Per fortuna Natale arriva. Non rompete gli addobbi (di C. Trento)

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La fusione delle Camere di Commercio di Frosinone e Latina rischia di portare solo una parte dei risultati se si ragiona in termini di quote tra associazioni e territori. In municipio a Frosinone c'è poco da girarci intorno: è scattato il tana libera tutti

Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Il Natale quando arriva, arriva. Ricordate la celebre frase di Renato Pozzetto? Beh, aveva ragione. E allora, anche se per pochi giorni, proviamo a staccare la spina. Non servirà a risolvere neppure un problema, ma a ricaricare le batterie sì.

L’atmosfera natalizia andrebbe respirata a pieni polmoni, come fanno i bambini accarezzandone la magia. Per gli adulti è più difficile considerando la quantità e il peso dei problemi quotidiani. Per il resto, soprattutto nel mondo della politica, le novità si inseguono in maniera frenetica. Ma soltanto sul piano teorico, perché poi all’atto pratico sotto l’albero non ci sono né regali né sorprese.

La sede della Camera di Commercio a Frosinone

La slitta di Babbo Natale sotto questo punto di vista è rimasta in Lapponia. Nei giorni scorsi il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha dato un nuovo input sul versante della costituzione della Camera di Commercio del Basso Lazio, quella destinata a comprendere sia Frosinone che Latina. Negli ultimi anni l’operazione sembrava sul punto di essere conclusa almeno quattro volte. Poi però è naufragata. Eppure i numeri sono imponenti: sarebbe l’ottavo ente in Italia, con un peso specifico enorme. (leggi qui Via alla fusione: è nata la Camera di Commercio del basso Lazio)

Ma il punto è l’approccio. Si dovrebbe ragionare solo in termini di Camera di Commercio del Basso Lazio. Senza ex. Invece si discute di accorpamento tra Frosinone e Latina. Poi si mette il carico da novanta della rappresentanza e dei numeri delle diverse associazioni di categoria, dell’industria, del commercio, dell’artigianato e via di questo passo. Infine si studiano a tavolino gli apparentamenti, che saranno decisivi per eleggere il presidente.

Sarà di Latina o di Frosinone? Espressione dell’industria o del commercio? E in quota a chi? Se alla fine sarà questa la logica che determinerà gli assetti del nuovo ente camerale, nessuna speranza che possa davvero cambiare qualcosa. Occorrerebbe il coraggio di individuare una governance di “nativi” del nuovo ente. Ma chi riuscirà davvero a mettere da parte il manuale Cencelli?

Il fallimento politico del reddito di cittadinanza
Luigi Di Maio al balcone annuncia la fine della povertà

Nei giorni scorsi la Guardia di Finanza ha denunciato 37 persone che percepivano indebitamente il reddito di cittadinanza. Finora in Ciociaria sono state 45 le persone denunciate per aver ottenuto questa misura senza averne diritto. Su un totale di 9.865 domande concesse in provincia.

Ma sul reddito di cittadinanza ci sono almeno due profili. Il primo è quello relativo ai “furbetti”, l’unica categoria che in Italia non conosce crisi. Sotto questo punto di vista la strada è semplice: controlli e sanzioni. Ma c’è un altro aspetto che non può essere sottovalutato: il fallimento politico di una misura che ha rappresentato il cavallo di battaglia del Movimento Cinque Stelle.

Luigi Di Maio, il capo politico dei pentastellati, lo illustrava così: «Con il reddito di cittadinanza facciamo un patto: vai nel centro per l’impiego, dove ti impegni per 8 ore a settimana nei lavori utili e intanto ti devi formare per un lavoro. Passi la giornata così, poi ti faccio tre proposte di lavoro». Bene, secondo i dati diffusi dall’Anpal (Agenzia nazionale politiche attive del lavoro), da settembre allo scorso 15 novembre, i centri per l’impiego hanno convocato e accolto 200.000 beneficiari del reddito di cittadinanza su 700.000. Di questi, soltanto 18.000 hanno trovato un posto di lavoro. E per lo più a tempi determinato e in modo indipendente.

C’è poco da girarci intorno: chi percepisce il reddito di cittadinanza resta lontano anni luce dal mercato del lavoro. E le famose tre proposte di Di Maio sono al momento una pagina mai scritta del grande libro dei sogni. È questo il fallimento politico di una misura che pure è stata pensata per un obiettivo importante: contrastare la povertà.

Ma le misure vanno poi attuate e soprattutto gestite. Il fatto è che chi riceve legittimamente il reddito di cittadinanza spesso non ha specializzazioni e livelli di professionalità adeguati. E non è certamente sua la responsabilità. Per accedere al mondo del lavoro avrebbe bisogno di una formazione adeguata ed efficace. Il nodo è proprio questo: il reddito di cittadinanza è stato sbandierato e non gestito sul piano amministrativo.

Il fatto che i Cinque Stelle abbiano dimezzato i voti in un anno, tra le politiche e le europee, è anche il “termometro” del fallimento politico di questa misura. La gente lo ha percepito. Poi, quando vengono pizzicati i “furbetti”, allora le persone si arrabbiano. Soprattutto se sono disoccupate, soprattutto se devono pagare mensilmente tasse e bollette.

Nicola Ottaviani va alla guerra con la maggioranza
Il sindaco con l’assessore al Bilancio

Bando alle ciance. L’ultima seduta consiliare ha rappresentato un punto di non ritorno.

La settimana scorsa eravamo stati “facili profeti” ad anticipare quello che poteva succedere. E infatti è successo. Tra il sindaco e il Polo Civico di Gianfranco Pizzutelli c’è al momento una fragilissima tregua armata. Che reggerà, è il caso di dirlo metaforicamente (ma non solo), tra Natale e Capodanno.

Ma non c’è soltanto questo nella maggioranza di centrodestra. Alle riunioni partecipano in pochissimi, il consigliere Marco Ferrara (Lista per Frosinone) non è mai d’accordo con la linea del primo cittadino nei momenti chiave. Giovedì sera ha preferito uscire dall’aula per evitare di conclamare l’ennesima frattura.

Carlo Gagliardi (Lega) è distante anni luce dall’impostazione politica e amministrativa di Ottaviani. La verità è che, nonostante manchino due anni e mezzo alla conclusione del mandato, è scattata la corsa alla prossima candidatura a sindaco. Ed è chiaro che l’attuale schema di centrodestra non reggerà. Per moltissimi il fatto che Nicola Ottaviani non potrà essere ricandidato ha rappresentato il “tana libera tutti”.

Il primo cittadino sa che qualcuno potrebbe pure provare a sfiduciarlo. Clima da Vietnam. Meno male che il Natale quando arriva, arriva.

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