Solo Fiuggi si è ricordata dei 50 anni del Sessantotto (di B. Cacciola)

Cinquanta anni fa c'è stato il Sessantotto. Una data che è stata uno spartiacque: nulla è stato più uguale. Solo Fiuggi ha celebrato quel mezzo secolo. Biagio Cacciola spiega perché

Biagio Cacciola

Politologo e Opinionista

Non sono state tante le manifestazioni che hanno ricordato i 50 anni del Sessantotto. Forse perché, anche chi ne ha beneficiato, ha paura di confrontarsi con un fenomeno contraddittorio, che ha permesso ai giovani borghesi di allora di iniziare la scalata a media, giornali, associazioni, consigli d’amministrazione.

 

Perché il Sessantotto è stato, in sintesi, proprio questo. Un nuovo linguaggio, nuovi costumi per un mutamento antropologico di una società che fino allora era legata ai vecchi cliché ereditati dal Dopoguerra.

 

Basta guardare una foto di gruppo prima del Sessantotto e vedere la differenza con quella successiva al Sessantotto. Ragazzi scapigliati che chiedevano, e ottenevano, più autonomia rispetto a famiglia, scuola, sessualità, spettacolo, religione.

 

Un fenomeno che, certo trova le radici nelle rivolte delle università americane e francesi, nei testi di Kerouac, Pasolini e, in particolare, di Guy Debord, con la sua opera ‘La società dello spettacolo‘.

 

Come ha ricordato il professor Michele De Gregorio, nel dibattito col sottoscritto all’interno della stupenda cornice di Fiuggi PlateaEuropa fondata e diretta da Pino Pelloni, il quadro politico in cui si è inserito quel movimento generazionale, era stato accompagnato da una svolta politica, quella del centrosinistra.

 

Una cornice che aveva inaugurato un ‘interventismo’ di Stato che aveva seppellito il puro e semplice liberismo entro cui la vecchia società politica si era mossa fino allora.

 

Un mondo nuovo si afffacciava alla ribalta e milioni di giovani chiedevano di farne parte. Non era dunque la rivoluzione proletaria che veniva prospettata dalla scuola comunista di ispirazione sovietica, che in quel tempo era occupata a reprimere una altro Sessantotto, quello Cecoslovacco.

 

Era la voglia che un’intera generazione aveva di svecchiare l’Occidente, di cambiarne volto, contaminando in modo inesorabile quello che sarebbe stata la politica da li in poi.

 

Tutta la politica, di centro, sinistra e destra.

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