Sinistra che… Cosa (di A.Mirabella)

 

di ARMANDO MIRABELLA
Portavoce circolo Possibile
P.P. PASOLINI” Frosinone

 

 

Caro direttore,

In questi giorni sul web, e quindi sui social network (leggi qui), gira un video di Bernie Sanders in cui il candidato che avrebbe sconfitto Trump, senza isterismi e con lucidità, illustra le linee di azione per proporre, non solo una risposta difensiva alla politica provocatoria del nuovo sciagurato presidente degli USA, ma una strategia offensiva per una vera agenda di progresso. Parla di salario minimo a 15 dollari l’orario, parità salariale uomo/donna, espandere la sicurezza sociale, salvaguardare la sanità pubblica e universalizzare gli studi universitari, per concludere con un: “Il governo lavora per tutti e non per l’1%”.

In un recente bellissimo editoriale Ezio Mauro fotografa il terreno sociale su cui attecchiscono le favole di destra: “Io (cittadino) non sono più niente, soprattutto in un’epoca in cui i partiti si riducono a semplici comitati elettorali e non trasformano i miei problemi in un problema comune. Anzi: quelle che erano grandi questioni collettive stanno diventando preoccupazioni individuali, insormontabili. Così salta la rappresentanza, deperisce la politica. Quel cittadino non si sente soltanto in minoranza, come spesso è accaduto in precedenza. Si considera escluso. Il meccanismo democratico non funziona per lui. Le istituzioni non lo tutelano. La politica lo ignora, salvo usarlo come numero primo e anonimo nei sondaggi. La Costituzione vale solo per i garantiti. La democrazia si ferma prima di arrivare a lui, perché la materialità della democrazia è fatta di lavoro, dignità, crescita, esercizio di diritti e doveri che nascono da un sistema aperto e partecipato, dall’inclusione.”

Alla sfida che viene dalla “Riflessione-Mauro” in Olanda, Spagna, Francia (a proposito: il “troppo a sinistra” Hamon è in crescita costante), Gran Bretagna,… si inizia a dare una risposta continentale ispirata ad una “Strategia-Sanders”.

In Italia dobbiamo rapidamente comprendere che non sarà quel nome o quell’altro a qualificare un progetto politico unitario a sinistra. Sono le idee, le proposte a smuovere chi oggi sta a casa. E non si riconosce (più) in niente e nessuno. E per questo bisogna organizzarsi. La nostra emergenza assoluta è quella di parlare all’esterno della cerchia dei partiti. Preoccupante, in qualche stizzito commento, è che chi chiede di fermare ciò che si limita ad essere solo un Risiko di personalità del passato o del trapassato, venga spesso considerato un rompiscatole. Questa smania porta a ricadere in errori visti e stravisti in quella politica che vale dalla mattina alla sera, che imprigiona in una eterna scelta di meno peggio che alla fine premia sempre proprio il peggio.

Bisogna mettersi gli scarponi da lavoro e costruire una proposta di governo rivolgendosi alle “anime repubblicane, a cominciare da quelle della sinistra diffusa e del civismo più impegnato – si legge nella relazione che il Segretario Nazionale Civati ha presentato a Parma agli Stati Generali di Possibile – ma con l’ambizione di rivolgersi alle persone comuni, non organizzate, che non fanno o non fanno più politica, che non credono più nella capacità delle organizzazioni politiche di rappresentarle, di far arrivare la loro voce: non solo alla società civile (che se lo dice da sola), alla società”.

“Noi sosteniamo che sia necessario presentare un progetto politico, un programma elettorale, un metodo e un’organizzazione che li sostenga. Bisogna evitare di discutere solo di se stessi, senza capire che oltre al ceto politico di ceti ce ne sono tanti, non rappresentati, nuovi e antichissimi insieme. Si pospone la politica al posizionamento. Ci si posiziona, ma per fare che cosa? È il «che cosa» che ci interessa. Anzi, si spiega che politica è soprattutto posizionarsi: mi chiedo se davvero si rendano conto che è vero esattamente il contrario”.

Sul tavolo da tempo Possibile ha posto: reddito minimo, continuità di reddito per i precari, redistribuzione dei proventi della finanza e della robotizzazione. Patrimoniale e maggiore progressività del sistema fiscale. Tagli alle spese militari. Piccole opere sul territorio invece di grandi opere. Scuola pubblica, non privata. Istruzione pubblica, non privata. Ambiente pubblico, non privato. Reato di tortura. Biotestamento. Matrimonio egualitario. Creazione di nuovi strumenti di democrazia radicale e di partecipazione diffusa. Legalizzazione della cannabis.

Per costruire questo «che cosa» abbiamo proposto a tutti i soggetti che possono essere interessati (non solo e non tanto le sigle, ma le persone) una «tre giorni» a Roma agli inizi di marzo. Anche qui in Ciociaria ci proponiamo di andarli a cercare, cerchiamo interlocutori tra chi conosciamo già e soprattutto tra chi ancora non conosciamo: come se Maometto andasse alla montagna di astensionismo e disillusione. Il nostro governo dovrà lavorare per tutti, non solo per quelle 7 persone che posseggono la ricchezza del il 30% degli italiani.

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