Renzi sciò, il tuo renzismo è stato un fallimento

 

di Arturo GNESI
Scrittore – Medico – Blogger
Sindaco di Pastena

 

 

Il Pd si sta dissolvendo. Provo nostalgia ed amarezza per essere orfano di un contenitore culturale ed ideologico che appartiene alla mia militanza giovanile e al mio impegno sociale. E all’interno del quale ci sono testimonianze e storie di alto profilo etico e di grande impegno civile.

Ma la comparsa del “renzismo” quale arma di annientamento dei cosiddetti populismi emergenti, l’apparizione quasi messianica di un condottiero che doveva spazzare via i cocci e le scorie fossili di una nomenclatura ritenuta inadeguata e perdente mi ha indotto, da tempo, ad abbandonare il campo.

Il “renzismo” è stato un fallimento, le sue promesse si sono dimostrate ingenui racconti che non hanno inciso sullo sviluppo economico del Paese. Né sono servite a sconfiggere i populismi emergenti e la filosofia anti europeista che si diffonde a macchia d’olio nel substrato culturale della gente comune.

Peggio ancora è stata la composizione di un “giglio magico” che ha ricalcato nel modo peggiore, i vizi della vecchia politica che non riesce ad andare oltre gli interessi personali e i condizionamenti di lobby o associazioni massoniche.

La gente chiedeva di partecipare al processo di trasformazione sociale e del governo del Paese volendo rimanere orgogliosamente “l’ultima ruota del carro”. Gli amministratori chiedevano di essere ascoltati non per rubare la poltrona a qualcuno ma per dare voce al popolo e risposte ai cittadini delle tante piccole comunità disperse nei nostri territori spesso lasciati soli ed abbandonati.

L’abbaglio e l’errore che tutto potesse essere fatto bene e in fretta e soprattutto senza ascoltare nessuno ha portato da tempo ad una profonda scissione sentimentale e culturale tra il popolo di centro-sinistra e i suoi dirigenti. Non devono ingannare le sale piene e i cinema gremiti perché la spinta a partecipare è stata indotta più dalla convenienza che dalla convinzione.

La grande fuga dal Partito è solo l’ultimo atto di un malessere che non è stato mai risolto in questi anni, e che trova mille conferme nelle diatribe locali. Nelle lotte intestine tra correnti rivali. Nelle sezioni chiuse nell’emorragia dei tesserati.

Renzi ha ingannato la sua gente, ha tradito i suoi elettori e soprattutto ha fatto credere all’inizio della sua avventura, che quel metodo spicciolo e sbrigativo di prendere le decisioni e di imporre le cosiddette riforme potesse essere emulato. E riprodotto ovunque, in ogni ambito amministrativo dal governo centrale al più remoto consiglio comunale.

Può certamente tentare di legittimare la sua leadership, cercare i voti per vincere le primarie e proporsi nuovamente alla guida del paese ma il soggetto politico che sta creando non è una “cosa rossa”. Né somiglia a quel centrosinistra che tra mille contraddizioni ed errori ha caratterizzato la storia repubblicana degli ultimi venticinque anni.

Umiltà, rispetto e condivisione forse questi sono stati gli ingredienti mancanti in questi anni, ma le mie sono le riflessioni(inutili) di chi è sempre stato “l’ultima ruota del carro” .

 

 

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