la montagna di danaro che si agita dietro le montagne di immondizia e veleni che appestano il territorio.

Questo enorme e infinito business dai contorni opachi e nauseabondi coinvolge di tutto. Come ho già detto in precedenza Cooperative, Società, Enti e Comunità di recupero tutte allegramente in fila a chiedere autorizzazioni per gettarsi nell’affare, con competenze prossime allo zero, ma con alle spalle soggetti che vogliono nascondere di essere i veri sponsor di queste puzzolenti operazioni.

Manovre che scavalcano i comuni, che poi saranno quelli che dovranno fronteggiare la presenza di siti pericolosi sui loro territori, magari già segnati dagli effetti devastanti dell’inquinamento provocato da imprenditori criminali, che per soldi, non hanno esitato a mettere a repentaglio la salute di migliaia di persone. Quello che in questi ultimi tempi sta portando avanti il Coordinamento dei Sindaci della Valle del Sacco, per esempio, rischia di essere vanificato dalla mancanza di norme efficaci in mano ai primi cittadini, esautorati nell’ambito di decisioni fondamentali che riguardano i propri comuni.

E’ come costruire bene un grattacielo, che però poggia su un terreno instabile. Non si tratta di non voler collaborare nella gestione del ciclo dei rifiuti che tutti produciamo, ma di contribuire a questa gestione sulla base della produzione dei singoli territori, evitando che i virtuosi paghino per gli altri. In questo ambito è fondamentale rimettere al centro la figura dei sindaci, unici responsabili della qualità della vita di un comune. Non è possibile che i primi cittadini siano, di fatto, espropriati di ogni potere nei confronti di chi intende installare impianti collegati al trattamento dei rifiuti nei loro comuni.

Questo problema grave è alla base del mio no a delibere consiliari che stabiliscano, senza avere alcuna competenza, moratorie nella costruzione di impianti collegati al ciclo dei rifiuti. Un atto che potrebbe illudere le persone e inutile ai fini pratici. Preferisco la strada della denuncia e del coinvolgimento di più soggetti possibile in questa battaglia di civiltà è trasparenza. Il rischio è che Ceprano o magari altri comuni limitrofi, possano diventare siti privilegiati di quei “soggetti”, sui quali molto si potrebbe dire, che intendono fare affari con l’immondizia romana, fuori dal territorio della capitale, ma ad una distanza non eccessiva compatibile con i costi di trasporto. Non è fantascienza e neppure fantabusiness ma una prospettiva reale. Un incubo che potrebbe presto trasformarsi i realtà.

 

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