L’eterno anno zero. Ciociaria senza leader

Il 2021 sarà l'anno dei vaccini in un territorio che soffre la mancanza di leader. Nel quale da troppo tempo non si registra una novità politica vera. E dove regnano le divisioni. All'interno di tutti gli schieramenti

Corrado Trento
Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Anche in provincia di Frosinone il 2021 sarà l’anno del vaccino. Anzi, dei vaccini. Ne arriveranno diversi. L’Azienda Sanitaria Locale si è subito distinta, al punto da meritare una citazione dell’assessore regionale Alessio D’Amato.

Martedì scorso la giornata inaugurale, che però non ha avuto soltanto un valore simbolico. No, il messaggio che è passato è stato soprattutto un altro: organizzazione, solidarietà, spirito di squadra, impegno, voglia di restare in trincea. Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha specificato che certamente il vaccino rappresenta un’arma in più che può rivelarsi decisiva nella “guerra”al Covid. Ma che non siamo nella fase della fine dell’incubo.

Due infermiere di turno nell’ospedale di Frosinone la notte di Capodanno

Il maledetto virus ha costretto tutta la Sanità ciociara a fare i conti con un’emergenza che nessuno avrebbe mai potuto prevedere. La risposta è stata immediata e forte. Allo stesso tempo, però, ha indotto tutti a riflettere sulle scelte fatte negli anni scorsi. Scelte di tagli e di ridimensionamenti. Scelte che a dire la verità in pochi hanno provato a contrastare davvero. (Leggi qui La mia Asl, il nostro Policlinico. E porto anche il Campus Biomedico).

Adesso però la prospettiva è completamente cambiata e se c’è un settore nel quale la politica dovrebbe investire senza se e senza ma quello è la Sanità. Così come dalla Sanità può arrivare l’esempio virtuoso per il mondo dell’economia e del lavoro. Questa provincia ha bisogno di opportunità e di progetti. Per troppi anni si è andati avanti come se nulla potesse cambiare o essere cambiato, come se la decrescita infelice fosse inevitabile. E allora non si è mai provato a far sentire la voce della Ciociaria.

Da giugno questa provincia ha due fermate del Treno ad alta velocità. Ci sono esempi di territori che hanno puntato su questo. È necessario farlo anche qui, ma servono persone che assumano l’iniziativa. Non soltanto quando ci saranno le campagne elettorali. Ma prima. Pensando alla programmazione, non ai consensi.

Il profilo basso di una politica smarrita e debole

Massimo Ruspandini con Claudio Fazzone e Nicola Ottaviani

Da quanto tempo in Ciociaria non si registra una novità politica vera? Da troppo. I Partiti sono impegnati al proprio interno più che all’esterno. Non è soltanto “colpa” del Covid. C’è pure un altro elemento, che si chiama mancanza assoluta di unità. Le sfumature sono diverse, ma il minimo comun denominatore c’è.

Se oggi si dovesse convocare una riunione provinciale del centrodestra bisognerebbe invitare tantissimi esponenti. Il commissario di Forza Italia è Claudio Fazzone. Ma siamo sicuri che le sue decisioni sarebbero poi tenute in considerazione da Gianluca Quadrini e Anselmo Rotondo? Nella Lega il coordinatore provinciale è il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani. Ma c’è pure il responsabile dell’organizzazione Pasquale Ciacciarelli, consigliere regionale. Sicuri che sono sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda? Senza considerare che l’onorevole Francesca Gerardi sembra volersi rappresentare per conto proprio all’interno del Partito. In Fratelli d’Italia non c’è dubbio alcuno che il leader sia il senatore Massimo Ruspandini. Ma l’area che fa riferimento ad Alessandro Foglietta alle ultime comunali ha assunto decisioni diverse, sostenendo candidati differenti da quelli indicati da Ruspandini. Per questi motivi la domanda è: quanti esponenti andrebbero realmente invitati ad un tavolo provinciale della coalizione?

Se Atene piange il Pd non ride

Francesco De Angelis, Luca Fantini Antonio Pompeo

Il centrosinistra come coalizione, invece, non esiste più da tempo. Ci sono il Partito Democratico e il Psi. Ma per il resto si è persa da anni quella coesione che teneva dentro tutti, pur nelle diversità. Nei Dem il segretario Claudio Fantini ha iniziato quella che si può definire una lunga traversata nel deserto.

Quando si è candidato alla segreteria, Francesco De Angelis disse che la “mission” era quella di superare il sistema delle correnti. Ben sapendo che si trattava di una “mission impossible”. La missione possibile in realtà è un’altra: cercare di tenere unito il Partito nelle scelte importanti. Cosa che non è avvenuta (non per responsabilità di Fantini ma per via di scelte assunte prima della sua elezione alla segreteria) alle ultime comunali. Con le sconfitte annunciate di Ceccano e Pontecorvo.

E la sensazione netta è che il Pd continui a rimuovere quella che è una disfatta politica senza precedenti. Il riferimento è a Ceccano.

Alle prossime amministrative vedremo se Luca Fantini sarà riuscito a “cambiare verso”. Certo è che raggiungere la sintesi tra le posizioni di Pensare Democratico (De Angelis-Buschini-Battisti) e Base Riformista (Pompeo) è sempre assai complicato. Per le comunali di Frosinone, in programma nel 2022, si è pensato alle primarie per tenere tutti all’interno dello stesso confine. Ma proprio in Ciociaria in diverse occasioni le primarie non sono servite ad evitare spaccature. In un quadro del genere la conclusione è evidente: estrema debolezza della politica locale.

La mancanza di fiducia e gli algoritmi

Giuseppe Conte

Non va meglio sul versante della politica nazionale, dove a dominare la scena sono sempre le annunciate crisi di Governo. Non è poi per caso che nei vari rilevamenti, con riferimento a quelle che gli italiani percepiscono come istituzioni, la percentuale minore di fiducia sia per i Partiti. E non è neppure per caso che si stanno moltiplicando i settori nei quali a determinare le nostre decisioni sono gli algoritmi.

Ma c’è un’altra prospettiva che tralasciamo spesso: vale a dire il fatto che sono sempre di meno quelli che hanno voglia di impegnarsi in politica. Laddove impegnarsi non significa soltanto candidarsi ad una carica e magari “lasciare” se non si viene eletti.

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