Il grande hub del vaccino. E il futuro della Ciociaria

Foto: Luigi Avvantaggiato / Imagoeconomica

«Se a New York parla con chi è impegnato nel settore farmaceutico, magari le capiterà che c’è chi non è mai stato a Roma, ma tutti sanno esattamente dov’è Latina e pure Frosinone». Basta questo a far capire l'immensa potenzialità del distretto Farmaceutico nel Lazio Sud. Ma nessuno punta con decisione sullo sviluppo di questa vocazione industriale

Corrado Trento
Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Negli ultimi giorni l’assessore regionale alla sanità Alessio D’Amato lo ha ripetuto continuamente. Con questo ragionamento: «Nel nostro territorio ci sono diverse strutture, e penso solo per citarne alcune ai distretti di Anagni e Ferentino, in grado di produrre il vaccino, sia esso a Rna messaggero, come Pfizer o Moderna, o a struttura adenovirale, come invece AstraZeneca, Sputnik e Johnson & Johnson». (Leggi qui Alessio D’Amato: «Nel mese di aprile andrà meglio»).

Eppure dal territorio nessuno ha raccolto. E questo la dice lunga sulla reattività di una classe dirigente, non solo politica, in letargo da troppi anni. Forse da decenni.

Alessio D’Amato (Foto: Carlo Lannutti / Imagoeconomica)

Se c’è un’eccellenza che la provincia di Frosinone ha, quella è il chimico-farmaceutico. Se c’è un impegno mondiale prioritario, quello è la messa in sicurezza del pianeta attraverso la campagna vaccinale. E allora perché non pensare di investire sulla produzione del vaccino? Certamente i tempi non sarebbero brevissimi e occorrerebbe scalare delle montagne di burocrazia. Però mai si comincia, mai si raggiunge l’obiettivo.

Dicevamo dei tempi: non potranno essere brevissimi, ma comunque l’orizzonte di riferimento è un mercato immenso, davvero globale, che durerebbe per anni. Perché è chiaro che questa pandemia andrà avanti ancora per diverso tempo. E che comunque non sarà l’ultima. Si potrebbe perfino guardare in un’ottica da Basso Lazio, visto che anche la provincia di Latina ha un polo chimico-farmaceutico di assoluta eccellenza. Nel Lazio peraltro è già prevista la produzione di alcuni tipi di vaccino, ma qui stiamo parlando di un progetto “visionario”e fattibile.

Certamente il Governo dovrebbe attivarsi con le case farmaceutiche per promuovere degli accordi finalizzati a far diventare l’Italia uno dei grandi produttori di vaccino anti-Covid. Probabilmente non è chiara la prospettiva: parliamo di miliardi di esseri umani che vanno alla disperata ricerca di un vaccino.

La frontiera del chimico farmaceutico

Il quotidiano La Repubblica ha riportato in un articolo dei giorni scorsi una battuta che gira tra i capannoni e i laboratori delle aziende chimico-farmaceutiche del Basso Lazio. Questa: «Se a New York parla con chi è impegnato nel settore farmaceutico, magari le capiterà che c’è chi non è mai stato a Roma, ma tutti sanno esattamente dov’è Latina e pure Frosinone». Ed è proprio così. Bisognerebbe mettere a sistema ed investire su quello che già c’è: un gigantesco hub anti-Covid che parte da Pomezia e arriva a Ferentino.

Uno dei reparti dello stabilimento chimico farmaceutico Catalent di Anagni

Già prima della pandemia il distretto farmaceutico del Lazio primeggiava nell’export. Da mesi tra Latina e Frosinone si lavora per il confezionamento dei vaccini ma anche per la produzione dei monoclonali. E in questo momento la situazione in Italia è condizionata dai ritardi nelle vaccinazioni e dallo “spettro”delle terza ondata alimentata dalle varianti.

Allora perché non investire in quella che è già un’eccellenza straordinaria? Si dovrebbe lavorare su temi come la cessione dei brevetti e la produzione in conto terzi. Ma perché no? Perché non attivarsi sul serio?

Da decenni la Ciociaria non ha una visione del futuro. Non ha una “vocazione”. Finita la stagione dei finanziamenti della Cassa per il Mezzogiorno, un intero sistema è crollato. Una lenta e inesorabile deriva, con tutto quello che ha comportato in termini di perdita di siti produttivi, di posti di lavoro, di speranze e di certezze.

Oggi in questo territorio ma pure oltre, lungo l’intero asse tra Pomezia e Ferentino, ci sono aziende e imprenditori che negli anni passati hanno investito, hanno innovato, si sono specializzati. Proprio negli anni della grande fuga delle multinazionali dalla Ciociaria. Oggi c’è un’opportunità straordinaria, perché il Covid-19 può essere battuto arrivando all’immunità di gregge. E l’immunità di gregge si potrà raggiungere soltanto vaccinando, vaccinando e vaccinando ancora. Tutto questo potrebbe comportare investimenti, posti di lavoro, aumento dei residenti e quindi crescita dei consumi. E perfino del gettito tributario.

I laboratori di ricerca di Sanofi

Fra l’altro il territorio ha anche due fermate dell’Alta Velocità, l’autostrada, la superstrada, la possibilità di investire nelle infrastrutture digitali. Eppure nessuno sembra voler raccogliere la sfida.

Occorrerebbe governare un simile processo

Sicuramente un processo del genere passerebbe dal Governo, dalle Regioni e perfino dall’Unione Europea. Ma ci sarebbero spazi importanti anche per la classe dirigente locale. Purtroppo però non arrivano segnali di alcun tipo. Non da una politica che a Roma non conta nulla. Non da associazioni di categoria e forze sociali che faticano ad andare oltre la richiesta degli ammortizzatori sociali e della proroga del divieto di licenziamento (misure fondamentali in questa fase certo, ma non risolutive dei problemi del territorio a lungo termine).

Più di tre mesi fa c’è stata la fusione delle Camera i Commercio di Latina e Frosinone in un ente unico. Il modello di sviluppo dei territori è sicuramente quello. Adesso però va attivato ed “esportato”anche in altri settori. Perfino nella politica, perché ormai le dimensioni troppo piccole tagliano fuori ogni tipo di attività e di scenario.

Ma c’è qualcuno disposto davvero a prendere l’iniziativa? A scommettere su una governance autorevole e finalmente vincente? Senza concentrarsi esclusivamente sulle prossime elezioni comunali? È questa la grande scommessa del futuro. L’orizzonte dello sviluppo passa dalla sanità e dal chimico-farmaceutico, dalla biotecnologia e dalle infrastrutture di collegamento. La vocazione del territorio potrebbe essere quella di un hub dell’anti-Covid. Qualcuno batte un colpo?

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