Mirabella: «Quel disperato bisogno di qualità che serve a Frosinone»

di ARMANDO MIRABELLA
Segreteria Provinciale ‘Possibile’

Caro Direttore,
il 17 aprile si vota per il referendum che vuole impedire di trivellare i fondali marini a meno di 12 miglia da dove ci sono gli stabilimenti balneari con i loro ombrelloni, sdraio e lettini. Come diceva Nenni “la politica si fa con i sentimenti e non con i risentimenti”, con la rabbia non si fa una buona politica. Forse non si fa proprio politica. Ma forse basta l’indignazione, la insopportabilitá di una ingiustizia, la percezione chiara che degli interessi oltraggino anni di pratica di certi valori.

Fare campagna per l’astensionsionismo, come fa il Partito Democratico, su questo tema è una cosa insopportabile, intollerabile, nauseante.

Mi chiedo, in un paese sempre più proiettato verso la produzione di energia con sole, vento, maree, geotermia, come e perché cancellarsi dal DNA i propri cromosomi ecologisti per cercare petrolio, per distruggere fondali, per minacciare la pesca, per mettere a rischio economie turistiche di interi territori.

In tutte queste settimane, a proposito di quella ennesima occasione mancata rappresentata da quel che è rimasto della legge sulle unioni civili, si è spesso fatto ricorso alla locuzione “tema etico”. Un concetto che mi fa sorridere: ma non sono “etiche” tutte le scelte che hanno a che fare col bene comune? Non è un tema che tocca l’etica quello di decidere di sabotare la natura del mare che abbiamo di fronte d’estate e che tutti vogliamo pulito? Due mila euro costa una concessione: una miseria, un oltraggio.

E’ modernità quella di proporre ricette del XIX secolo per affrontare le sfide del XXI. O è l’ennesimo esercizio che, attraverso degli slogan insistenti e ripetuti, tenta di rovesciare le parole? Ma il quesito di fondo è: con chi ha questa idea di presente e di futuro si può pensare globalmente ed agire localmente? Io credo di no.

Pensiamo al livello regionale. A pagina 40, punto 4.4.7, Nicola Zingaretti nel suo programma liberamente dice di pensare “a una graduale sostituzione di tutte le forme di sostegno economico pubblico – non solo erogate dall’ente regionale, ma anche dai Comuni e dallo Stato – con la progressiva introduzione del reddito minimo di cittadinanza quale strumento intorno al quale realizzare una rivisitazione globale del sistema di welfare”. Ma l’Assessore Valente è stata informata di questo impegno preso nel chiedere il voto? E’ modernità pensare che sia irrealizzabile uno strumento attivo già in diverse regioni del Sud e anche del Nord Italia, così come in tutti, tranne due (e una è l’Italia), le nazioni europee? Io credo che alla Vertenza del Frusinate, che incarna e struttura il dramma di 130.000 disoccupati in provincia di Frosinone, si debba almeno avere il coraggio di dire davvero cosa si vuole fare, a meno che non sia stato detto con le parole della Valente. Ed in questo caso, la Valente, può continuare a fare l’Assessore al Lavoro di una giunta che ha quel punto di programma di governo?

Avere la chiave interpretativa scritta da Aldo Moro nelle sue lettere dalla prigionia: “Siate indipendenti. Non guardate al domani, ma al dopodomani” per decifrare cosa accade nella politica cittadina di Frosinone è sconfortante. Si rinvangano dati, atti e fatti del 2012. Nel frattempo in città è accaduto tutto: assurti alle cronache nazionali per l’inquinamento, la citta si è spezzata in due da anni grazie ad una frana che ha cancellato un ponte, mentre si progetta di ripristinarlo si buttano soldi per farne un doppione, il centro storico è perso, uno scandalo tangenti ha colpita la giunta comunale sull’appalto degli appalti che è quello dei rifiuti, la cittadinanza reclama una mobilità alternativa, la manutenzione ordinaria non si fa più, non si progetta nulla, nella giunta in cui il Sindaco Ottaviani ha perso per motivi diametralmente opposti due vicesindaci, si ruotano, unicum mondiale, gli assessori, ecc. ecc. e purtroppo ecc.

Ho letto con grande attenzione l’intervento dell’ottimo segretario del PSI Vincenzo Iacovissi. Condivido totalmente l’idea di una citta intercomunale (che trattammo anni fa in alcuni forum tematici in quell’altro PD). E ho letto anche della necessità di “riannodare fili spezzati”. Ma che valore hanno tessuti fatti riannodando fili malamente spezzati? In Italia intorno al 1400 ci fu una grande innovazione. Forse portato dai marinai imbarcati sui velieri provenienti dall’Arabia giunse un nuovo tessuto: il macramè. Per tesserlo si usavano fili non spezzati, ma sempre più sottili fino a diventare una trina preziosa.

E’ poco, ma c’è ancora tempo per nuovi tessitori: Frosinone ha un disperato bisogno di qualità.

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