l Pd orfano di Zingaretti. Capoluogo senza politica

Il Pd ha scelto la strategia del silenzio. Come se fosse rimasto traumatizzato. E negasse a se stesso che le strade tra Pensare Democratico ed il Governatore si sono separate.

Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Il Pd provinciale si è scoperto orfano di Nicola Zingaretti. Nel senso che dopo l’esplosione della vicenda del concorso di Allumiere i rapporti tra il Governatore e i leader di Pensare Democratico (l’area maggioritaria dei Dem in Ciociaria) non si sono raffreddati. Semplicemente non ci sono più stati.

Buschini, De Angelis e Zingaretti

Qualche giorno fa il consigliere regionale Sara Battisti ha rotto il silenzio, ma nessun altro l’ha seguita. Le dimissioni di Mauro Buschini da presidente del Consiglio regionale dovevano rappresentare, come nelle intenzioni del diretto interessato, un passo di lato per levare le istituzioni e il Partito dall’imbarazzo politico. Da quel momento in poi però è calato il silenzio, successivo peraltro alla netta presa di distanza di Zingaretti da Buschini. Le parole riportate dal quotidiano La Repubblica («con me ha chiuso») non sono mai state smentite. Per una ragione semplice: non possono essere smentite.

Vero che Pensare Democratico si trova nella situazione di non avere più in Zingaretti il punto di riferimento nazionale (la sostanza è questa e arrampicarsi sugli specchi non serve a nulla), ma la domanda è: un’intero Partito può entrare in lockdown per questo? La risposta sarebbe no. Se non fosse che poi nei fatti è così.

Il segretario provinciale Luca Fantini ha mandato un segnale quando si è trattato di duellare verbalmente con Daniele Maura, consigliere provinciale di Fratelli d’Italia con delega a presiedere i lavori dell’aula. Una delega che gli è stata attribuita da Antonio Pompeo, presidente della Provincia e leader di Base Riformista, la componente minoritaria dei Dem in Ciociaria. Tema del contendere: alcuni commenti rilasciati da Maura su questioni relative all’omofobia. Argomento importante per carità. Ma quanti temi urgenti e importanti ci sono di carattere provinciale? Dalle elezioni ai rifiuti, dalla gestione idrica alla sanità. E anche la questione del concorso di Allumiere. 

La ritirata dal fronte mediatico 

Il Pd ha scelto di non intervenire, di stare a guardare. Un profilo di cautela che però non porta lontano. Tanto più che la sfida tra le due correnti (Pensare Democratico e Base Riformista) infuria. Seppure in maniera sotterranea. Anche se con il freno a mano tirato.

Nicola Zingaretti (Foto: Imagoeconomica / Livio Anticoli)

Il Pd provinciale non sembra rendersi conto di essere ad un bivio decisivo. In autunno si voterà ad Alatri, roccaforte di Mauro Buschini. In caso di sconfitta l’effetto domino può essere fortissimo. Tra un anno ci sono le elezioni a Frosinone, nel capoluogo. Nessuno parla. Nessuno prende l’iniziativa. Così come nessuno pensa alle alleanze. Ancora una volta (lo scorso anno di questi tempi) il Pd ha scelto la strada di un congresso unitario solo sulla carta. Non sarebbe preferibile una volta celebrare un congresso vero, con una conta palese ed esplicita? Perlomeno i ruoli sarebbero chiari.

Con ogni probabilità Nicola Zingaretti si candiderà sindaco di Roma. Ha tempo fino al 20 maggio per ufficializzarlo. E potrebbe dimettersi da presidente della Regione o prima delle elezioni (tra settembre e ottobre) o subito dopo aver conquistato il Campidoglio. A quel punto la campagna vaccinale nel Lazio dovrebbe aver raggiunto l’immunità di gregge. E sarebbero passati altri mesi per evitare lo strappo definitivo con i Cinque Stelle fedeli a Virginia Raggi. (Leggi qui Zingaretti e Raggi, impossibile perfino la desistenza).

Alle Regionali si voterebbe nei primi mesi del 2022. E sarebbe esattamente quello il test più delicato per un’intera classe dirigente del Pd ciociaro. La partita vera sarebbe quella per ottenere una candidatura alle Regionali. Il Partito però ha scelto il silenzio, il profilo basso. Non si capisce per quale motivo. Nicola Zingaretti andrà avanti per la sua strada, anche se dovesse restare presidente della Regione. Il Pd provinciale deve farsene una ragione. Anche a costo di rimettere in discussione assetti e ruoli. 

Un Consiglio comunale senz’anima 

Le sedute consiliari del Comune capoluogo danno il senso dell’assoluta calma piatta della politica cittadina. Soprattutto quelle dedicate al question time, cioè alla risposta alle interrogazioni e alle interpellanze. E non c’entra assolutamente nulla il fatto che in tempi di pandemia il collegamento è da remoto. Pochissimi presenti e interventi o sui massimi sistemi o sul nulla cosmico. Zero dibattito, zero polemiche, zero confronto.

Nicola Ottaviani e Riccardo Mastrangeli

All’interno della maggioranza nessuno osa andare in contrapposizione a Nicola Ottaviani. Il quale tra poco più di un anno vorrà fare (legittimamente) il regista e scegliere lui il possibile successore. Ma non potrà ricandidarsi lui. E questo vuol dire che altrettanto legittimamente nel centrodestra chi vuole mettersi alla prova potrà farlo senza timori reverenziali. Finora però tutti allineati e coperti.

Complicato invece analizzare quello che succede nelle opposizioni. Il Movimento Cinque Stelle non dà segnali da mesi, il centrosinistra semplicemente non esiste. Poi c’è il gruppo del Partito Democratico. Lo scontro al vetriolo sui social di qualche settimana, tra Alessandra Sardellitti e Angelo Pizzutelli, racconta meglio di qualunque tipo di analisi politica le distanze che separano i protagonisti. Norberto Venturi non partecipa alla vita del Partito ormai da tempo. Fabrizio Cristofari sta ragionando sull’opportunità o meno di mantenere la sua lista civica alle prossime elezioni. Certezze non ce ne sono.

In ogni caso però il dibattito politico all’interno del consiglio comunale di Frosinone dovrebbe essere differente. Di più alto livello e di maggiore contrapposizione dialettica e politica. E non è proprio vero che la calma è la virtù dei forti.

Un certo Lev Tolstoj ha scritto: «Per vivere con onore bisogna struggersi, turbarsi, battersi, sbagliare, ricominciare da capo e buttare via tutto, e di nuovo ricominciare e lottare e perdere eternamente. La calma è la vigliaccheria dell’anima». 

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