La rivincita dei partitini

Il quadro politico si sta scomponendo all’insegna dell’instabilità totale. La sconfitta di Matteo Renzi al referendum ha determinato il ritorno della logica e della cultura del proporzionale, indipendentemente dalle leggi elettorali con le quali si andrà al voto.


Movimento Cinque Stelle a parte, negli schieramenti tradizionali la situazione è di polverizzazione.

Nell’area di centrodestra ci sono Forza Italia, la Lega, Fratelli d’Italia, Ala di Denis Verdini, il partito sovranista di Gianni Alemanno e Francesco Storace, quello che si rifà a Raffaele Fitto. A destra dello schieramento Forza Nuova e Casapound.


Nel centrosinistra il Partito Democratico, il Movimento Democratici e Progressisti di D’Alema, Bersani e Speranza, il Psi. Poi a sinistra, il Pci, Rifondazione Comunista, Possibile e Sinistra Italiana. Ma ce ne sono anche altri.


Su posizioni centriste Alternativa Popolare, la Democrazia Cristiana, ma anche l’Udc.

Se non ci sarà una spinta a coalizzarsi, la corsa a superare lo sbarramento del 3% alla Camera sarà di vera e propria sopravvivenza. Naturalmente certe dinamiche si sposteranno dal piano nazionale a quello regionale e poi locale, dove bisogna fare i conti anche con le liste civiche.

La diversità di sistemi elettorali naturalmente è fondamentale, ma è chiaro che poi l’instabilità si riflette.
 Il Partito Democratico e in parte Forza Italia sono diventate delle coalizioni al loro interno e questo dà il senso di come sia complicato poi costruire alleanze.

Le scorse elezioni amministrative (quelle di Roma e Torino) hanno evidenziato che il Movimento Cinque Stelle vince quasi tutti i ballottaggi. Con il proporzionale Beppe Grillo rischia di fare filotto.

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