Un progetto unico per unire tutte le forze di sinistra (di A.Mirabella)

di Armando MIRABELLA
Portavoce Circolo Possibile
P.P. Pasolini Frosinone

 

 

Lo spontaneo raduno di noi provenienti dalla provincia di Frosinone al teatro Brancaccio di Roma per partecipare a “Un’alleanza popolare. Per la democrazia e l’uguaglianza”, la grande assemblea organizzata da Anna Falcone e Tomaso Montanari è la fotografia di quanto accaduto ieri, occasione in cui si registra un salto in avanti, forse decisivo, sul progetto di costruzione di un soggetto il più unitario possibile a sinistra.

 

Da Frosinone, Sora, Cassino, semplici iscritti e iscritti con qualche responsbilità in PCI, Rifondazione Comunista, sinistra Italiana e Possibile, ma anche semplici cittadini, professionisti, professori universitari, tutti a salutarci con calore dentro, e sopratutto fuori (perchè il più grande teatro di Roma era colmo oltre il limite della capienza) e a dirci: “anche tu qui!

 

Il tratto caratteristico ed unificante che risulta al termine delle battute che ci si è scambiati in tutti questi incontri è la volontà di costruire una vera ‘azione popolare’.

 

In alcuni cittadini la crisi ha generato voglia di vendetta, ma ne esistono altri per i quali è diventato impossibile essere rancorosi e passivi verso la “cinica consapevolezza – spiega Montanari – che quel 50% che vota è la metà più garantita, più protetta. Quella che ha qualcosa da perdere. E che, invece, nel 50% che non vota ci sono i sommersi. I disperati. I disillusi. Gli scartati, di cui nessuno si cura”.

Su questa base sono concepiti provvedimenti come, ad esempio, gli 80 euro indiscriminati in cui si compie l’ingiustizia, che definirei biblica, di dare parti uguali tra diseguali. E’ dunque accolta tra gli applausi la proposta di “costruire una grande coalizione civica nazionale e di sinistra capace di portare in Parlamento questa metà di Italia”.

 

Forse quel desiderio di vendetta di tanti cittadini discende dalla percezione di non contare nulla, di non essere rappresentati da nessuno: è venuto il momento di lavorare sulla rappresentanza, non sul feticcio della governabilità. “In questi giorni – riprende nel suo intervento Montanari – siamo stati rimproverati perché non pensiamo ad una sinistra di governo. Vorrei rispondere con chiarezza e con forza. In questi ultimi vent’anni la sinistra italiana ha scambiato i fini con i mezzi: il governo è diventato un fine, e ci siamo dimenticati a cosa serviva, governare. E invece il governo è un mezzo, è uno strumento, per attuare un progetto: e noi oggi vogliamo lavorare al progetto, portando in Parlamento l’energia, la sofferenza, la visione di questo Paese. È questo l’unico voto veramente utile: quello che costruisce rappresentanza democratica, portando in Parlamento l’altra metà dell’Italia. Un grande progetto di inclusione e di attuazione della sovranità”.

 

Una delle ragioni della decadenza della nostra democrazia, ma ancora prima della nostra convivenza civile, è l’umiliazione perpetua dello spazio pubblico in cui i livelli di governo territoriale prossimi ai cittadini come sono i comuni e le province, gli enti intermedi (Consorzi, aziende pubbliche di servizi essenziali, persino la sanità: la vita delle persone), ma anche quelli poco più lontani come le Regioni o ancora il Parlamento è stata consegnata, non si da chi e non si sa quando, alla cieca fedeltà a pochi capi.

 

Tuttavia, nelle tornate elettorali delle nostre città, accanto a cittadini che hanno scelto di scambiare la soluzione a qualche problema personale con il voto al potente di turno, si affaccia una nuova dimensione politica che può essere la speranza a cui tanti possono guardare con concrete possibilità che diventino azioni etiche, rispettose dell’ambiente e dei cittadini, orientate a una nuova idea di Sviluppo.

Frosinone In Comune irrompe nel consiglio comunale nel capoluogo su questa spinta: riesce dove nessuna lista civica era mai riuscita dai tempi di Paolo Fanelli, da prima che esistesse Internet. E Frosinone In comune trova esperienze sorelle, affinità in tanti punti della nostra provincia: per esempio la favolosa competenza fresca e concreta di Primavera Sangiovannese, o ancora come a Ferentino, ad Alatri, a Pastena e magari a Pico, a Sora, a Roccasecca e nei tanti luoghi dove nelle aule consiliari è tangibile “la volontà di costruire una vera azione popolare” di cui c’è bisogno.

E’ ormai una emergenza avviare un percorso sul nostro territorio, con assemblee che consentano il censimento e la raccolta delle energie disponibili a questa sfida. Questo percorso è prezioso per, come dice Civati, il segretario nazionale di Possibile: “discutere apertamente di quello che vogliamo fare per l’Italia, ma poi dobbiamo cominciare a farlo. Dobbiamo venire al dunque”.

A chi non si accontenta dei comitati elettorali permanenti del PD, spesso connessi al sistema di potere di Forza Italia, e alla indeterminatezza randomica dei contenuti del M5S una risposta va data.

Chi cerca ragionevolezza e responsabilità deve essere soddisfatto.

Va data vita a un unico progetto per tutte le forze che ci stanno, intorno a un manifesto condiviso. A partire da subito. Una sfida che è di unità, concretezza e soprattutto di chiarezza.

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