Smeriglio amaro: “La Piazza Grande che non c’è stata”

Massimiliano Smeriglio è stato l'architetto di Piazza Grande. Che doveva costruire il campo largo per il Pd Nuovo. Oggi dice "Piazza Grande non c'è stata”. Errori, limiti, mali del Pd. Che mettono in discussione l'esistenza della sinistra

È stato il grande progetto che doveva costruire il nuovo Pd. Il perimetro di un campo largo, nel quale contenere le tante sensibilità di una sinistra ormai lontano ricordo di quel grande contenitore che ful il Pci. L’architetto di quel progetto fu Massimiliano Smeriglio, al tempo vice di Nicola Zingaretti in Regione Lazio. Poi la scelta di andare in Europa e guardare da lì un progetto che, dice oggi, non c’è mai stato.

Il motivo lo ha analizzato sulle pagine de Il Manifesto. Quello che segue è il suo pensiero.

Piazza Grande, la promessa non mantenuta
Massimiliano Smeriglio

Mi sono avvicinato al Pd, da indipendente, grazie a una idea forte di trasformazione del campo progressista. Si chiamava Piazza Grande, un movimento che ha portato oltre un milione di persone a votare Zingaretti alle primarie. Molte senza la tessera del Pd, gente di sinistra, ecologisti, intellettuali, femministe, amministratori locali, lavoratori. Compresi tantissimi attivisti democratici. Persone che hanno intravisto in quel movimento una speranza, una possibilità.

Ho avuto l’onore di coordinare Piazza Grande, si respirava un clima positivo, di cambiamento ma è stata una promessa non mantenuta. Una specie di ricreazione, uno spazio di libertà in cui far giocare i bambini e gli ingenui. Chiusa la parentesi il Pd ha continuato a funzionare come sempre, come se quella spinta non ci fosse mai stata. Il Pd appare come uno spazio sequestrato da chi ha più potere. E non sempre sono i Segretari, che vengono consumati all’abbisogna. Tutti i Segretari.

Solo cordate e carriere

Un luogo che funziona così, fondato su cordate e carriere. E che, nel tempo, ha visto asciugarsi la base militante e la dimensione ideale.
Più che sulle singole responsabilità mi concentrerei su questo, sulla meccanica, su come il Pd funziona concretamente. Prima che la giostra riparta, prendendo seriamente le parole pesanti di Zingaretti.

Piazza Grande

A Nicola, a cui va tutta la mia solidarietà, vorrei dire che il problema non è averci provato ma, forse, averci provato troppo poco a cambiare tutto. Ieri un autorevole dirigente del Pd ha detto che la scelta di Zinga è dettata da problemi personali sorvolando sulla drammatica denuncia politica; ha parlato, lui liberale, come un Breznev qualsiasi. Io invece penso che le dimissioni testimoniano un gigantesco problema politico: valori, identità, letture, linguaggi, riferimenti sociali, genere, pratiche, conflitto.

Con il “Dream team” Draghi Giorgetti Mc Kinsey e Generali vari la sola responsabilità nazionale non basta più a definire un profilo distintivo. Nelle persone che hanno animato Piazza Grande c’è delusione e disincanto per l’occasione mancata. Non pensavano di finire in Vicolo Stretto. Ma continuano a battersi, a tessere le fila del cambiamento possibile.

Un patrimonio enorme, disinteressato, a cui andrebbero date le chiavi di casa.

Senza una Piazza Grande la sinistra è in bilico

In questo passaggio c’è in ballo l’esistenza stessa di una opzione di Sinistra nel nostro Paese. Siamo l’unico Paese europeo senza una forza politica di sinistra ambientalista visibile e forte. Capace di stare al governo, capace, se necessario, di animare l’opposizione. Addolcendo l’alternativa di società si è finiti in un cono d’ombra dove viene meno anche l’alternanza di governo. E se vivi solo come “governo”, finisce che governi con tutti. Come negli ultimi dieci anni.

Nicola Zingaretti e Massimiliano Smeriglio (Foto: Benvegnu’ Guaitoli / Imagoeconomica)

Con Draghi cambierà tutto, ci sarà un ulteriore smottamento del sistema politico. Monti e le mancate elezioni nel 2011 hanno messo le ali al populismo. Oggi rischiamo la marea montante di destra. Dobbiamo predisporci a un confronto duro, insieme a Conte e alle parti migliori di un governo mandato a sbattere da Renzi in nome e per conto di una stabilizzazione moderata. Più atlantica che europeista.

Dobbiamo continuare ad arare il campo largo progressista. Sarà un anno impegnativo. Servirebbe uno shock, una movimentazione, una discussione sincera dagli esiti non prevedibili. Una cosa che per approssimazione potrebbe somigliare a ciò che sarebbe dovuta essere Piazza Grande.

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