Quello strano posto dove è fico chiudere Coop e attaccare i partigiani

[dfads params=’groups=105&limit=1&orderby=random’] Armando Mirabelladi ARMANDO MIRABELLA

Possibile

 

Si chiudono i negozi Coop e si licenziano lavoratori, si attacca l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, si decide che è fico e moderno trivellare a 12 miglia da castelli di sabbia, lettini e sdraio, si attacca la magistratura, si inizia a mettere in dubbio il senso delle pensioni di reversibilità… ma sicuro che va tutto bene?

Non solo scegliere una marca di un oggetto piuttosto che un’altra (pensate ad un telefonino) racconta un po’ di noi, ma anche andare a fare la spesa in uno specifico posto lo fa.

Per molti di noi andare a fare la spesa alla Coop era ed è fare politica a sinistra, compiere anche attraverso un piccolo rito domestico l’adesione, ad una idea, ad un modo di vedere il mondo: siamo quello che compriamo e come lo compriamo.

In provincia di Frosinone, in pena per i lavoratori che ormai conosciamo da anni, stiamo anche vivendo la ennesima conferma della volontà di non rappresentare più un mondo ed i valori che lo rendono vivo. Vedere proprio la Coop chiudere dei supermercati, come accade a Frosinone o ad Anagni, e licenziarne di fatto i lavoratori è una cosa che non ci saremmo mai aspettati. Non ce la saremmo mai aspettata da un mondo in contiguità con la storia transitata da PCI, PdS, DS e PD, come dimostra ad esempio, Giuliano Poletti che dalle Coop si ritrova Ministro del Lavoro del governo renziano. Ma si vede che quel modo di pensare alla società, quei valori sono un peso da cui liberarsi.

Il dramma che ciò non è un fatto isolato.

Un altro è il caso di Fabrizio Rondolino (uno che avrà sempre ragione perchè starà sempre col più forte e che quindi da dalemiano di ferro ora è divenuto turbo renziano) che venerdì scorso, su quel che resta de L’Unità (sob!), si è permesso di attaccare violentemente uno dei tabernacoli della sinistra: l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. Uno sfregio. Anzi un avvertimento. Una tecnica antica: “Descrizione del modo tenuto dal Duca Valentino nello ammazzare Vitellozzo Vitelli, Oliverotto da Fermo, il Signor Pagolo e il duca di Gravina Orsini”, scritta nel 1503 dall’insuperato Nicolo Machiavelli, ci dice quanto squartare in piazza un simbolo di dissenso possa essere educativo per il popolo.

E allo stesso modo allora non si esita, nel corso della Direzione Nazionale del PD, ad attaccare la Magistratura che ancora una volta fa emergere conflitti di interesse se non proprio illeciti penali.

Ma la mutazione genetica di quel mondo è una attività frenetica. Non è solo la conclamata contiguità di questo governo a multinazionali del petrolio a voler far cancellare dal proprio patrimonio genetico i cromosomi ambientalisti. Si è deciso davvero di trivellare i propri valori se si è scelto di predicare l’astensione sul referendum del 17 aprile che riguarda le perforazioni in mare già attive e la possibilità di continuare a estrarre rinnovando la concessione oltre i 50 anni, anche se è a 12 miglia da castelli di sabbia, lettini e sdraio. Perforazioni che alle multinazionali costano 2.000 euro ognuna. Una vergogna.

Ma è il Renzi Presidente del Consiglio o è il segretario del PD, partito iscritto al PSE, quello che dichiara: “In questo paese ha fatto più Marchionne che certi sindacalisti”. Marchionne amico, sindacati nemici. Ed è di sinistra dividere in parti uguali tra disuguali come accade con gli 80 € che vengono dati a tutti a prescindere se nel proprio nucleo familiare ci sia un parlamentare, un ricco professionista, o magari un calciatore? E magari poi si sceglie di non dare, come in tutta Europa, il Reddito di cittadinanza a chi, senza lavoro, si vuole riqualificare e non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena. O magari si inizia a mettere in discussione l’istituto della pensione di reversibilità.

E cosa fa emergere dai territori un sistema elettorale alla Camera che blocca il capolista e fa scegliere con le preferenze il capobastone di turno. Pensate in un territorio come il nostro. In 4 o 5 decidono tutto a cena una sera, poi passa il tempo, si fa illudere le persone che esistono, incidono e valgono, le si accontenta un pochino e poi alla fine si fa esattamente quello che si era deciso a cena qualche settimana prima. Nomi, postazioni in cda, persino presidenze di commissioni regionali. Sono bravi loro o è il sistema che glielo permette? Che permette la perpretazione all’infinito di questo sistema.

Il cambiamento si fa, non si predica, non si annuncia, o peggio non si fa sulla pelle di chi fa più fatica (Jobs act). La narrazione renziana somiglia sempre più a quelle torte di cake design: non andrebbero mangiate, sono bellissime a vedersi con quei pupazzetti, quei colori. Mai addentarle così asciutte e burrose, per mandarle giù ci vuole per forza un moscato. Che sta sul tavolo, fortunatamente a Sinistra.

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