Non solo Coronavirus. Il cigno nero dell’economia (di C. Trento)

Foto © Imagoeconomica / Marco Cremonesi

L'atteggiamento della classe dirigente politica non ha aiutato: prima ha sottovalutato il Coronavirus e poi lo ha drammatizzato. Le conseguenze per il territorio possono essere enormi. Come hanno detto Stirpe, D'Amico e Federlazio. Il caso del palazzo ex Bankitalia mette a nudo una realtà: a Frosinone su nulla ci si riesce ad unire

Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Non facciamoci illusioni: non sarà semplice. Ma non esiste alternativa a quella che è la “madre di tutte le battaglie” da vincere: il ritorno alla normalità. In poco più di una settimana le nostre vite quotidiane sono state completamente stravolte dall’esplosione dell’emergenza Coronavirus. Non esiste un solo settore che non sia stato terremotato dal Covid-19: dalla sanità all’economia, dai trasporti allo sport, dalla scuola alla politica. Tutto.

Il “cigno nero” della globalizzazione è tornato, come ha scritto Federico Rampini su La Repubblica. Seminando il panico e alimentando psicosi. L’opinione pubblica ha i nervi scoperti e il messaggio (scientifico) che comunque da questa infezione si guarisce nell’80-90% dei casi fatica a passare. L’atteggiamento della classe dirigente politica non ha aiutato. Il Governo Conte è passato da una iniziale sottovalutazione del problema alla drammatizzazione dello stesso. E soprattutto non è riuscito, specialmente all’inizio, a dare una linea univoca alle Regioni.

Attilio Fontana

Le immagini del Governatore della Lombardia Attilio Fontana che si mette (male) la mascherina certamente non hanno contribuito a rassicurare l’opinione pubblica. C’è però un’altra Italia, quella dei medici e degli infermieri in prima linea. A lavorare. Con turni massacranti ma con competenza e generosità. Questo “pezzo”di Paese ha retto bene lo stress test del Coronavirus.

Mentre invece, per esempio, stavolta si sono registrate delle polemiche perfino fra gli scienziati. Probabilmente non sarà una normale influenza, ma sicuramente non è la peste bubbonica. Il richiamo alle pagine del Manzoni è un esercizio retorico.

Esiste invece un pericolo enorme, quello economico. Perché davvero l’Italia rischia una nuova recessione. Non è possibile chiudere il Paese. Il crollo della produzione comporterà inevitabilmente un’ecatombe di posti di lavoro.

Le possibili ricadute anche in provincia di Frosinone

Maurizio Stirpe, vicepresidente nazionale di Confindustria, ha lanciato l’allarme. Il turismo e i trasporti possono pagare un prezzo enorme. Oltre naturalmente al settore dell’auto. Per non parlare del commercio e della ristorazione. Allo stesso modo potrebbe verificarsi la necessità di sostenere i lavoratori che rischiano il posto. Vuol dire più ammortizzatori sociali.

La Prefettura e la Asl hanno incontrato i sindaci del territorio per dare delle indicazioni sul piano sanitario. Peraltro anche in Ciociaria si sono verificati casi di ordinanze emanate senza un raccordo con gli enti sovraordinati.

Resta il panico il nemico da evitare. È su questo punto che si valuterà la tenuta del Sistema Paese. Il panico terrorizza anche e soprattutto i mercati economici. Non sarà semplice, come dicevamo all’inizio. Ma davvero non esiste un’altra strada.

Foto: © Imagoeconomica Paolo Cerroni

Peraltro, sempre per restare sul piano economico, la Ciociaria già non se la passa bene di suo. Guido D’Amico, presidente di ConfimpreseItalia, ha parlato di una provincia commissariata. Con riferimento ai Consorzi di bonifica e alle Comunità Montane. Ma anche alle tante incognite che incombono come spade di Damocle: la Camera di Commercio del Basso Lazio (si farà o no?), il Consorzio industriale regionale unico (si farà o no?).

Sono tante le incognite del nostro sistema economico. Nessuno (o quasi) ha posto il tema del futuro dello stabilimento Fca del cassinate, considerando il fatto che l’emergenza Coronavirus avrà effetti importanti sul mercato asiatico dell’auto, quello potenzialmente più “reattivo”alla gamma di auto prodotte nella struttura di Piedimonte.

Poi c’è l’Area di crisi. Che fine hanno fatto i benefici previsti? Sempre nell’ultima settimana l’indagine congiunturale di Federlazio sulle piccole e medie imprese della nostra provincia ha fatto emergere quello che è sotto gli occhi di tutti. Riassumibile in una parola: stagnazione. Nessun miglioramento: l’economia locale resta in grande affanno.

È su questo tessuto che dovranno contarsi pure gli effetti dell’epidemia Coronavirus. Bisogna avere il coraggio di ripartire. Certamente con delle garanzie. Gli antidoti sono la conoscenza e la scienza. La politica però deve metterci coraggio, decisionismo, lucidità e capacità di rassicurare. Non è che si può passare, nel giro di poche ore, dal “tutto chiuso”al “tutto aperto”. Ma dobbiamo tener presente non soltanto il breve periodo, ma anche quello medio e lungo. Una nuova recessione determinerebbe l’avvitamento della crisi. Con effetti sui posti di lavoro. La priorità è questa, anche a livello locale. Dove francamente il silenzio della politica e anche di molte istituzioni è assordante.

Dove sta la classe dirigente? Anzi, cosa qualifica una classe dirigente? Sicuramente non la psicosi. Sicuramente non l’ondeggiamento. Sicuramente non il silenzio.

Abbiamo messo il Comune in banca Non all’unanimità
Il palazzo della Banca d’Italia a Frosinone

Nei giorni scorsi il consiglio comunale di Frosinone ha approvato la delibera che autorizza l’acquisizione del palazzo che ha ospitato in passato la sede di Bankitalia. Non c’è stata però l’unanimità: 21 sì, 2 no e 10 assenti (tutti giustificati). (leggi qui I conti della serva: chi fa l’affare nell’operazione sul palazzo ex Bankitalia)

L’Amministrazione Ottaviani ha centrato un altro traguardo. Una parte dell’opposizione ha votato sì, due consiglieri (Daniele Riggi e Fabiana Scasseddu) hanno detto no. Di fatto in aula, ancora una volta, a spaccarsi è stata l’opposizione di centrosinistra. A dimostrazione che le due sconfitte del 2012 e del 2017 non sono state superate.

Ma c’è un altro elemento da sottolineare: a Frosinone (il capoluogo) non c’è mai un tema sul quale si riscontra l’unanimità. Prevale sempre l’impostazione politica. Eppure si dovrebbe soprattutto amministrare.

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