Omicidi e rapine: inventati dalla politica. E Mussolini tolse le armi.

Lucio Marziale

Idee Controcorrente

di Lucio MARZIALE
Opinionista
Controcorrente

 

 

Le statistiche ufficiali ci dicono che il numero degli omicidi è in calo costante da anni.
Si tratta di un dato inoppugnabile, anche perché, in tema di omicidio e a differenza di altri reati, non esistono zone franche di reati non denunciati o non accertati.
Peraltro, anche il numero di furti e rapine è in calo, in ciò confermando la legge criminologica secondo la quale, in corrispondenza della crescita del benessere complessivo, si assiste alla traslazione dei reati dalla zona dei fatti di sangue e violenti a quella delle truffe e delle frodi, commerciali o fiscali.
La percezione di insicurezza, pertanto, non trova riscontro nella realtà delle cose.
Essa viene ingenerata dalla attenzione mediatica, e dall’utilizzo politico che si fa dei fatti di sangue e delle tragedie personali.
Un uso politico che contrasta anche qui con la storia italiana.
Tutto lo strumentario giuridico penale italiano, infatti, è di diretta provenienza fascista.
Esso venne allestito nel 1930 dal Ministro Alfredo Rocco con eccezionale sapienza giuridica, tanto da rimanere sostanzialmente inalterato anche dopo la Costituzione Repubblicana del 1948.
Ciò vale per le norme che regolano la legittima difesa, ma anche l’uso delle armi. Mussolini impose il proibizionismo sulle armi, convinto che una loro diffusione avrebbe finito con armare gli oppositori al regime.
E la diffidenza e l’avversione all’utilizzo delle armi è rimasto un connotato della nostra cultura.
In realtà, episodi sanguinosi come quelli verificatesi anche nelle nostre tranquille zone, possono essere governati e impediti da accorgimenti pratici e indolori.
Innanzitutto la luce: ambienti e luoghi illuminati inibiscono comportamenti violenti. E poi video sorveglianza a tutti i livelli, soprattutto delle strutture private e predisposte dai privati, quindi capillari e diffuse.
Il resto è solo propaganda e inutile aspirazione a una società senza crimine.
Caino e Abele erano solo in due, eppure uno finì.
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