La sala degli abbracci e la politica senza visione

La risposta della Asl di Frosinone alla nuova ondata di Covid-19 è stata una rivoluzione organizzativa. Accompagnata da un'ondata di entusiasmo che la nuova DG sta cercando di far alzare. A mancare è la spinta della politica con la P maiuscola. Che non ha un progetto

Corrado Trento
Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

La stanza degli abbracci. L’hanno inventata in una Casa di riposo di Castelfranco Veneto. Per sbattere la porta in faccia al virus, spalancando la sala delle emozioni e dei sentimenti. Un velo di plastica che separa gli ospiti della struttura che si abbracciano indossando la mascherina e osservando tutte le altre precauzioni imposte dal Coronavirus.

Ma quelle immagini, pubblicate dal quotidiano La Repubblica, fotografano anche il cambiamento epocale che il Covid-19 ha introdotto nelle nostre vite quotidiane oltre che nelle società dell’intero pianeta. Abolito il contatto fisico, gli abbracci, i baci, le carezze. Tutto. Bar, ristoranti, palestre, musei, locali di ogni tipo costretti a mutamenti inimmaginabili. Per non parlare dello tsunami che ha investito il mondo del lavoro, dell’economia, dell’industria, dell’agricoltura, dell’artigianato. Ma pure della scuola e dell’università.

In provincia di Frosinone sono passati 258 giorni dall’inizio della pandemia: il primo caso positivo venne registrato a Fiuggi il due marzo scorso. Sono passati nove mesi, il tempo di una gravidanza, di una vita che nasce. Ci sono stati più di 8.000 contagi su una popolazione di 489.000 residenti. Significa uno ogni 60 abitanti. In linea con la media italiana. È tanto. E ci sono state più di 100 vittime stroncate dal virus.

Il drammatico bilancio quotidiano specifica età e patologie pregresse, ma resta il fatto che senza il Covid più di cento persone avrebbero continuato a vivere. E più di cento famiglie non avrebbero dovuto piangere i loro cari. Inoltre è inaccettabile il ragionamento di chi tende a sottolineare l’età delle vittime. Gli anziani rappresentano la memoria storica ma anche il motore del Paese: molte famiglie senza le loro pensioni non arriverebbero a fine mese. Soprattutto in una provincia come quella di Frosinone. Si tratta di una verità oggettiva.

La riorganizzazione della rete ospedaliera
La DG Asl Pierpaola D’Alessandro davanti ai nuovi terminali di terapia Intensiva con il presidente del Consiglio Regionale Mauro Buschini

Però la pandemia rappresenta anche un’opportunità per cambiare assetti incrostati e superati. Lo ha capito prima e meglio di tutti la dottoressa Pierpaola D’Alessandro, direttore generale della Asl di Frosinone.

La riorganizzazione della rete ospedaliera nasce per fronteggiare la seconda ondata del Coronavirus, ma l’impostazione caratterizzerà il futuro. Nell’assetto c’è una visione globale, che coinvolge l’intero territorio (Frosinone, Cassino, Sora, Alatri, Anagni, Pontecorvo) ed entrambi i cardini del sistema (pubblico e privato). (Leggi qui Covid, via alla rivoluzione. D’Alessandro cambia tutto).

Certamente da solo non basterà. Bisognerà muovere anche la leva della assunzioni. Serviranno medici, infermieri, ausiliari. L’emergenza ha messo a nudo le criticità di un sistema che non ha investito sulle competenze e sulle professionalità. Abbiamo scoperto che gli anestesisti sono fondamentali, ma è grave che nessuno se ne fosse davvero interessato prima.

Il concetto chiave, che non vale soltanto per la sanità, è quello della formazione: un infermiere specializzato per la Terapia intensiva richiede anni di formazione. Il Paese ha continuato a puntare su altro, da ultimo sul reddito di cittadinanza.

E forse anche in questa fase l’immagine che meglio racchiude la distanza abissale tra il Palazzo della politica e la trincea degli ospedali è quella degli Stati Generali del Movimento Cinque Stelle. Parliamo del primo vero congresso di quello che è diventato un Partito a tutti gli effetti. Un Partito della conservazione, lontanissimo dall’impostazione antisistema originaria.

Ma a prescindere da tutto, in questo momento gli Stati Generali dei Cinque Stelle sono come lo sbarco degli extraterrestri su un pianeta alle prese con una pandemia in continua evoluzione. Insomma, una cosa da alieni.

La politica locale paralizzata e imbambolata
I protagonisti della Camera di Commercio

Dicevamo dell’intuizione e del coraggio di Pierpaola D’Alessandro nel cogliere l’opportunità di ridisegnare la sanità locale. C’è stata anche la nascita della Camera di Commercio del Basso Lazio, con l’elezione di Giovanni Acampora presidente. Pure in tal caso una novità che proietterà le province di Frosinone e Latina nel futuro.

All’orizzonte si profila pure la nascita del Consorzio industriale regionale unico, che sarà guidato da Francesco De Angelis. Il quale, proprio dalle colonne di Ciociaria Oggi, ha voluto dare un segnale di apertura nei confronti di Acampora. (Leggi qui Codice De Angelis: «Unire le forze è la sola strada»).

Perché è vero che in prospettiva sarà fondamentale unire le forze per contare. In tutto questo contesto è sparita la politica locale. Se non fosse per i soliti “passaggi” che riguardano gli assessorati, il ruolo di vicesindaco, le alleanze in vista delle comunali. Tutta roba autoreferenziale e superata dagli eventi.

Così come non si vede la spinta innovativa dei Partiti, chiusi a riccio in quel che resta delle sezioni e dei circoli. Ancora un volta in provincia di Frosinone all’appello manca la Politica, sì quella con la P maiuscola. Perché sarebbe necessario individuare in questa fase un terreno unitario e condiviso nel quale impostare e costruire il futuro. Mettendo a sistema (si dice così) l’Alta Velocità con lo sviluppo infrastrutturale, l’eccellenza del chimico-farmaceutico con il risanamento ambientale della Valle del Sacco. Ragionando sul collegamento veloce con Roma, che non è un tema da declamare. Ma da attuare.

Invece, al di là di qualche sporadico effetto annuncio, niente. Manca la politica in Ciociaria. Perché manca una visione.

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