Quella Ceprano di Ficarra e Picone che mendica i piaceri ai potenti

Marco Galli

 

di MARCO GALLI
Sindaco di Ceprano

 

Caro Direttore,
alcuni amici mi hanno sconsigliato di andare a vedere “L’Ora Legale” di Ficarra e Picone. Tra il serio e il faceto tutti mi hanno detto di non andare al cinema per evitare delusioni.

Premesso, che la mia presenza nelle sale cinematografiche è fortemente condizionata da questioni familiari, mia figlia preferisce i cartoni animati, sono andato a leggere la trama del film che sta inanellando ottimi riscontri in termini di pubblico e, quindi, di incassi.

Lasciando stare paragoni o altro, gli autori del film, a mio parere, hanno in qualche modo estremizzato i difetti e le virtù di un popolo che, la storia ci insegna, ama il cambiamento se non interferisce con le necessità individuali da anteporre sempre e comunque a quelle della collettività. Le regole vanno benissimo, purché le si applichi agli altri, così come le leggi, vanno invocate fin tanto che non interferiscono con il normale clientelismo quotidiano.

A Ceprano, per anni, neppure il Commissariamento ha interrotto questa prassi incivile, le case dell’Ater sono state distribuite sulla base di criteri clientelari, senza una graduatoria e tra i beneficiari non sono mancati pure parenti di assessori e politici. Nulla di illegale, forse, ma sicuramente un metodo immorale che cancella il ruolo istituzionale di sindaci ed assessori i quali, eletti, dovrebbero dimenticare di essere di parte per lavorare, in ossequio alla legge, in favore della comunità. Ma tant’è.

Seguendo la dinamica postereccia di Facebook, si può vedere uno spaccato straordinario dell’italiano medio. Grande indignazione per fatti ed eventi che, spesso, sono bufale della rete, commenti superficiali di avvenimenti che neppure si conoscono, frasi fatte appiccicate sulle proprie pagine senza conoscere l’autore e tantomeno cosa volesse davvero dire con quelle parole che, però, danno un tono e un tocco di cultura; offese gratuite, ovviamente, anche tante cose intelligenti e utili per tutti.

In questo mare magnum dove tutto e tutti si mettono in vetrina, vi sono le dichiarazioni di amore ai politici che hanno fatto del malgoverno e del clientelismo le loro “stelle polari”; “basta, siamo tutti con te”, “torna, la città muore”, “evviva tizio, evviva caio”. Vere e proprie grida di dolore da un’umanità orfana del favore, della pacca sulle spalle, del riferimento costante per una raccomandazione o un’elemosina.

Non conta quello che ha fatto l’invocato salvatore che, magari, lo ha portato davanti alla giustizia. Quello che conta è tornare a sperare nel “favore” e nella carità pelosa di chi elargisce soldi che neppure gli apparterrebbero.

L’Italia è un Paese che non ha mai fatto rivoluzioni, sostanzialmente, si è sempre adeguata al dux di turno, spesso di passaggio, purché garantisse “panem et circenses”. Valeva per i re ed imperatori, così come per i papi e i tiranni usa e getta.

Questo è il Paese dove il voto veniva premiato con la consegna della scarpa destra, della scatola di pasta; è l’Italia della mamma che, durante la campagna elettorale, gira con il cofano della macchina pieno di colombe pasquali da regalare alle persone ricordandogli di votare il proprio figlio.

E’ il Paese dove l’onesto che paga le tasse è fesso, mentre l’evasore che costruisce la propria fortuna sull’illegalità è da premiare con il voto.

Non sono caricature ma lo spaccato di una realtà che ha fatto dell’Italia, il Paese con la più bella Costituzione del mondo, ma con un livello di corruzione pari ad una nazione in via di sviluppo. L’Italia dalla raffinatissima cultura giuridica, dove terminare un processo prima della prescrizione è diventato un’impresa quasi impossibile. “Ma davvero vuoi ricandidarti e non ti sei fatto una bella piscina abusiva, poi regolarizzata?”. “C’è qualcosa di losco se pensi di ripresentarti alle elezioni e non hai approfittato della tua carica”. E’ preoccupante tutto ciò, perché questo sentire conduce all’estremizzazione dei concetti per i quali, il semplice fatto di appartenere ad un gruppo o movimento, garantisce l’onestà dei singoli.

Il populismo rischia di travolgere tutto e tutti perché nel contestare ogni cosa e generalizzando senza criterio, in realtà, si favorisce la protesta della semplicità, quella che si fonda sulla pigrizia, quella che non ti obbliga a mettere in moto il ragionamento, ma si accende attraverso l’autocombustione dell’insoddisfazione contro tutto e tutti.

In pratica si contesta ogni cosa per non cambiare alcunché (Giuseppe Tomasi di Lampedusa sembra nato adesso).

Questa strana condizione per un Paese collocato nell’avanzatissima Europa, genera conseguenze inquietanti. Abbiamo un debito pubblico alle stelle, un livello di corruzione altrettanto ingente; esportiamo criminalità organizzata e mafie e siamo super specializzati in truffe a qualunque Ente sia nostrano sia estero. Leggiamo pochissimo (che fatica), in compenso acquistiamo miliardi di telefonini super sofisticati la cui funzione, per un cittadino medio, è mostrarlo agli altri.

Abbiamo insegnanti sottopagati, lavoratori di polizia sottopagati, vigili del fuoco sottopagati a fronte di eccessi difficili da digerire e da far cessare. Le nostre scuole cadono a pezzi, gli ospedali pure e, in generale, tutte le strutture pubbliche sono fatiscenti nonostante gli ingenti investimenti degli anni passati.

Potrei andare avanti a lungo ma il rischio è di essere frainteso e/o annoiare. Detto ciò, per non cadere nella rete del populismo e dello sfascismo qualche proposta va fatta.

E’ indubbio che in Italia vi siano per la maggior parte persone per bene e oneste. Ora, alla luce della situazione attuale l’auspicio è che si comincino a cercare questi uomini e donne competenti, seri che possano imprimere una svolta ad un Paese che ha disperato bisogno di legalità, di cambiare, di attingere alle risorse straordinarie che pure esistono ma che per ora se ne stanno da parte o per scelta o per forza.

Già, il cambiamento. Sarebbe auspicabile e necessario ma davvero l’Italia è pronta a sopportare questo shock, questo trauma che potrebbe dare una svolta in positivo ad un trend inquietante che disegna scenari tenebrosi? Io registro la costante presenza, per ora, dei soliti nomi che, beatamente, come l’orchestrina del Titanic, ballano e suonano sulle spoglie di un Paese stremato. Oggi vado io là, domani tu va lì, lui va in Europa, tu al ministero, egli al Senato l’altro alla Camera in una sorta di tragica danza degli spettri che premia soltanto chi, negli anni, ha portato l’Italia a questo disastro economico e morale.

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