Non può crescere un territorio che non conosce le sue radici

Una pianta senza radici non può crescere. Una terra che non ha consapevolezza del suo passato non può costruire il suo futuro. E’ anche per questo che la provincia di Frosinone non cresce ma rimane nella sua paludosa immobilità. I ragazzi non sanno di chi sono figli e nipoti, non conoscono né il sudore né e l’ingegno dei loro nonni, non hanno la più pallida idea di chi siano i nomi scolpiti sulle lapidi sotto alle quali passano ogni giorno e talvolta imbrattano per noia.

Vergogna per il passato

Non può crescere una generazione che si vergogna del suo passato. Che preferisce dire ‘Sono di vicino Roma‘ per non dover pronunciare la parola Frosinone.

Non hanno speranze quei ragazzi che non sanno quanto le parole pronunciate da papa Francesco posino le basi sulle meditazioni fatte settecento anni fa da un monaco dell’ordine dei predicatori nato ad Aquino. Che ignorano quanto il nostro modo di pensare lo si debba ad un avvocato dell’ordine equestre di Arpino,.

Che buona parte della cinematografia italiana sulla quale hanno riso e pianto da bambini la si deve a tre fratelli di Frosinone, che quel signore alto e con i baffi che ha fatto innamorare la generazione delle loro nonne con Pane Amore e… era nato a Sora, che in Giappone adorano le fusioni dell’acciaio ideate da un signore di Fontana Liri e che ha lasciato parte delle sue opere ad una fondazione di Arpino, che la Lega Lombarda non è nata a Pontida bensì ad Anagni e molti secoli prima che Bossi si svegliasse.

Il Palazzo dell’Eur

Se la civiltà italiana, ai tempi dell’impero era riassunta dalla frase scolpita sulle facciate del Palazzo dell’Eur «Un popolo di poeti di artisti di eroi / di santi di pensatori di scienziati / di navigatori di trasmigratori», a questa terra non mancano né i Tommaso d’Aquino né i Bonaviri, né i Caio Mario né i Manlio Valchera o i Norberto Turriziani, né i Vittorio De Sica o i Marcello Mastroianni ed i Nino Manfredi.

Allora, se viene a farci visita uno dei principali esponenti delle politiche del Turismo in Italia, non lo si può portare a conoscere il papà di una cantante locale. Famosa e gliene va reso merito. Ma abbiamo altro, per tentare di costruire un’economia del turismo.

E se nemmeno noi lo conosciamo, se neanche i nostri figli hanno idea che le loro radici non sono né Bastiano il pecoraio né Gigione, allora non abbiamo molte speranze di crescere nel prossimo futuro.

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