L’eretico Assante, campione del confronto costruttivo

di Ermisio MAZZOCCHI
Direzione provinciale
Partito Democratico

 

 

«Ritengo che le battaglie politiche vadano sempre condotte quando le idealità non sono venute meno (…). Tante volte ho meditato se era giusto distaccarsi dal partito. Ho deciso per il no, perché ero convinto delle ragioni ideali che mi avevano spinto a tesserarmi a una forza riformista capace di migliorare il mondo», scriveva Franco Assante in un articolo, pubblicato su L’Inchiesta del 5 settembre 2012, in cui esaminava la condizione del PD.

 

Credo che questa sua dichiarazione ponga un problema che non è stato del tutto risolto. Assante tentò di mantenere ferma una posizione di legame con il suo partito basata esclusivamente con una forte convinzione ideale e riformista con un chiaro e netto posizionamento a sinistra.

 

Furono i suoi riferimenti di orientamento del suo pensiero politico e della sua azione di attivista, che oggi nella loro essenza politica, rimangono al centro del dibattito politico che coinvolge a tutti i livelli e tutte le anime del PD.

 

Il messaggio di Assante è ancora valido: rimanere dentro al soggetto principale dello schieramento delle forze di sinistra e riformiste. Ed egli stesso percepiva, come dimostrano successivi articoli, e i suoi interventi nel partito, cui ho spesso assistito, una difficoltà del PD a rapportarsi con la società, quasi a presagire il pericolo di un suo isolamento e la difficoltà ad aprirsi a una nuova politica delle alleanze.

 

In quello stesso articolo scrisse:

Ma deve essere chiaro che quando parliamo di rinnovamento ci riferiamo a tutti i comportamenti degli uomini e dei partiti, alle profonde trasformazioni che essi devono garantire alla società, in tema di eguaglianza, di meritocrazia, di lavoro e di benessere, dei diritti e dei doveri, di onestà interiore e materiale.

 

Questo significa che quel processo di rinnovamento, che oggi non si è concluso, avrebbe dovuto portare alla rottura dei vecchi riti e delle vecchie forme della politica. Significa ancora, leggendo quelle parole con gli occhi di oggi, una scelta di campo per superare le ingiustizie e le divaricazioni che si sono determinate in Occidente in questi anni di globalizzazione.

 

Appunto, comprendere la sofferenza, il conflitto, l’ingiustizia in una società sfaldata, incerta, impaurita e sempre più impoverita. I cambiamenti devono garantire diritti e uguaglianza, diceva Assante, che possono essere realizzati nella chiarezza degli obietti e partecipata nelle sue forme.

 

Le sue analisi si basavano su la convinzione che la battaglia delle idee dovesse avvenire in un confronto aperto, di ampio respiro che non si rinchiudesse in contrapposizioni di potere, ma realmente democratico e costruttivo. Un bisogno che diventa, in questa epoca di travaglio politico e morale dell’intero paese e dei partiti, sempre più impellente.

 

Assante ne aveva colto i fondamenti di queste necessità della società italiana, che gli derivavano dalla sua tenace lotta politica per allargare il campo del confronto e per abbattere ingiustizie e squilibri sociali.

 

Cardine della sua idea della politica era la questione morale che per lui non era ridotta alla fustigazione dei costumi, ma era legata a quel senso di giustizia sociale, di rispetto dei più deboli, degli sfruttati.

 

Lotte durissime ai tempi della ricostruzione con la vicenda Ericas per arrivare alle assunzioni alla Fiat, passando per ininterrotte battaglie per la legalità, oggi si direbbe della trasparenza.
Rigoroso, con maggior vigore nei confronti del partito, del PD, cui era iscritto, nei suoi comportamenti e nelle sue arringhe politiche. Temeva con grande preoccupazione lo scivolare del PD verso un leaderismo fuori da qualsiasi controllo e interesse partitico, finalizzato a mantenere poteri personali o di gruppo.

 

Uno scenario a tutt’oggi aperto, che scuote quanti, come Assante, hanno creduto e credono che le “idealità non sono venute meno”.

 

Franco non era un Savonarola della politica, bensì un laico con un acceso spirito critico, foggiato nella dialettica del PCI, affinato nel comprendere i problemi sociali, arricchito dalla sua passione per la fotografia e il cinema, oltreché dalla sua attività professionale, che seppe interpretare i mutamenti sociali e le aspettative di quanti credevano in un processo di rinnovamento, avviato dal PD, aprendo un percorso che a oggi non è terminato.

 

I suoi dubbi, le sue incertezze, le sue critiche, il suo sforzo costante di evitare lacerazioni e divisioni, hanno tutti un valore attuale con una sorprendete aderenza alla realtà di questi nostri tempi.

 

Meriterebbe un segno di riconoscimento da parte di quella città che ha servito per tutta la sua vita, sin da quando fu eletto nel 1954 consigliere comunale, per arrivare alla sua elezione a deputato. Cassino ha ricordato, intitolando strade ed erigendo monumenti, molti personaggi della sua storia. Sarebbe un saggio gesto dare una collocazione meritoria nella toponomastica cittadina, dedicata a Franco Assante.

 

Egli certamente fu un uomo di parte, ma lo fu sempre in funzione di un interesse generale, per i suoi cittadini cassinesi che per quelli dell’Italia. Al servizio della comunità, senza pretesa né riconoscimenti di premier né vantaggi personali.

 

Una qualità che occorrerebbe ritrovare per dare una speranza a quella “idealità”, che è stata l’infinita e granitica passione di Franco Assante.

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