I malanni di Roma li paghino tutti (di D.Facci)

Il Lazio esce dal Commissariamento in Sanità. L'analisi del direttore del quotidiano La Provincia, Dario Facci.

Dario Facci

Direttore Responsabile La Provincia Quotidiano

Dieci anni fa la sanità del Lazio produceva peste economica. Ora non è più virulenta.

La cura che il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, ha inoculato per tutta la durata del suo mandato al malato moribondo è stata durissima. Un antibiotico che ha lasciato cicatrici profonde dovute a tremendi effetti collaterali ma, alla fine, ha ucciso il morbo. Il ministro Lorenzin ha annunciato che dal prossimo primo gennaio 2019 la sanità del Lazio potrà ricominciare a camminare sulle proprie gambe perché non produce più disavanzo.

Noi lo avevamo anticipato qualche giorno fa ma ora la notizia ha acquisito il volto della realtà. Un annuncio anticipato di un anno per evidenti fini elettorali. Non si vedrebbe, infatti, quale motivo vi sia per divulgare urbi et orbi una notizia tanto importante 12 mesi prima.

 

La serietà della cosa, però, ci fa sperare concretamente che la sostanza ci sia e che, effettivamente, sia finito il periodo della sanità laziale fanalino di coda. Proprio così, perché il costo del risanamento è stato pagato dalle lacrime e dal sangue dei cittadini oltre che dalle strategie di chi ha governato. Un dazio fatto di disagi, viaggi della speranza, attese interminabili per un’analisi e… conseguenze non computabili.

 

Il Lazio ora non produce più nuovi debiti sanitari e l’intera nazione può esserne lieta. Del resto la sanità di Roma è quella della Capitale d’Italia: non si vede perché a pagarla debba essere solo il Lazio.

I debiti pregressi, infatti, restano e sono tanti. Non facciamo che ora continua la quaresima per noi poveracci, forzati del recupero sanitario, costretti a scavare quella montagna di buffi.

Quelli sono di tutti, perché la Capitale è di tutti e certo il rosso fisso della nostra sanità non è stato scavato in provincia.

Dal primo gennaio 2019 paghi qualcun altro.

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