Il Coronavirus fa paura. L’antidoto è la scienza (di C. Trento)

Le paure sul Coronavirus. Che saranno un banco di prova per la crescita del Lazio e del suo sistema di risposta all'emergenza. Il palazzo ex Bankitalia: lunedì la ratifica dell'acquisto. Il Tar sulla fusione dei Consorzi Industriali: è ora che si discuta sulla volontà di fare massa o restare divisi

Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Cordone sanitario in diversi Comuni del nord, scuole deserte, bar chiusi, invito a rimanere in casa. Ma soprattutto prime vittime in Italia e decine di contagiati. Il Coronavirus è arrivato con il suo carico di paura e di panico. Sentimenti legittimi perché parliamo di un’epidemia che si insuffla in modo silenzioso, subdolo, improvviso. Perfino inconcepibile se “letta”con i parametri di un Occidente che ama sentirsi al sicuro, protetto, invulnerabile.

Alessio D’Amato, assessore alla Sanità del Lazio

E invece, come ha ricordato Antonio Scurati sul Corriere della Sera, semplicemente non è così. Citando i versi di Thomas Stearns Eliot: «È questo il modo in cui finisce il mondo. Non già con uno schianto, ma con un lamento». Cioè con un colpo di tosse, non con una bomba nucleare.

Non è la prima volta che siamo alle prese con uno scenario del genere: l’Aids, l’ebola, l’aviaria, la Sars. E poi ancora la “mucca pazza”e le “pesti suine”. Ma il Coronavirus fa più paura per la percezione di un contagio facile e quindi ampio. Tale da determinare l’allarme collettivo. D’altronde disporre il cordone sanitario per diversi paesi non è una decisione che si assume senza un valido motivo.

Eppure tutto questo rappresenterà anche una prova importante per l’Italia, per il Lazio e per tutte le comunità locali. È il momento della responsabilità, ma pure della competenza, dei controlli, della verifica del nostro sistema sanitario. C’è il Piano della Regione e naturalmente anche quelli delle varie Asl. Sono stati già individuati 700 posti letto negli ospedali di Roma e delle altre province laziali nell’eventualità di focolai del Coronavirus. Posti previsti per pazienti destinati, nel caso, all’isolamento.

Insomma, ci si prepara, giustamente, a fronteggiare la possibile emergenza. L’assessore regionale alla sanità Alessio D’Amato ha detto al Corsera: «Tutte le strutture sanitarie sono a conoscenza della situazione». Insomma, la macchina è pronta. 

Niente psicosi ma neppure scrollate di spalle 
l Presidente dell Consiglio, Giuseppe Conte, durante la riunione del Comitato operativo sul Coronavirus alla Protezione Civile.

Si oscilla tra il terrore e la superficialità, tra il catastrofismo paranoide e l’ottimismo edonistico di chi si rende conto (ma fatica ad ammetterlo) che un microrganismo è in grado di mettere in crisi la globalizzazione, il progresso, la tecnologia, la sicurezza, la modernità.

Ecco perché, se da un lato bisognerà cercare di tenere sotto controllo il rischio del panico, dall’altro tutto si può fare meno che negare il problema.

L’emergenza Coronavirus rappresenterà un esame per tutti: classe politica, sistema sanitario, mass media, cittadini. Ma è chiaro che le risposte vere potranno arrivare soltanto dalla Scienza. Tutto il resto è importante, ma deve stare un passo dietro. A cominciare dalla politica: le polemiche su un tema del genere sono ridicole prima che inutili. E perfino pericolose, perché rischiano di generare confusione. All’informazione il compito di comunicare correttamente e in maniera trasparente, non nascondendo nulla: non c’è un’altra ricetta per battere le “fake news”e l’irresponsabilità. 

Banca d’Italia, Consorzio unico e “rappresentanza” 

Domani il consiglio comunale di Frosinone voterà la delibera di acquisto dell’immobile dell’ex Banca d’Italia di via del Plebiscito. Ospiterà la sede del Comune capoluogo. L’Amministrazione Ottaviani riesce a centrare un traguardo storico.

Il palazzo della Banca d’Italia a Frosinone

Gian Franco Schietroma, leader socialista, ha parlato di «una vittoria della città», per sottolineare che si tratta di uno di quei traguardi che qualificano un capoluogo. Vedremo domani sera se l’intero consiglio comunale avrà questo tipo di percezione politica.

In ogni caso però va dato atto al sindaco Nicola Ottaviani di aver raggiunto un altro risultato notevole, dopo la realizzazione del nuovo stadio (unitamente alla società del Frosinone calcio) e del Parco Matusa (diventato in pochi mesi un punto di riferimento perfino identitario). Il palazzo dell’ex Banca d’Italia è di pregio assoluto. La sede di rappresentanza del Comune in quel posto è anche un segnale fortissimo per il rilancio del centro storico.

Nicola Ottaviani ha davanti altri due anni e mezzo di mandato: sarebbe importante che si ragionasse già da ora ad una continuità amministrativa che va oltre i confini politici degli schieramenti. Perché niente come le opere pubbliche cambia il volto e le prospettive di una città.

Intanto il Tar del Lazio ha messo “in discussione” i ricorsi presentati contro la costituzione del Consorzio industriale regionale del Lazio. Una locuzione tecnica che vuol dire che ci sarà una pronuncia nel merito. Non resta che attendere l’esito del giudizio amministrativo per sapere se si andrà avanti con questo progetto oppure no. In ogni caso è emerso che l’adesione sarà in ogni caso volontaria: cioè voteranno i soci dei cinque Consorzi del Lazio. Vale a dire Comuni, enti, associazioni. Ognuno potrà decidere se starci oppure no.

Nicola Zingaretti con Francesco De Angelis all’inaugurazione della sede Asi di Frosinone

Forse però è arrivato il momento che a livello locale tutti partecipino ad un dibattito ampio e approfondito sull’attualità. Un’attualità che è fatta di proposte di accorpamento tra le Camere di Commercio e di progetti avanzati sull’Unione dei Comuni. Un’attualità che vede pure in primo piano il referendum sul taglio dei parlamentari. Referendum in odore di plebiscito. Ci saranno 345 seggi in meno tra Camera e Senato e abbiamo già avuto modo di sottolineare come ad essere penalizzato sarà il peso specifico dei territori. La rappresentanza non è un teorema astratto.

Il problema però è che non ce ne rendiamo conto. Eppure basta riflettere su quanto contava la Ciociaria nei decenni passati e quanto non conta oggi. Dalle nostre parti, però, si preferisce andare avanti per inerzia. Fino a quando non ci si rende conto che la situazione è sfuggita di mano. Il guaio è che quasi sempre si suona l’allarme quando nessuno può più sentirlo.

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