L’armata Brancaleone. Senza neppure l’armata (di C. Trento)

L'assenza di una classe dirigente ha portato il Paese a ridosso di una situazione di ingovernabilità. Con ricadute ancora peggiori sui territori. Come sta avvenendo in provincia di Frosinone. Nessuno ha più un piano per rilanciare il territorio. Intanto si rinvia la fusione delle Camere di Commercio. E non si sostituiscono i dipendenti pubblici andati in pensione. Portando al collasso i Comuni. E le Province

Corrado Trento
Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Dopo aver ascoltato Davide Casaleggio nella terza Camera italiana, vale a dire il salotto di Porta a Porta, ci si rende conto dei motivi del fallimento epocale del Movimento Cinque Stelle al Governo del Paese.

Il presidente e fondatore dell’associazione Rousseau, la piattaforma dei pentastellati, non ha risposto ad una sola delle domande di Bruno Vespa. Deve aver usato qualche algoritmo per preparare l’intervista. Fatto sta che, da esperto giocatore di scacchi quale è, Casaleggio ha scelto una sola mossa, quella dell’arrocco.

Parlando di riforme e di progetti. Come se i Cinque Stelle fossero ancora al 33% del 4 marzo 2018. Quel consenso non esiste più, si è liquefatto proprio per il fallimento politico al Governo. Il reddito di cittadinanza è stato il più grande boomerang degli ultimi decenni. Ed è naufragato nella fase della gestione, oltre che in quella della progettazione.

Bruno Vespa e Davide Casaleggio Foto © Imagoeconomica / Alessia Mastropietro

Perché per gestire un Paese come l’Italia occorre una classe dirigente all’altezza, politica e tecnica. Non c’è né l’una e né l’altra.

La riforma Bonafede sulla prescrizione stravolge i principi di diritto del nostro ordinamento. Tutto il resto è demagogia: dal taglio dei vitalizi a quello dei parlamentari. E vogliamo parlare della decisione della Corte Costituzionale che ha stabilito che l’applicazione retroattiva della legge “Spazzacorrotti”è illegittima? L’ennesima Caporetto.

Intanto all’interno della maggioranza giallorossa e del Governo va in onda l’ulteriore atto di un teatrino che non fa neppure più ridere. Tutti contro tutti, con il premier Giuseppe Conte terrorizzato dall’idea di poter tornare a fare l’avvocato. Ma la cosa più assurda e rischiosa per l’Italia è che tutto questo si gioca nei Palazzi ed è sganciato dalle esigenze quotidiane di un Paese letteralmente alla deriva.

Pochi giorni fa la notizia che l’Italia è ultima in Europa per quanto riguarda la crescita economica. E da noi si litiga allegramente.  

Sovranità e rappresentanza, indietro tutta 

Ancora un rinvio per il varo della Camera di Commercio del Basso Lazio, quella destinata a comprendere sia Frosinone che Latina. Per una questione procedurale e di cavilli. Slitta tutto di un mese. Ma ormai si attenderà la decisione della Consulta sulla costituzionalità della legge che ha previsto l’accorpamento delle Camere di Commercio.

In caso di verdetto negativo, ognuno resterà a coltivare il proprio orticello. Nell’ipotesi di via libera, invece, semplicemente le province di Latina e Frosinone non sembrano essere pronte per una governance condivisa. E il risultato sarà quello di un indebolimento delle prerogative dei territori.

Francesco De Angelis con Romano Prodi alla Grestone di Roccasecca

Semaforo verde invece per il Consorzio industriale unico del Lazio, quello guidato da Francesco De Angelis. La procedura tecnica è ancora lunga. Il nuovo ente avrà competenze enormi sul piano industriale, urbanistico, dell’innovazione, della gestione delle risorse. Di tutto. Inevitabilmente le prerogative degli attuali Consorzi industriali del territorio saranno assorbite.

Ora, De Angelis ha sempre dimostrato di saper gestire, condividere e motivare. E poi è ciociaro. Ma non c’è chi non veda come siamo in presenza dell’ennesima operazione che sposta il baricentro politico, economico e gestionale a Roma. Con le province sempre più simili a delle riserve indiane.

All’orizzonte c’è il referendum costituzionale sul taglio di 345 parlamentari: la demagogia pentastellata su questo punto ha contagiato quasi tutti i Partiti, preoccupati di lisciare il pelo alla maggioranza rumorosa di un Paese sfibrato che spesso si accontenta di momenti di rabbia che poi però non producono effetti positivi sulle vere emergenze: il lavoro, la sanità, i servizi.

Pure in questo caso ci sarà una mazzata sulla rappresentanza dei territori periferici delle province. Decideranno sempre di più tutto a Roma. In pochissimi, nelle sacrestie dei Partiti. La classe dirigente locale? Dissente in silenzio e annuisce in pubblico. 

Intanto i Comuni sono senza risorse e senza personale 

La questione è esplosa al Comune di Frosinone, dove il dirigente Antonio Loreto ha detto che si lavora con 2 assistenti sociali, quando erano 5 fino a poche settimane fa. E dovrebbero essere 9. Ma è solo la punta dell’iceberg.

Perché, sempre nel capoluogo, basta andare a vedere la dotazione organica non soltanto dei Servizi Sociali, ma anche dell’Urbanistica, del Commercio, delle Finanze. Di tutti settori.

Cosa è successo? È successo che molti dipendenti, funzionari e dirigenti sono andati in pensione (alcuni dei quali utilizzando le finestre aperte da Quota 100). Ma non sono stati sostituiti. A Frosinone c’è il divieto delle assunzioni per via di un Piano di rientro da un deficit di 50 milioni di euro “ereditato”dalla giunta Ottaviani.

Il presidente della Provincia di Frosinone Antonio Pompeo con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Ma in realtà la situazione della carenza organica riguarda moltissimi Comuni della provincia. Per lo stesso tipo di meccanismo: chi è andato in pensione non è stato sostituito. Negli enti più piccoli è ancora peggio, perché il venir meno di figure chiave, come quelle degli operai e dei tecnici, ha prodotto il risultato che è complicato perfino asfaltare un piccolo tratto di strada o effettuare una riparazione.

Una situazione che va avanti da anni, durante i quali c’è stato pure un drastico ridimensionamento delle risorse attribuite ai Comuni. Stesso discorso, elevato al quadrato, per le Province, svuotate di competenze, risorse e personale, salvo poi accorgersi che su diversi temi sono centrali. Nel silenzio generale e nella rassegnazione, a volte, perfino dei diretti protagonisti.

Ma che Stato è uno Stato che non investe nei Comuni, che in fondo rappresentano le avanguardie istituzionali, quelle a diretto contatto con i cittadini? Ma voi capite: è più importante stabilire quanti “responsabili”occorrono per non far cadere il Governo. Ma voi capite: la priorità è difendere le poltrone nei Palazzi romani.

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