Perché non metto il tricolore francese

Non ho issato il tricolore francese sulla foto del mio profilo Facebook. E non ho intenzione di farlo. Non è per mancanza di rispetto verso la tragedia parigina. Semplicemente, intendo tenermi a distanza dal frullatore di intelligenze che già a sufficienza è stato alimentato. E’ un congegno postulato dalla ‘Psicologia delle Masse‘ (la scienza che studia le conseguenze dei fenomeni collettivi sul comportamento individuale, in altre parole: come fare in modo che le masse reagiscano nel modo che voglio io). Il funzionamento è elementare: Evento > Paura > Odio > Necessità di Reazione. In pratica: Ho messo la bandierina = Ho reagito contro il terrore. E poi tutti di nuovo a giocare con la vita. Mettere la bandierina tricolore serve solo a distrarre una parte delle proprie paure e dare l’illusione di avere fatto qualcosa.

Il problema è più serio. Quello che è accaduto a Parigi è la conseguenza della politica estera francese. E’ ora che anche noi cominciamo a comprendere che il mondo non finisce a Terelle e San Vittore del Lazio a sud; non ci sono le Colonne d’Ercole tra Paliano e Colleferro a Nord; non c’è alcun confine dopo Sora e prima di Balsorano. Quello che a Roma decidono di fare a Tripoli, Nassirya o Mogadiscio, genera conseguenze anche nel giardino di casa.

Gli interessi petroliferi francesi che fanno capo al colosso energetico Elf hanno spinto il presidente Francois Hollande a tentare di abbattere il regime siriano di Bashar al Assad. Con qualsiasi mezzo ed a qualsiasi costo. Così, sono stati finanziati gruppi rivoluzionari nonostante fossero chiaramente estremisti, integralisti e jihadisti. La religione cattolica – che fino a quel momento in Siria aveva i suoi spazi, le sue chiese e le sue tutele – all’improvviso ha iniziato a subire un violento ed inesorabile martirio, coperto dal silenzio degli interessi economici. Come talvolta raccontano nella chiesa di Piedimonte San Germano, dove il parroco don Tonino Martini ogni tanto ospita sacerdoti in fuga da quelle terre e per loro organizza aiuti.

Non solo Parigi: nella corsa ai bacini petroliferi siriani si sono lanciate tantissime potenze occidentali, convinte che rovesciando il satrapo di Damasco avrebbero spuntato contratti più vantaggiosi con i gruppuscoli beduini locali. Hanno finito così per armare gruppi come il Fronte Islamico: aggregazione di bande armate imbevute di cultura salafita che teorizzano la formazione in Siria di un emirato governato dalle leggi del Corano. La laicità, il pluralismo, la multi etnicità, la libertà religiosa, che seppure in maniera limitata esistevano durante la dittatura di Hafiz al-Assad prima e di suo figlio Bashar adesso, sono concetti del tutto estranei al Fronte Islamico.

Ma Parigi, Washington e tante altre diplomazie, sono convinte siano più utili al loro progetto. In questo modo hanno finanziato quei gruppi che ora nemmeno loro stessi possono più governare: stanno devastando l’oriente e seminando il caos in europa con il terrorismo di ritorno.

E’ lo stesso errore compiuto nel rovesciare i regimi di Saddam Hussein in Iraq e di Mu’ammar Gheddafi in Libia. Il vero scopo dei ‘liberatori’ anglo – franco – americani (con l’Italia a fare da ruota di scorta) era quello di destabilizzare quei Paesi e mettere le mani sulle loro riserve petrolifere, non volevano buttare giù una dittatura per esportare la democrazia. Infatti, al posto dei satrapi locali adesso c’è il caos. Ma i pozzi di petrolio funzionano a pieno regime.

Sulle vie d’uscita da questa situazione è possibile leggere tantissimo in queste ore. Non mi va di sposare alcuna tesi.

Ma questi sono i fatti. E la paura voglio tenermela tutta, in modo da scaricarla su una scheda elettorale quando dovranno venire a chiedermi cosa ne penso della nostra politica estera. Per questo non aspettatevi che issi il tricolore francese:

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