Rosatellum bis: non garantisce né governabilità, né stabilità (di D.Robilotta)

La Camera ha approvato il Rosatellum 2.0. Tra molte perplessità. I dubbi di Donato Robilotta: non garantisce né la stabilità né la governabilità

Donato Robilotta

già Assessore Affari Istituzionali Regione Lazio

La nuova legge elettorale, il cosiddetto Rosatellum bis, è stato approvato dalla Camera dei Deputati con 375 voti a favore e ora è atteso al Senato, dove probabilmente sarà messa di nuovo la fiducia per approvare definitivamente il testo entro la fine del mese e prima delle elezioni Siciliane, che potrebbero avere forte ripercussioni sull’attuale maggioranza.

Considero un atto grave l’aver messo la fiducia su una materia tipicamente parlamentare perché non ha consentito ai Deputati di discutere e approvare in libertà una legge che riguarda le regole della rappresentanza. Dire che è stata una risposta ai tanti voti segreti previsti è una scusa che non regge, anzi aggrava la situazione, perché se una larghissima maggioranza, come quella costituita dal quadripartito Pd-Ap-FI-Lega ed altri minori, ha paura di andare in minoranza su qualche voto significa che quel testo pone qualche problema e non ha il consenso della maggioranza che non può essere coartato con la di fiducia.

Altra ragione espressa è che non c’era alternativa al Rosatellum, perché le attuali norme elettorali di Camera e Senato, in vigore dopo l’intervento della Consulta e la bocciatura del referendum, avendo due soglie di accesso diverse potevano portare a maggioranze non omogenee per la formazione di un Governo dopo le urne. Dunque bisognava fare in fretta e non si potevano correre rischi

Ma non è così come dirà tra breve.

Il Rosatellum bis è un Mattarellum rovesciato e prevede sia alla Camera che al Senato l’assegnazione del 35% dei seggi con l’uninominale maggioritario e il 65% con il meccanismo proporzionale.

Ogni elettore potrà esprimere un solo voto su un’unica scheda recante il nome del candidato nel collegio uninominale e il contrassegno di ogni lista con i nomi dei candidati nei collegi plurinominali per la parte proporzionale con un listino bloccato che va dai due agli otto candidati

Per avere accesso al riparto dei seggi la lista singola deve superare il 3% a livello nazionale e se collegata con altre stare in una colazione che superi il 10%, o al Senato prendere il 20% a livello Regionale. Inoltre le liste in coalizione che non hanno accesso ai seggi ma superano l’1% contribuiscono ad aumentare i voti complessivi della coalizione (cosiddette liste civette).

Un meccanismo che finirà per favorire la frammentazione, perché i piccoli partiti sono incentivati a presentare liste nel proporzionale, anche se non superano il 3%, così da trattare e ottenere seggi nei collegi uninominali.

La nuova legge elettorale non prevedendo un premio di maggioranza, emendamenti di questo tipo sono stati bocciati in commissione, non consente a nessuna coalizione di vincere, neanche con il 40% dei voti, come hanno messo in luce tutti i maggiori sondaggisti e dunque non garantisce né governabilità né stabilità, anzi.

Il giorno dopo le elezioni, infatti, occorrerà trovare i numeri per formare o sostenere un Governo di larghe intese, tecnico, del Presidente o quant’altro, perché un Governo bisognerà pur farlo, a meno di non volere elezioni anticipate subitanee, come è successo in Spagna.

Vedremo dunque Partiti, che si sono presentati in coalizioni contrapposte, dar vita ad una maggioranza o sostenere il nuovo Governo, e questo darà la stura ai partiti antisistema come i 5 Stelle, ma non solo, di gridare all’inciucio, al tradimento e di apostrofare i Parlamentari come voltagabbana.

Basta avere in mente l’attuale dibattito che c’è sui Parlamentari che hanno cambiato casacca e sulle proposte di cancellare il divieto di mandato imperativo per capire a cosa potremmo andare incontro.

La legislatura corre il rischio di nascere così già morta.

Per non parlare poi del fatto che il 90% dei Parlamentari sarà nominato e non eletto, e questo allargherà sempre di più il fossato tra cittadini e politica, aumenterà la disaffezione al voto e continuerà ad alimentare l’antipolitica

A che pro dunque questo Rosatellum, senza premio di maggioranza, se non garantisce stabilità e governabilità?

Non era meglio andare al voto con il proporzionale, correggendo il consultellum nelle parti che andavano armonizzate, in modo da avere mani libere dopo il voto senza sconfessare il mandato elettorale?

Andreotti diceva che a pensare male si fa peccato ma quasi sempre ci si azzecca e non vorrei allora che il motivo sia solo quello di pensare di recuperare teoricamente qualche seggio rispetto ad altri e soprattutto quello di evitare le preferenze per avere listini bloccati per riuscire a controllare i gruppi parlamentari.

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