Gennarino Scaccia, il galantuomo che usava la politica per trovare soluzioni

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Mario Abbruzzese 20150708
di MARIO ABBRUZZESE
Presidente Commissione Riforme
Regione Lazio

 

 

Caro direttore,

ti chiedo ospitalità sul tuo seguitissimo blog perché giusto un anno fa ci lasciava un galantuomo, Gennarino Scaccia.

Conoscevo di fama Gennarino da quando ho iniziato a muovere i primi passi nel mondo della Politica: io indossavo metaforicamente i calzoni corti e lui era già un monumento.

Non era l’idolo di se stesso. Non era un totem costruito sul potere e sui favori che poteva fare. Gennarino era un monumento che posava le fondamenta sulla sua sobrietà e la sua galanteria ancora oggi insuperate.

Ebbi modo di stringergli la mano per la prima volta nel 2009: lui era vice presidente del Consiglio Comunale di Frosinone ed io ero capogruppo del Popolo delle Libertà in Amministrazione Provinciale. Quel giorno ho stretto la mano ad un uomo d’altri tempi, che aveva il senso delle istituzioni e le amava, per spirito di servizio e non per ciò che avrebbe potuto ricavarne.

Riconosco che Gennarino Scaccia è stato uno dei punti fissi sui quali ho fatto riferimento nel corso della mia carriera politica: a lui devo molti preziosi suggerimenti, una lunga serie di consigli che derivavano dalla sua infinita esperienza in materia politica ed amministrativa.

A lui devo la compattezza del gruppo politico, uno dei più rissosi che si siano visti: ma Gennarino riusciva a sedare anche la più accesa delle discussioni con una delle sue battute fulminee e disarmanti.

Mi ha insegnato che la politica è fatta per trovare soluzioni e non per sollevare ostacoli e fare ostruzionismo.

Ad un anno dalla sua scomparsa lascia in tutti noi che lo abbiamo conosciuto un vuoto incolmabile. La sua assenza è ancora più evidente in un periodo politico nel quale mancano i punti di riferimento, tutto scade verso la mediocrità, l’assenza di politici seri ed autorevoli come lui lascia immensi spazi a chi urla più forte.

Dobbiamo riuscire ad essere degni dell’insegnamento che ci ha lasciato e del quale è custode ancora oggi la moglie, che dopo averlo seguito ed affiancato per tutta la vita ne sta ora mantenendo saldo il ricordo; ai figli spetta il non facile compito di riuscire a colmare questo immenso spazio lasciato da Gennarino.

A noi che ne fummo in qualche modo allievi spetta la parte più difficile: quella di non farlo rimpiangere a coloro i quali gli affidavano la loro fiudicia.

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