Quando i politici contavano avevamo l’Espresso Fanelli

Biagio Cacciola
Biagio Cacciola

Politologo e Opinionista

’′]

Biagio Cacciola

di BIAGIO CACCIOLA
Politologo, Opinionista

Durante una delle mie tante consiliature all’interno dell’aula del Comune di Frosinone, sedevo con attenzione vicino al banco dell’onorevole Cesare Augusto Fanelli. L’ex deputato e sottosegretario della Dc, si avviava a chiudere la sua carriera di politico di spessore e, ogni tanto, mi confidava degli episodi che lo avevano visto protagonista.

Uno di questi era legato a come era stato istituito il famoso Espresso Fanelli. Cioè un treno, diretto, che verso le 9 di mattina collegava, e collega tuttora, Frosinone a Roma. Il vecchio esponente DC mi parlò di una telefonata perentoria da parte di Giulio Andreotti all’amministratore delle allora Ferrovie di Stato. Dopo pochi mesi quel treno, chiamato, appunto, Espresso Fanelli diventò realtà.

Questo per capire quanto poco la politica incida ora sulla vita della gente, in particolare quella meno fortunata di questo territorio. Non credo, infatti, che possa sortire alcunché la richiesta sacrosanta di molti pendolari, costituitisi anche in comitato, per permettere alla stazione di Frosinone di essere collegata in modo decente con Roma e anche con Napoli.

Infatti la politica che una volta era legata concretamente, anche se in modo clientelare, al territorio ora è come una bolla di vapore. Gassosa, fatta di comunicati stampa su i vari settori, Trasporti, Lavoro, Sanità, Scuola, Ambiente ma che non determina assolutamente nulla.

Si pensi al fatto, per esempio, che la Tav, nonostante il passaggio continuo di treni nel nostro territorio, non preveda nemmeno una, dicesi una, fermata all’andata e, una, al ritorno nella nostra provincia. Non reggono le osservazioni del tipo che perderebbe in velocità. Infatti se guardiamo la fermata a Reggio Emilia della Tav, ci accorgiamo che Bologna sta a solo venti minuti di treno regionale e, nonostante ciò, la Tav ha più fermate a Reggio Emilia mediopadana. Forse perché, all’epoca, vi scendeva l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi.

Sta di fatto che la tratta Roma/Napoli, via Cassino è lo sfregio più clamoroso verso questo territorio. Ci verrebbe da chiedere ai parlamentari perché alzano alte grida per rimanere ‘appiccicati’ a Roma, se si minaccia di staccarli dalla cosiddetta Capitale, quando neanche un treno veloce la collega a una città satellite come Frosinone.

Non sarebbe cattiva l’idea, che lanciamo pubblicamente, di qualche eletto, di piazzarsi in mezzo ai binari e costringere, cosi, finalmente, la Tav a fermarsi e così diventare, nel peggiore dei casi,un martire del territorio.