Quelli che si tagliano le palle e sono pure contenti

Il taglio dei parlamentari fa a pezzi la rappresentanza delle province. Con 345 seggi in meno la Ciociaria rischia di non eleggere propri esponenti né alla Camera né al Senato. E il territorio non avrà alcuna voce in capitolo se multinazionali e aziende decideranno di spostare produzione e sede legale altrove.

Nessuna clausola di salvaguarda per garantire un minimo di eletti in ogni provincia, soltanto vaghe promesse sulla legge elettorale che verrà. Senza sapere se sarà proporzionale: cioè gli eletti saranno in proporzione ai voti ottenuti dal loro Partito. E in questo caso con o senza la soglia di sbarramento. Oppure maggioritaria: cioè vince chi prende anche un solo voto in più e tutti gli altri restano a bocca asciutta. Senza specificare se circoscrizioni e collegi verranno ulteriormente accorpati. Per il momento c’è soltanto il taglio di 345 parlamentari (230 deputati e 115 senatori).

Macelleria istituzionale

Foto © Imagoeconomica, Livio Anticoli

Macelleria istituzionale l’ha definita qualcuno, tra i pochissimi a non essersi allineati al mantra ossessivo del Movimento Cinque Stelle. Perché il taglio dei parlamentari è una “battaglia” combattuta e vinta esclusivamente dai Cinque Stelle. Gli altri non possono intestarsela: non la Lega, non Fratelli d’Italia, non Forza Italia. Men che meno il Pd, che dopo tre votazioni contrarie ha scoperto di essere rimasto folgorato sulla strada di Palazzo Chigi, lastricata di ministeri dopo l’accordo con il Movimento Cinque Stelle che ha riportato i Dem al Governo nazionale.

Per il momento è l’ennesima riforma monca, come la Delrio per le Province, che doveva essere accompagnata da correttivi e integrazioni ma che alla fine è rimasta definitiva, incompleta e fortemente penalizzante.

Province senza difesa

Dopo il taglio dei parlamentari il tema è semplice: con 345 posti in meno le province saranno ulteriormente falcidiate nella rappresentanza? La risposta è sì. Se oggi abbiamo 7 parlamentari tra Montecitorio e Palazzo Madama (quali risultati siano stati buoni a portare è altra faccenda) domani ne avremo due soltanto tra Frosinone e Latina: nulla oggi esclude che il Pontino li elegga entrambi lasciando la Ciociaria senza rappresentanti.

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In Ciociaria poi già ci sono stati “paracadutati” a raffica. Figuriamoci cosa potrà accadere con i Partiti alle prese con la necessità di blindare i fedelissimi. Perché alla fine le candidature saranno decise soltanto dai Partiti.

Il 4 marzo 2018 le posizioni blindate nel proporzionale hanno riguardato Claudio Durigon (Lega), Claudio Fazzone (Forza Italia), Claudio Mancini (Pd). Nessuno di loro è della provincia di Frosinone. E nel maggioritario alla Camera è stato candidato Francesco Zicchieri (Lega), della provincia di Latina.

Un sistema elettorale su quasi mille parlamentari ha comunque consentito l’elezione di esponenti ciociari: Massimo Ruspandini (Fratelli d’Italia), Ilaria Fontana (Cinque Stelle), Luca Frusone ed Enrica Segneri (Cinque Stelle). Mentre Gianfranco Rufa ha “staccato il biglietto” per Palazzo Madama in quel di Viterbo.

Tutti zitti

Parlamentari uscenti come Francesco Scalia e Nazzareno Pilozzi (Pd) sono stati spostati fuori provincia e in posizione non eleggibile. Mentre Francesco De Angelis, leader maximo della sinistra ciociara, ha dovuto cedere il passo a Claudio Mancini.

Insomma, abbiamo numerosi esempi di penalizzazione della nostra classe dirigente sul versante delle candidature alle elezioni politiche. Adesso la situazione rischia di precipitare. Ma a livello locale nessuno naturalmente ha protestato.

© Imagoeconomica, Stefano Carofei

Neppure nel Pd, che pure ha pagato già un prezzo salatissimo. Non si poteva, perché altrimenti bisognerebbe dire che il segretario Nicola Zingaretti ha sacrificato molto sull’altare dell’accordo con i Cinque Stelle. Eppure la rappresentanza territoriale è fondamentale e lo sarà ancora di più in futuro.

Gente con le palle

Facciamo un paio di esempi sulla pelle di questo territorio: il Governo Monti aveva deciso di chiudere il Tribunale di Cassino; solo gli attributi, il carattere, le conoscenze, la capacità di relazione, il peso politico di una donna come Anna Teresa Formisano furono in grado di creare una rete con cui mettere Cassino al riparo dalla soppressione. Venne staccato da Latina tutto il polo di Gaeta ed assegnato a cassino per raggiungere quei numeri che gli hanno consentito la sopravvivenza.

Anna Teresa Formisano, salvò il tribunale di Cassino

Quando è stato il momento di decidere dove allocare la produzione del mini Suv Tonale, Alfa Romeo non lo ha destinato alle linee di produzione che sono a Cassino Plant, dove invece era più logico e naturale andasse: perché lì c’è la piattaforma, la componentistica, il know how. Lo ha mandato a Pomigliano d’Arco: dove il territorio è rappresentato da un Luigi Di Maio che all’epoca era il ministro. I parlamentari di Cassino in questi anni cosa hanno fatto per garantire il futuro di Cassino Plant? Lì sono stati eletti quel Marino Mastrangeli sparito dai radar prima di subito e quella Ilaria Fontana che in città nessuno ricorda per le sue battaglie politiche a favore della città di Cassino, la sua economia, il suo sviluppo.

Domani, grazie al taglio dei parlamentari, senza una clausola di salvaguardia per le province non avremo nemmeno un Marino Mastrangeli.

Rischi industriali

C’è di peggio. Sul piano economico non è difficile immaginare uno spostamento della produzione industriale in aree più vantaggiose sul piano produttivo o fiscale. Con il Nord che ormai viaggia per conto proprio. tanto per fare un esempio: per spostare verso la Brianza le industrie che oggi sono in Ciociaria sarebbe sufficiente fare due piccoli cambiamenti alla attuale normativa ambientale. Nessuno rimarrebbe più qui ad investire. Chi ci sarà a vigilare in Parlamento, affinché quelle due righe non vengano scritte? Chi sarà lì a garantire gli investimenti fatti e fattibili su queste aree?

Giovanni Turriziani e Maurizio Stirpe

Se anche imprenditori con una posizione che li colloca su un osservatorio privilegiato come Maurizio Stirpe (vice presidente nazionale di Confindustria), Giovanni Turriziani (vice presidente di Unindustria Lazio) dovessero lanciare l’allarme su quelle due righe: quale politico locale ci sarebbe in Parlamento per poter tutelare i posti di lavoro in questo territorio? Se Genesio Rocca, uno che siede nel board nazionale degli industriali di categoria, uno che è tra i primi player mondiali nel settore dei palloncini, dovesse notare una parola fuori posto sulla norma che disciplina l’uso delle materie plastiche, a quale deputato o senatore potrebbe andare a chiedere d’intervenire? A quello che nel suo collegio ha magari la fabbrica concorrente?

I due Francesco: De Angelis e Scalia

Francesco Scalia, quando era nella commissione Industria del Senato, orientò verso il polo di Anagni l’attenzione di molti investitori internazionali. Oggi non c’è uno Scalia a farlo. E domani non ci sarà nemmeno il posto di uno Scalia.

Cosa succederà se un domani multinazionali o semplici aziende decideranno di spostare altrove la loro sede perché in Ciociaria non c’è un interlocutore capace di promuovere lo sviluppo? Chi difenderà il territorio? Chi lo rappresenterà? Una considerazione che la politica non ha fatto. Impegnata ad accodarsi e a cavalcare l’onda populista del taglio dei parlamentari, per offrire ai Cinque Stelle uno “scalpo” da esibire nella prossima campagna elettorale.

Si sono tagliati le palle: non pretendano di convincerci che è una cosa bella.

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