Resa dei conti tra fazioni. I Partiti stanno a guardare

Alla fine le candidature sono state presentate. Mettendo a nudo la debolezza dei Partiti e le loro divisioni. Ognuno si preoccupa di rinsaldare la propria base di consenso più che il Partito.

Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Decideranno gli accordi trasversali, i voti disgiunti, i giochi delle correnti, le invidie, la volontà di vendicarsi perché convinti di aver subito un torto. Come sempre del resto. Soltanto che adesso è più evidente perché i Partiti contano sempre di meno e la politica è sostanzialmente scomparsa dai radar. (Leggi qui Tutti i candidati Comune per Comune).

Il 3 e 4 ottobre saranno 24 i Comuni ciociari alle urne. Un test importante, sul quale però influiranno tanti fattori e ancora più variabili. Gli unici centri con oltre 15.000 abitanti sono Alatri e Sora. Situazioni molto diverse hanno caratterizzato l’arrivo ai nastri di partenza. Ad Alatri niente fuochi artificiali. A Sora invece è successo di tutto e di più, con una serie di colpi di scena a raffica. Ma nella sostanza sia il centrodestra che il Pd (parlare di centrosinistra è francamente impossibile) sono divisi al proprio interno. Con un elemento ulteriore: i big stanno già lavorando ai prossimi appuntamenti, cioè alle candidature che contano davvero e che interessano loro in prima persone. Vale a dire Camera, Senato e soprattutto Regione. Lo si capisce anche nei Comuni più piccoli, dove ognuno si preoccupa di rinsaldare la propria base di consenso più che il Partito.

Già, i Partiti: mai così deboli. E incapaci di far rispettare una linea. Chi non è d’accordo o se ne va (spesso sbattendo la porta) oppure si disimpegna. O magari dà indicazioni di votare il candidato sindaco dell’altro schieramento dove è possibile farlo. È completamente archiviata la stagione nella quale le decisioni prese a maggioranza venivano rispettate anche da chi era risultato essere in minoranza. Per questo motivo le elezioni amministrative si trasformano sempre più spesso in rese dei conti tra fazioni. Più o meno organizzate, più o meno motivate.

In questo quadro i Partiti stanno a guardare. Meglio, ad assecondare le scelte degli uomini forti locali. Le liste civiche dominano.

Le grandi manovre per Regionali e Parlamentari

Mauro Buschini, consigliere regionale del Pd, sa che deve provare a “tenere” la roccaforte Alatri, ma sa pure che alle Regionali bisognerà scrivere il cognome e il nome accanto al simbolo barrato. Dunque, si sta muovendo. Per esempio a Collepardo. Stessa cosa per il presidente della Provincia Antonio Pompeo, che a Sora potrebbe appoggiare Eugenia Tersigni. Mentre il resto del Pd è schierato con Luca Di Stefano. Naturalmente Sara Battisti, consigliere regionale e vicesegretario regionale dei Democrat, fa la stessa cosa. È perfettamente normale.

Il Segretario provinciale del Partito Luca Fantini sa che un intervento andrebbe a conclamare una situazione che è meglio far rimanere in secondo piano. Però la sostanza non cambia. Le regionali sono addirittura più importanti, perché è evidente che con 345 seggi tagliati e con l’accorpamento dei collegi di Frosinone e Latina, gli spazi a disposizione saranno davvero per… pochi eletti.

Nel centrodestra è molto indicativo quello che è successo a Sora. Dove il tavolo regionale della coalizione aveva dato il via libera ad una soluzione in quota Fratelli d’Italia. Invece è successo un pandemonio, con una parte della Lega (quella di Pasquale Ciacciarelli e di Lino Caschera) che si è messa di traverso. Il tavolo è saltato e alla fine è stato individuato un altro candidato, Federico Altobelli. Ora sostenuto da tutti i partiti della coalizione, ma è chiaro che quanto successo avrà degli strascichi. Fondamentale l’intervento di Angelo D’Ovidio (Udc), senza il quale una soluzione non sarebbe stata trovata. (Leggi qui Una poltrona per cinque. E Petricca va con Eugenia).

Nella Lega il coordinatore provinciale Nicola Ottaviani ha colto la palla al balzo per mettere all’angolo il responsabile dell’organizzazione Pasquale Ciacciarelli. Fra i due ci saranno ulteriori scintille ad urne chiuse.

Fratelli d’Italia deve riflettere su come sono andate le cose. Il senatore e leader Massimo Ruspandini dovrà porre sul tavolo del centrodestra la questione delle alleanze. Perché il passo indietro del partito di Giorgia Meloni a Sora è stato determinato dal fatto che altri si sono messi di traverso. Forza Italia ha deciso di sostenere Altobelli soltanto alla fine. Dopo il 3 e 4 ottobre cosa succederà? Ci saranno riflessioni serie e azioni conseguenti oppure, come al solito, passerà tutto in cavalleria perché poi i voti dei “grandi elettori” locali fanno comodo alle regionali e alle politiche?

Liste civiche padrone L’abdicazione delle leadership

IN un contesto del genere le liste civiche assumono alle Comunali un peso preponderante. Anche perché rappresentano in alcuni casi la situazione perfetta per chi alla Camera e al Senato vota per un partito mentre a livello locale non sopporta i rappresentanti di questo o quel movimento. È la realtà, inutile girarci intorno. È sempre successo che nei Comuni più piccoli i confini tra coalizioni e partiti fossero più annacquati. Ma in ogni caso erano riconoscibili. Ora no.

E nei Comuni più grandi ci sono state sfide che hanno fatto la storia della politica locale. Una su tutte, a Frosinone: tra Domenico Marzi e Nicola Ottaviani. Certamente c’erano anche le liste civiche, ma era chiaro a tutti che Marzi rappresentava il centrosinistra e Ottaviani il centrodestra. Oppure il celebre duello all’ultimo voto ad Alatri tra Patrizio Cittadini e Antonello Iannarilli.

Negli ultimi anni invece il gioco è stato quello di provare a nascondere i Partiti. Perché non “tirano”. D’altronde se alle suppletive di Siena il segretario nazionale del Partito Democratico Enrico Letta preferisce non avere il simbolo Dem, di cosa stiamo parlando?

Qualcuno ha sentito illustrare programmi in questa pre campagna elettorale? Su cosa si dovrebbe fare per migliorare il proprio Paese? Siamo in una fase storica che non ammette la sconfitta. Conta solo vincere. Ma non è vero che il fine giustifica sempre i mezzi. Perché poi i successi vanno gestiti e capitalizzati. Altrimenti restano le vittorie di Pirro.

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