L’ora della “stretta” rossa. Su la mascherina

I numeri del virus galoppano: circa 300 pazienti Covid ricoverati in provincia. Dove 1 su 20 si è infettato ed 1 su 55 è morto. E le dosi di vaccino nel Lazio stanno per finire

Corrado Trento
Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Siamo nel pieno della terza ondata, quella caratterizzata dalla presenza delle varianti. Inglese e brasiliana. Anche in provincia di Frosinone. La curva dei contagi sta salendo in maniera fortissima. Ieri 324 nuovi casi su un totale di 2.568 tamponi, per un tasso di positività del 12,61%. La Asl ha aumentato il tracciamento: negli ultimi cinque giorni sono stati effettuati 13.394 test, tra molecolari e antigenici; 1.360 i contagiati. Il 10,15%. Ma non c’è soltanto questo ed è ora che la Ciociaria ne prenda atto.

Foto: Carlo Lannutti / Imagoeconomica

C’è una pressione fortissima sulla rete sanitaria, con circa 300 pazienti Covid ricoverati negli ospedali di Frosinone e Cassino, ma anche nelle strutture private a supporto. Ma bisogna fare i conti pure con oltre 3.500 persone positive in sorveglianza domiciliare. Il che vuol dire che la Ciociaria sfiora quota 4.000 attualmente positivi. Cifre che a loro volta determinano una marea di “contatti”. Viaggiamo nell’ordine dei 20.000. Insomma il virus sta avanzando e una settimana di zona rossa è servita a poco.

Vero che gli effetti si vedono dopo almeno dieci giorni, ma i numeri hanno la testa dura. Cresce anche l’incidenza di nuovi casi settimanali ogni 100.000 abitanti. Dal 6 al 12 marzo i casi sono stati 1.738, pari a un’incidenza di 364 ogni 100.000 abitanti. Mentre nei sette giorni precedenti i nuovi casi erano stati 1.493, con un’incidenza di 313 ogni 100.000 abitanti. La soglia di sicurezza è sotto i 250 ogni 100.000 abitanti. L’unico valore che scende è Rt, nel senso che non sta più a 1.31, ma rimane comunque superiore a 1. Se l’indice di trasmissibilità cala e i contagi aumentano la spiegazione è che i setting di contagio più importanti continuano ad essere in ambito familiare. Infatti al 5 marzo erano già il 43,6% del totale.

Ad un anno dal lockdown la fine del tunnel è lontanissima. Anzi, con ogni probabilità quelli attuali e i prossimi, saranno i giorni di un nuovo picco di contagi.

La mascherina va sul naso

Nonostante tutto questo la sensazione è che ancora troppi siano convinti che a rispettare le regole debbano essere gli altri. Negli ultimi sette giorni si è vista meno gente in giro, su questo non c’è dubbio. Ma non basta.

(Foto: Vince Paolo Gerace / Imagoeconomica)

Gli scienziati continuano a ripetere che le regole base per contenere il Covid-19 non cambiano. Per esempio bisogna continuare ad indossare la mascherina, al chiuso e all’aperto. Anzi, viene consigliato di portarla anche nella propria abitazione quando si ricevono persone non conviventi. Viene raccomandato altresì di non ospitare più di due persone e di non abbassare la guardia neppure quando si incontrano parenti e amici. Ma molti non lo fanno.

Così come indossare la mascherina tenendo scoperto il naso non serve a nulla. La mascherina va tenuta pulita: tenerla al braccio oppure in tasca ne annulla l’efficacia. Poi naturalmente ci sono tutte le altre regole: dai confini chiusi al coprifuoco da rispettare. Purtroppo il Covid-19 non è stato sconfitto e quindi non si può nemmeno pensare di abbassare la guardia. (Leggi qui I tubi che tengono vivo Daniele e quelli che corrono per finire come lui).

Le regole vanno rispettate

In provincia di Frosinone hanno contratto il virus 24.452 persone. E 446 hanno perso la vita. Cosa ancora non è chiaro sulla gravità della situazione? Un ciociaro su 20 si è infettato. E un malato su 55 è morto.

Certamente da ormai cinquantaquattro settimane sopportiamo sacrifici inimmaginabili prima. E siamo consapevoli che quando l’incubo sarà finito le nostre vite non potranno tornare quelle di prima. Il prezzo sanitario, sociale, psicologico che stiamo sopportando è enorme. Non basterà davvero riaccendere l’interruttore. Ma in questo momento non possiamo fare altro che attenerci scrupolosamente alle regole. Senza eccezioni. Perché una qualunque eccezione rappresenta un rischio per noi e per gli altri.

(Foto: Carlo Lannutti / Imagoeconomica)

L’unica arma che abbiamo sono i vaccini: un fronte caldo, soprattutto perché mancano le dosi che erano state previste e richieste. Un’emergenza nell’emergenza, considerando che le varianti rappresentano una spada di Damocle sull’efficacia della profilassi. Si stanno facendo sforzi enormi, a cominciare dal piano dell’organizzazione. Però anche in questo caso vanno fatti i conti con la realtà.

L’assessore regionale alla Sanità Alessio D’Amato ha detto: «Sono molto preoccupato per le forniture. Abbiamo una settimana di autonomia». Vuol dire che più di qualcosa non ha funzionato. Il premier Mario Draghi ha detto: «Con i vaccini ne usciremo, ma rispettiamo tutti il turno». Ecco, in una situazione del genere i “furbetti del vaccino”sono davvero una categoria insopportabile.

Un’ultima cosa sulla regole: vanno rispettate, ma anche fatte rispettare. Il che vuol dire controlli a tappeto.

Prossime settimane decisive

Tutto il Lazio in zona rossa da domani. Poi ci sarà la Pasqua blindata. La curva dei contagi va assolutamente raffreddata, altrimenti è complicato che il sistema possa continuare a reggere. Già ai Pronto soccorso la situazione è al limite, con decine di pazienti che aspettano ore. Medici e infermieri sono stremati dopo un anno di “trincea”contro il virus.

Le vaccinazioni nel Lazio

Pierpaola D’Alessandro, direttore generale della Asl, sta tenendo altissima la concentrazione. In questo momento ci sarebbe bisogno anche di una risposta da squadra dell’intera classe dirigente politica del territorio. Invece continuiamo ad assistere a polemiche in punta di fioretto o sulla lama della sciabola. Ma sempre di polemiche si tratta.

Nei Comuni il tema principale in questo momento è rappresentato dal numero dei positivi in sorveglianza domiciliare. Perché questo comporta anche tutta una serie di attività da effettuare: dalle sanificazioni alla raccolta dei rifiuti ad hoc. Dopo un anno di pandemia la stanchezza è il sentimento prevalente. Ma è vietato mollare.

Non abbassiamo la mascherina. Non adesso.

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