Gli imprenditori poco coraggiosi e col vizio dei fondi perduti

di ARTURO GNESI
Sindaco di Pastena

Caro Direttore,
ho letto sul blog Alessioporcu.it le considerazioni del past president di Federlazio Silvio Ferraguti (leggi qui il precedente).
Permettimi di dire che se la politica non conosce la trincea del lavoro è altrettanto vero che la classe imprenditoriale non conosce la politica in trincea.

Troppo semplice in tempi di crisi economica e di malcontento sociale illustrare le arretratezze e le inefficienze del sistema industriale provinciale scaricando sull’establishment locale le responsabilità dei traguardi mancati e dei fallimenti annunciati.

Mi limito a fare poche osservazioni lasciando a persone più esperte e competenti di me il compito di argomentare le tesi del presidente Silvio Ferraguti.

Di certo quello che è accaduto in questa provincia non è successo per caso ma sicuramente per una miopia politica, un’arrendevole strategia imprenditoriale e una filosofia assistenzialista del mercato del lavoro.

A pagarne le conseguenze sono sempre i nostri giovani che annaspano alla ricerca di una dignitosa occupazione e i nostri territori condannati ad una lenta e contraddittoria crescita economica.

Ma se gli errori della classe dirigente sono innumerevoli non vanno dimenticati quelli di un’imprenditoria obbediente e vincolata al potere politico.

Non è certo una novità che per accedere a un posto in fabbrica bisognava chiedere l’intercessione di qualcuno che contava, segretario, ministro, sottosegretario, sindacalista, un modo che faceva comodo alla politica per rafforzare il potere sul territorio e la rappresentanza nelle istituzioni e di pari passo conveniva alla classe imprenditoriale che aveva accesso a fondi e ad agevolazioni economiche.

Non è forse vero che l’ascesa al potere di tanti politici sia stata consentita dalla benevolenza di imprenditori locali che hanno patrocinato le sfarzose e costose campagne elettorali?

L’alleanza tra politica e potere imprenditoriale ed economico negli anni passati ha cambiato il destino di questa terra, ha modificato gli stili di vita, mutato il modo di pensare, rivoluzionato il quotidiano e consentito ad una società prevalentemente povera e contadina di evolversi culturalmente ed economicamente.

Tuttavia questo legame ha creato danni irreversibili al territorio, un inquinamento esteso e impunito e soprattutto ha selezionato una classe imprenditoriale che è cresciuta grazie al fiume di denaro versato dalle casse dello Stato e che ha badato solo al profitto e poco all’innovazione e agli investimenti.

Se la critica è aspra nei confronti della classe politica è anche vero che molta di quella classe dirigente è stata sponsorizzata dal ceto industriale ciociaro e romano e se i risultati sono quelli che abbiamo dinanzi agli occhi forse sono stati presi di mira obiettivi sbagliati, il profitto da una parte e il potere dall’altro e a volte entrambe le cose contemporaneamente.

Un territorio che langue con una politica industriale che è diventata sempre più ardua e competitiva mentre gli imprenditori spostano all’estero capitali e produzione di beni o servizi o semplicemente commissionano all’estero manufatti che poi vendono in Italia. Non è questo un buon esempio per chi vuole aiutare un territorio ad uscire dal baratro della disoccupazione e dalla crescente povertà ed emarginazione sociale.

Se gli imprenditori non si fidano della politica, come è stato rimarcato da Silvio Ferraguti è anche possibile che la gente non si fidi degli imprenditori soprattutto quando è in gioco la conservazione dell’ambiente e la salute dei cittadini. In questo caso sarebbe opportuno capire come vengono giudicati gli investimenti per l’ampliamento della discarica di Cerreto dove c’è un’ampia convergenza tra la politica e le associazioni delle categorie industriali.

La gente ha bisogno di lavoro ed è su questo bisogno primario che vanno investite le risorse pulite e coraggiose della politica, della cultura scientifica e del mondo sindacale ed industriale, ma se ognuno continuerà a tirare l’acqua al proprio mulino la vedo dura per il futuro dei nostri giovani.

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