Scalia: «Vi spiego perché era giusto salvare Minzolini. E l’ho fatto».

Francesco SCALIA
Senatore della Repubblica
Partito Democratico

 

 

Caro Alessio,
leggo sul tuo prezioso blog Alessioporcu.it un articolo di Armando Mirabella – portavoce del circolo Possibile di Frosinone – che favoleggia sulle ragioni che avrebbero motivato il mio voto contro la decadenza del senatore Augusto Minzolini. (leggi qui l’intervento di Mirabella).

Conosco e stimo Armando da tempo e mi dispiace che la sua nuova militanza politica lo porti ad esprimere giudizi così intrisi di dietrologia.

Ho votato contro la decadenza del senatore Minzolini insieme, non solo al collega ed amico Claudio Moscardelli, ma a tanti altri stimatissimi colleghi. Tra i quali Rosaria Capacchione, giornalista che per il suo impegno civile contro la camorra vive ormai da anni sotto scorta.

Ho votato contro la decadenza del senatore Minzolini e ne vado orgoglioso. Perché prima dell’appartenenza politica e delle convenienze elettorali vengono la propria coscienza ed il rispetto del principi etici e giuridici sui quali ci si è formati.

Minzolini per l’uso improprio della carta di credito aziendale era stato assolto in primo grado (peraltro il Giudice del lavoro aveva anche condannato la RAI a restituirgli la somma che lui aveva rimborsato). È stato poi condannato in secondo grado da un collegio di cui faceva parte un magistrato, Gian Nicola Sinisi, che per ventanni ha fatto il parlamentare nella parte politica (la mia) avversa a quella di Minzolini. La corte d’appello, senza riaprire l’istruttoria e riassumere le prove testimoniali, ha condannato Minzolini ad una pena superiore a quella richiesta dalla stessa Procura (2 anni e sei mesi, quanto necessario a far scattare la Severino), negando le attenuanti generiche, che ad un incensurato – che peraltro aveva restituito il maltolto – vengono sempre concesse.

Ebbene, ci sono almeno due vizi che inficiano la condanna del senatore Minzolini e che portano a ritenere che sia stato leso il suo diritto di difesa: la mancata astensione di un giudice che era stato avversario politico del suo partito; la mancata riapertura dell’istruttoria.

Quanto a questo secondo profilo, le Sezioni Unite della Cassazione hanno nel 2016 espresso il principio che, quando il giudice d’appello ritenga di dover capovolgere una sentenza di assoluzione di primo grado, debba riacquisire le prove testimoniali e non limitarsi a valutare i verbali delle stesse (il nostro processo penale è orale e improntato dal 1989 al metodo accusatorio, che impone l’acquisizione delle prove in dibattimento). Questo sacrosanto principio lo abbiamo codificato nella riforma del processo penale che abbiamo appena votato.

Di tutto ciò non potevamo non tenere conto.

La Severino (che io, caro Armando, non ho votato, essendo entrato in Parlamento del 2013) è stata giudicata conforme alla Costituzione perché la decadenza da parlamentare è stata considerata non una sanzione accessoria (nel qual caso, per l’art. 25 Cost., non avrebbe potuto essere retroattiva) ma la conseguenza della sopravvenuta indegnità del parlamentare per effetto di una condanna superiore a due anni.

Il Senato è stato, quindi, chiamato a valutare se nel caso del senatore Minzolini questo fatto ricorresse. Il Senato ha a larga maggioranza ritenuto che la vicenda processuale che ha riguardato il collega, ancorché conclusasi con una condanna superiore a due anni, non consentisse tale valutazione.

Luca Lotti non c’entra nulla. La mozione di sfiducia del Movimento 5 Stelle è stata respinta con 161 voti contro 52: la maggioranza assoluta del Senato. Forza Italia non ha partecipato al voto e non ha influito minimamente sull’esito dello stesso.

È una prassi grillina diffondere falsità per ledere l’immagine dell’avversario; mi dispiace davvero che questa prassi abbia contagiato anche una persona intelligente – e che ricordavo intellettualmente onesta – come Armando Mirabella.

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