La dittatura dei “like” e la battaglia di Frosinone

La schiena dritta di Miriam Diurni nel denunciare chi si oppone a qualunque cosa sul territorio. Che così resta sempre al palo, mentre gli altri crescono. Le opposizioni in Consiglio a Frosinone ed il Pd che non regola i conti con il suo passato: trasformando tutto in una faida continua. Mentre nel centrodestra, la conta tra Lega e FdI è già iniziata

Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Ha parlato di oppositori a tutti i costi, di cultura del no che blocca lo sviluppo, di ricerca di facili consensi piuttosto che di opinioni scientifiche. Miriam Diurni, presidente di Unindustria Frosinone, ha fatto sentire forte e chiara la voce degli imprenditori di una provincia che resta costantemente ferma al palo. (Leggi qui «Sviluppo frenato dagli oppositori a tutti i costi: basta»).

Ha parlato anche di tutela ambientale e di impianti di trattamento dei rifiuti, ma il suo ragionamento è stato a tutto campo. Un ragionamento impossibile da smontare, perché sono vere due cose. La prima è che in Ciociaria ogni volta che si palesa all’orizzonte un’opportunità, inizia il fuoco di fila degli “oppositori a tutti i costi”. È successo per Amazon (è andato altrove), è successo per l’outlet (è andato altrove), succede sistematicamente.

Miriam Diurni, presidente di Unindustria Frosinone

La seconda è che dei rifiuti qualcuno dovrà pure occuparsi e la provincia di Frosinone in questi anni ha costituito un modello virtuoso. Tanto è vero che l’emergenza che sta interessando buona parte della regione, e in particolare Roma, è esplosa proprio per l’esaurimento del quarto invaso della discarica di Roccasecca.

Poi ci sono altri tipi di rifiuti da smaltire. La tutela dell’ambiente, della salute e della sicurezza è prioritario. Ci mancherebbe altro. Ma non è che un aspetto esclude l’altro. E Miriam Diurni insiste sul fatto che proprio il rispetto delle regole e delle procedure è la migliore garanzia anche per la tutela ambientale.

Ma più in generale, allargando il discorso a tutta l’economia provinciale, chi si oppone ad ogni tipo di iniziativa dovrebbe almeno proporre un progetto o un modello alternativo. Ci riferiamo anche ad una classe politica sempre pronta a cavalcare l’onda della protesta di pancia. Senza mai però indicare un progetto concreto di sviluppo. Il populismo e la demagogia imperano, supportati dalla dittatura dei like. (Leggi qui Top e Flop, i protagonisti del giorno: 28 luglio 2021).

L’insostenibile leggerezza delle opposizioni 

Nell’ultima seduta del consiglio comunale di Frosinone, svoltasi da remoto, per le opposizioni è stato presente soltanto Stefano Pizzutelli (Frosinone in Comune). All’inizio era collegato pure Christian Bellincampi, poi non più.

Alcune assenze erano giustificate, ma il punto non è questo. Il punto è quello toccato dallo stesso Stefano Pizzutelli, che ha sottolineato come chi è stato eletto come amministratore ha il dovere di trovare sempre e comunque gli stimoli.

Poi c’è un aspetto politico, che il centrosinistra (il Pd in primis) fa finta di non vedere. E il punto è che in nove anni le opposizioni non sono mai riuscite a mettere in difficoltà la maggioranza che sostiene Nicola Ottaviani. E la responsabilità politica maggiore è del Pd. Non soltanto perché è il primo Partito nei banchi delle minoranze, ma anche perché in nove anni non è riuscito a ricomporre fratture antiche (Marzi-Marini), di passato prossimo (Marini-Cristofari) e di presente (lo strappo di Alessandra Sardellitti).

Angelo Pizzutelli (Foto: Giornalisti Indipendenti / Ciociaria Oggi)

Per non parlare di una politica delle alleanze assolutamente inesistente. Ci sarà un motivo per il quale Mauro Vicano, possibile candidato sindaco tra un anno, sta puntando tutto su una coalizione di tipo civico. Il motivo è che sa che difficilmente il centrosinistra potrà essere competitivo.

Da mesi il circolo frusinate dei Democrat è fermo, a meno di un anno da elezioni comunali che saranno davvero la “madre di tutte le battaglie”. Nessuno prova neppure ad alzare il dito e chiedere spiegazioni di uno stallo paradossale. E per certi versi grottesco. Così come davanti all’uscita di Alessandra Sardellitti nessuno ha provato ad avviare una riflessione. Tanto più che la sconfitta del 2017 non è mai stata analizzata sul serio. Perché altrimenti bisognava dare qualche risposta al fatto che diversi candidati della lista del Pd hanno preso zero voti o comunque meno di dieci. Era questo il modo per supportare la candidatura di un pezzo da novanta come il presidente dell’ordine dei medici Fabrizio Cristofari? Certamente no. (Leggi qui Quell’analisi rimossa dalla memoria del Pd)

La sensazione è che o a Frosinone la situazione la prende in mano Francesco De Angelis oppure sarà complicato uscire dalle sabbie mobili. 

Nel centrodestra le primarie sono iniziate 

L’ira funesta dell’assessore Fabio Tagliaferri è il segnale che il centrodestra non è un blocco monolitico al Comune di Frosinone. L’inaugurazione della piscina ex Enal è avvenuta nel “suo” quartiere, nel “suo” feudo elettorale. La scena se l’è presa tutta il sindaco Nicola Ottaviani. Per Tagliaferri il segnale che non sarà lui il candidato sindaco di Ottaviani. (Leggi qui Quel silenzio assordante di Fabio Tagliaferri).

Fabio Tagliaferri e Nicola Ottaviani

In realtà il discorso è anche più complesso. Perché l’attuale primo cittadino non potrà concorrere per il terzo mandato. Ma questo non significa che non intenda svolgere un ruolo da protagonista anche per il futuro. Ci sono due facce di questa medaglia. Intanto è evidente che senza il pugno di ferro di Ottaviani nel centrodestra le tensioni e i malumori che si sono sviluppati in questi anni sono destinati ad esplodere.

Il secondo è che, primarie o non primarie, uno dei temi del dibattito interno al centrodestra sarà proprio sul ruolo di Nicola Ottaviani. Nel senso che alcuni continueranno ad averlo come punto di riferimento, altri no. Peraltro il sindaco da tempo è anche coordinatore provinciale della Lega, carica che gli attribuisce un ruolo politico preciso e importante al tavolo del centrodestra. Dove però dovrà confrontarsi con Fratelli d’Italia, con Forza Italia e con Coraggio Italia.

Uno scenario che dovrà essere tenuto in considerazione anche per gli equilibri nel capoluogo. Nel 2012 le elezioni di Frosinone segnarono la fine di un modello di centrosinistra provinciale. Nel 2022 il risultato del capoluogo potrebbe definire nuovi assetti nel centrodestra.

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