L’emendamento Porrello non fermerà i termovalorizzatori

Foto © Scudieri / Imagoeconomica

La mozione approvata in Regione Lazio per iniziativa del M5S in realtà non bloccherà alcun termovalorizzatore nel Lazio. Ne è convinto Donato Robilotta. I numeri del fabbisogno. Cosa c'è in campo. E chi si sta muovendo

Donato Robilotta

già Assessore Affari Istituzionali Regione Lazio

L’emendamento fatto approvare dal consigliere regionale Devid Porrello, all’interno del Collegato di recente varato dal Consiglio Regionale, con l’intento di vietare l’installazione di impianti di incenerimento non previsti espressamente dal piano rifiuti, credo che non avrà nessun impatto pratico.  (leggi qui M5S spiana la via alla nuova linea del termovalorizzatore di San Vittore)

La norma, in teoria, dovrebbe servire a bloccare la conferenza dei servizi, aperta dalla Regione, per la richiesta della società A2A di costruire un impianto di termovalorizzazione  sul territorio di Tarquinia, ma alla fine ho l’impressione che quella di Porrello e dei 5 stelle si rivelerà una vittoria di Pirro.

La pista da sci nel termovalorizzatore costruito in Danimarca

I 5 stelle continuano a sostenere che i termovalorizzatori sono “impianti ad alto impatto ambientale”, quando in tutti i Paesi del nord Europa, molto più attenti di noi alle politiche ambientali, questi impianti vanno per la maggiore. Basta pensare all’impianto di Copenhagen con la pista da sci, molto citato dai media in questi ultimi mesi.

Nel Lazio, attualmente, è in vigore il piano rifiuti del 2012, quello in discussione in commissione Ambiente per diventare legge deve essere prima approvato dal consiglio regionale, che prevede quattro impianti di termovalorizzazione: S. Vittore, Colleferro, Malagrotta e Albano. Mentre oggi è in funzione solo quello di S. Vittore di Acea.

Gli impianti quindi già ci sarebbero, solo che il termovalorizzatore di Colleferro è stato chiuso dalla Regione per demagogia, solo per lisciare il pelo alla protesta del sindaco del Pd locale. E il gassificatore di Malagrotta è costruito e in attesa di entrare in funzione, ma Zingaretti e la Raggi fanno finta di non saperlo.

È autorizzato anche il termovalorizzatore di Albano, che doveva essere costruito dal consorzio Coema, formato da Colari ed Ama, la cui Aia, differentemente da quello che pensa la Regione, vive in base alla stessa normativa per cui vive l’aia del Tmb, sempre di Albano, che è in fase di ristrutturazione dopo l’incendio che lo ha bloccato.

Anche il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del governo Renzi del 10 Agosto 2016, decreto sblocca impianti, che calcola il fabbisogno di incenerimento di tutta Italia, per il Lazio il fabbisogno è pari a 879.383 t/a, con la raccolta differenziata al 65%, ha previsto la necessità di quattro impianti di termovalorizzazione. Gli stessi del piano regionale del 2012

Graziano Delrio e Nicola Zingaretti

Lo sanno e lo dicono tutti che nel Lazio servono i termovalorizzatori, lo ha ammesso a denti stretti lo stesso Presidente della Regione, quando in audizione alla Camera nella commissione rifiuti ha dichiarato che nel caso si può aumentare la potenza del Termovalorizzatore di S. Vittore.

Di recente anche l’amministratore di Acea ha dichiarato che la società è pronta a costruire un’altra linea del termovalorizzatore, senza essere smentito dalla Raggi che è l’azionista di riferimento; così come il neo amministratore di Ama, nominato di recente dalla Raggi, ha detto che a Roma serve un termovalorizzatore.

Il nuovo piano rifiuti in discussione in commissione non prevede altri impianti di termovalorizzazione oltre quello di S. Vittore ? vedremo come uscirà dal Consiglio quando verrà approvato. 

Che il piano non regga sui numeri lo sanno tutti, perché aumenta a dismisura la raccolta rifiuti, obiettivo che non sarà mai raggiunto, e prevede una diminuzione di produzione di rifiuti, quando nel 2018 questa è aumentata sia nel Lazio che a livello nazionale del 2%.

Che il piano non regga lo dimostra proprio la richiesta di A2A di costruire il termovalorizzatore a Tarquinia, a meno che non vogliamo pensare che una delle società più importanti a livello europeo di gestione dei rifiuti abbia tempo da perdere e denaro da sprecare. In A2A sanno leggere le carte, se hanno presentata la domanda significa che hanno i loro buoni motivi di pensare che l’esito possa essere positivo.

La sede A2A Foto © Imagoeconomica / Sergio Oliverio

Oltretutto non si capisce come mai l’assessore Valeriani dica no all’impianto e gli uffici in contemporanea aprano la conferenza dei servizi. Una contraddizione che la dice lunga.

E’ di queste ore, poi, la notizia che Acea e A2A si siano alleate per acquisire la Unieco holding ambiente, una società di gestione dei rifiuti tra i primi cinque operatori in Italia.

Una operazione importante, che avrà un forte impatto sul sistema di potere di Roma e del Lazio e conferma la mia impressione che la scelta di A2A di venire nel Lazio non sia casuale.

Leggo infine della protesta del movimento di Calenda alla norma voluta da Porrello, perché Azione sarebbe favorevole a costruire termovalorizzatori anche nelle altre Province del Lazio e mi chiedo perché questa battaglia Azione non l’abbia fatta in Consiglio Regionale. (Leggi qui Calenda e 5 Stelle, lo scontro inizia dai rifiuti e San Vittore).

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