Parlateci di Ferentino… (di A. Porcu)

Foto © Stefano Strani

C'è un chiaro filo nero ad unire la città nell'Emilia con quella in Ciociaria. Entrambe sfruttate dalla propaganda nel tentativo di mettere in cattiva luce l'avversario. Ora le indagini hanno fatto chiarezza. E ciò che resta sul campo non è affatto piacevole

Ferentino come Bibbiano. Presa come emblema del peggiore malgoverno e del più sordido malaffare. In Emilia per storie con i bambini, in Ciociaria si è fatto ricorso a storie di mafia. In entrambi i casi c’era niente di vero: erano solo racconti esasperati ad arte per gettare fango sugli avversari politici, creare imbarazzo, strappare voti. A dirlo sono stati gli stessi magistrati che avevano aperto le indagini. Quelle indagini sulle quali è stata costruita la colossale macchina del fango, prima che gli accertamenti fossero conclusi ed avessero verificato i fatti. Ma ai manovratori della macchina del fango frega niente dei bambini, niente di Biabbiano, meno ancora di Ferentino. In un caso fregava impalare il Pd e nell’altro mettere in croce il presidente della Provincia Antonio Pompeo, sindaco di Ferentino del Pd, per spingerlo alle dimissioni.

Uno dei manifesti su Bibbiano

C’era niente di vero. Sia chiaro: a Bibbiano c’erano una serie di sospetti da approfondire. Ma le indagini hanno stabilito che nulla c’era della mostruosa macchina con cui i comunisti strappavano i bimbi dalle braccia delle mamme per darli in pasto ad altre famiglie. A Ferentino, hanno stabilito ora le indagini appena concluse dalla magistratura di Frosinone, c’era una serie di sospetti sul modo in cui era stata gestita l’assegnazione del project sul cimitero. Ma nessuna infiltrazione nell’amministrazione comunale: né dei clan, né delle cosche, né delle ‘ndrine, né di Alì Babà con i 40 ladroni.

Dunque è caduta l’accusa di infiltrazioni mafiose nell’amministrazione comunale di Ferentino. Il sindaco Antonio Pompeo lo ha ribattuto in queste ore con orgoglio replicando all’intervento fatto a Montecitorio dall’onorevole Francesca Gerardi. Un intervento in cui si chiedeva conto di santo accade a Ferentino. Bollato dal sindaco – presidente, mancato crocefisso, un intervento traballante nei contenuti e nella forma (…) non stupisce che sia stato troncato dalla stessa aula della Camera, bollato come esempio lampante di quella politica che non produce alcun risultato e che fa rimpiangere ogni giorno il passato.

Con la perfidia dell’avvocato, Antonio Pompeo affida il colpo. “Mettiamo in discussione anche il fatto che conosca veramente la nostra città. Sicuramente i cittadini non conoscono lei perché non ha fatto nulla per farsi apprezzare. Se conoscesse veramente Ferentino e i fatti di cui parla, dovrebbe sapere che l’accusa di infiltrazioni mafiose è caduta. (…) Ferentino è altro ed è ora di dire basta a questo sciacallaggio che non fa onore a coloro che se ne rendono protagonisti”.

Il project finito sotto inchiesta

Il resto sono colorite schermaglie politiche tra un amministratore lanciato in piena corsa per reclamare una candidatura parlamentare ed un deputato del fronte opposto che svolge la sua legittima azione di contrasto.

Ciò che resta è l’odore dello sterco misto al fango. A Bibbiano ed a Ferentino. Nel primo caso, chi ne aveva sporche le mani, ora sta meditando sulle cifre maturate domenica notte. Nel secondo è la credibilità a finire messa in discussione. Ed in entrambi i casi non è una bella faccenda.

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