I posti di lavoro ci sono: mancano i lavoratori

Foto: © RainerPlendl / Can Stock Photo

I posti di lavoro disponibili in provincia di Frosinone ci sono. E non si tratta di impieghi per scienziati. Mancano figure professionali chiave. Dai camionisti ai saldatori fino ai manutentori elettromeccanici. Ma nessuno vuole specializzarsi

I numeri non lasciano spazio a dubbi. Sono quelli di Unioncamere che Alessioporcu.it aveva anticipato a fine luglio: quasi ottomila assunzioni da fare in provincia di Frosinone entro la fine di questo mese (leggi qui Unioncamere da urlo: 7.850 assunzioni entro settembre in provincia di Frosinone). Sono gli stessi numeri, aggiornati, ai quali ha fatto riferimento nei giorni scorsi il quotidiano Il Messaggero. L’allarme è lo stesso che venne lanciato un anno fa da queste colonne: i posti di lavoro ci sono: mancano i giovani che siano capaci di farli (leggi qui I posti di lavoro ci sono: mancano i giovani con la laurea giusta).

I corsi per manutentori elettromeccanici

C’è qualcosa che non funziona se le principali aziende di autotrasporti del territorio arrivano a mettersi insieme per finanziare una scuola con cui formare nuovi autisti professionali. (leggi qui Trenta posti di lavoro garantiti per combattere la crisi di camionisti). È evidente che c’è qualcosa inceppato se una delle principali aziende del polo industriale anagnino non riesce a trovare operai con la qualifica di elettromeccanici. Mancano ingegneri e mancano chimici. Le principali industrie della provincia si sono coalizzate ed hanno finanziato il primo Istituto d’Istruzione per periti meccatronici: perché in giro non ce ne sono; chi frequenta da oggi quella scuola ha già il posto di lavoro ad aspettarlo una volta preso il diploma. Se poi allarghiamo il discorso alla Sanità c’è da pregare ma in lingua straniera: è da lì che verranno i dottori e gli infermieri perché i nostri non bastano. (leggi qui Nel Lazio serviranno 15mila medici entro il 2025).

Non è solo una conseguenza della scellerata riforma delle Province con la caotica riforma dei centri per l’Impiego e di tutte le strutture che dovevano far incontrare domanda ed offerta di lavoro: chi cerca un posto e chi ha bisogno di lavoratori. È anche un problema di Agenda e di mentalità.

Il presidente della Camera di Commercio Marcello Pigliacelli © Imagoeconomica, Giacomo Quilici

L’Agenda è quella che nessuno in questi ultimi anni ha scritto. Nessuno si è appuntato che sarebbero serviti 15mila medici e allora nessuna università li ha formati e specializzati; nessuno ha previsto che in un mondo competitivo sarebbe tornata centrale la parola Qualità insieme al termine Professionalità.

Un esempio: qualche anno fa tutti dicevano che in Italia la figura del camionista era destinata a finire perché l’avrebbero fatta solo gli stranieri sottopagati. Invece: se un camion della flotta Pigliacelli dovesse arrivare tardi a consegnare uno dei carichi che trasporta per le principali industrie in Europa, l’impresa frusinate sarebbe obbligata a pagare una robusta penale; stessa cosa se il carico dovesse arrivare deteriorato (anche solo in parte) o dovesse mancare qualcosa. Qualità e professionalità non si comprano al supermercato: semmai si trasmettono da una generazione all’altra. Esattamente ciò che è mancato perché nessuno ha ascoltato le imprese di autotrasporto quando lanciavano l’allarme.

Il presidente di Unindustria Cassino – Gaeta, Davide Papa

È lo stesso problema che anni fa il presidente di Unindustria Cassino – Gaeta Davide Papa segnalò al rettore dell’Università di Cassino: occorrono più ingegneri, più specializzati nelle tematiche affrontate da un territorio a fortissima vocazione Automobilistica. Ma le norme italiane non consentono ai nostri atenei di essere altrettanto snelli quanto i loro omologhi del Nord Europa. È lì che stanno andando molti dei nostri cervelli pieni di talento. Ed è lì che rimangono lasciando in Italia il vuoto. E non solo: continuiamo a sfornare laureati che con il loro titolo potranno al massimo arredarci una parete spoglia della loro casa. Ma nulla di più. Perché è un titolo ottenuto con il sudore della fronte, il massimo impegno sui libri ma su materie che ormai non hanno più sciocchi.

Nicola Zingaretti con i giovani

Nessuno in questi anni ha ascoltato il vice presidente di Confindustria Maurizio Stirpe quando avvertiva che il 4.0 avrebbe falciato migliaia di qualifiche e posti di lavoro; ma ne avrebbe creati di nuovi. Nessuno ha ascoltato il governatore del Lazio Nicola Zingaretti quando consegnava stampanti 3D nelle scuole della Regione avvertendo “I ragazzi di oggi faranno un lavoro che non esisteva quando loro hanno iniziato a studiare“.

Ma è anche una questione di mentalità. Quella del Reddito di Cittadinanza. Quella dello Stato che deve farsi carico anche di chi non ha voglia di formarsi: ad Anagni nessuno è andato a fare la fila per prendersi una qualifica da elettromeccanico ed un posto di lavoro, a Frosinone nessuno è andato all’autoscuola per prendersi il certificato con conducente professionale. Qui c’è ancora la mentalità della cassa integrazione del secondo lavoro in nero.

Non sono questi gli elementi con i quali uscire dallo stagno.

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