Il grido del vescovo: «Sempre pronti ad incolpare gli altri. Ma noi cosa facciamo?»

Il vescovo Ambrogio Spreafico nel giorno della festa dell'Assunzione di Maria invita ad una riflessione. Siamo sempre pronti ad incolpare gli altri. Dimenticando le nostre responsabilità

Ambrogio Spreafico

Vescovo di Frosinone - Veroli _ Ferentino

Care sorelle a cari fratelli,
abbiamo appena celebrato con gioia la festa dell’Assunzione di Maria Vergine al cielo. Maria, dopo aver subito la morte come ogni donna e ogni uomo, viene assunta in cielo e ci indica il senso della vita di ognuno di noi.

Oggi Maria ci viene presentata come immagine della Chiesa, colei che dà alla vita Gesù e lo custodisce come quella donna di cui ci ha parlato la prima lettura dal Libro dell’Apocalisse. Il male vuole divorare quel bambino che sta per partorire, ma Dio protegge la donna perché possa dare alla luce il figlio, Gesù, il Salvatore del mondo.

Cari amici, il male non ha smesso di minacciare la Chiesa, i cristiani, ognuno di noi. Pensiamo anzitutto ai cristiani perseguitati o a quanti sono vittime della violenza e del terrorismo, per cui dobbiamo pregare sempre. Tuttavia pensiamo anche a ognuno di noi. Il male è forte e si insinua nella vita di ogni giorno. Vorrebbe allontanarci da Gesù, vorrebbe che ognuno vivesse seguendo se stesso e non il Signore. Che cosa facciamo per contrastare il male in noi e fuori di noi? A volte ci lamentiamo o incolpiamo gli altri. E quanto è facile e normale dire che gli altri sbagliano e sono cattivi, mentre noi ovviamente siamo dalla parte dei buoni. Ma noi cosa facciamo perché il male sia vinto con il bene? Quando ci accorgiamo del male in noi o intorno a noi, siamo solo capaci di condannare e giudicare o ci impegniamo perché il bene lo vinca? E, se pensiamo di non riuscire a vincerlo, almeno contrastiamolo con la preghiera, perché essa è la prima e più potente risposta al male e al peccato.

Seguiamo l’esempio di Maria. E’ la seconda cosa che vorrei suggerirvi. L’abbiamo ascoltato nel Vangelo. Maria aveva ricevuto l’annuncio dell’angelo Gabriele. Fu turbata. Era una giovane donna di un piccolo villaggio. Come avrebbe fatto a mantenere fede a quel sì che aveva detto a Dio: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”. A volte anche noi diciamo dei sì al Signore, quando egli ci parla. Ma poi nella vita quel sì svanisce, come svaniscono tanti buoni propositi che facciamo. Sapete perché? Perché spesso non ci facciamo aiutare, vogliamo fare da soli, non ascoltiamo nessuno. Siamo cristiani troppo individualisti. Pensiamo, decidiamo, facciamo, magari anche cose buone, ma sempre da soli. Amici miei, il cristiano non esiste da solo. Noi siamo fatti per essere Chiesa, comunità, fratelli e sorelle, amici di Gesù e tra noi. Abbiamo bisogno di essere aiutati a vivere la nostra fede, a vivere il Vangelo, altrimenti ci perdiamo e il male prevarrà.

Vediamo cosa fece Maria. Uscì e si mise in viaggio per andare da una sua parente anziana, Elisabetta. Fece anche un lungo viaggio che le costò fatica. Bisogna uscire da se stessi, dai propri piccoli mondi, dalle proprie certezze e abitudini, se vogliamo imparare a seguire Gesù e non noi stessi, se vogliamo essere aiutati a vincere il male con il bene. La vita cristiana è anche accettare la fatica di uscire, di mettersi in gioco, di incontrarsi per capire meglio quanto il Signore chiede a ognuno di noi e alle nostre comunità. Quest’anno abbiamo cercato di fare un percorso insieme riflettendo su un testo molto bello di Papa Francesco, “La gioia del Vangelo”, ma chi di noi ha partecipato? Chi si è messo in questione? Chi ha scelto finalmente di uscire dal suo piccolo mondo di abitudini e di certezze? Da soli, o anche solo con la sua parrocchia o il suo piccolo gruppo, posso assicurarvi che nessun cristiano andrà molto lontano.
Nell’incontro con Elisabetta ambedue scoprono che l’unica risposta al male è la rivoluzione della misericordia di Dio, che guarda a coloro che lo amano “di generazione in generazione”.

E’ la terza cosa che vorrei dirvi. Maria scopre che non deve avere paura di fronte al male e alla sua piccolezza e fragilità. Noi, soprattutto in questo tempo di violenza e di crisi economica, siamo pieni di paure. La paura fa chiudere, allontana dagli altri, soprattutto da chi è diverso da noi o è povero, come i profughi o gli anziani stessi. Quante stupide polemiche anche nei nostri paesi per i profughi che siamo chiamati ad accogliere, come ci chiederebbe Gesù. Certo, non basta accogliere. Bisogna farlo con dignità e umanità. E purtroppo non tutti lo fanno in questo modo! Cari amici, Dio guarda agli umili, non ai superbi e ai potenti. Ricolma di beni gli affamati, ma rimanda i ricchi a mani vuote. Ci soccorre in ogni circostanza, perché mai dimentica di usarci misericordia. Viviamo con umiltà, in amicizia, guardiamo tutti con misericordia e il Signore non ci farà mancare il necessario, soprattutto ci riempirà del suo amore.

Ieri pomeriggio sono andato a celebrare la Santa Messa dagli anziani di Città Bianca. Pregate per loro e, se potete, andateli a visitare, come fece Maria con Elisabetta. Infine, vi chiedo di pregare per la pace, per la fine del terrorismo e delle guerre. Soprattutto pregate per la salvezza di Aleppo, questa città della Siria dove due milioni di abitanti sono intrappolati dalla guerra che dura ormai da cinque anni. Signore, salva Aleppo dalla guerra e dal male! Proteggi i cristiani e chi soffre nel mondo. Salva la Siria, salva il mondo dalla violenza del terrorismo e delle armi! Inonda il mondo con la tua misericordia!

Amen.