Il testamento di un Uomo che si crede onnipotente (di B. Cacciola)

Il Testamento Biologico non porta grandi novità: già Pio XII aveva stabilito limiti alle cure. E pure Papa Francesco. Il vero tema è il Testamento di un uomo che si crede onnipotente

Biagio Cacciola

Politologo e Opinionista

In realtà é cambiato poco dopo l’approvazione da parte del Parlamento con i voti di democratici, Cinquestelle, parte di Forza Italia. Verdini e soci, del cosiddetto Testamento Biologico.

 

Già Pio XII, per esempio, aveva sostenuto la proporzionalità delle cure. Nella lettera alla pastorale sanitaria anche Papa Francesco ha affermato testualmente al punto 152, che nutrizione e idratazione sono da mantenere quando non risultino gravose per il malato.

 

Il problema vero é un altro, dunque, e lo ha sollevato Carmine Arice direttore del famoso istituto del Cottolengo dove gli scarti della società liberista e libertaria trovano rifugio da decenni.

 

Arice parla chiaro: il problema delle Dat (Disposizioni Anticipate di Trattamento) é proprio la mortificazione del rapporto medico-paziente e la professionalità stessa del medico.

 

Le Dat  spingono ad una visione della vita che non é accettabile. Nella pratica della legislazione corrente é come se un delirio di onnipotenza avesse pervaso i cosidetti legislatori, specie in quest’ultima tornata.

 

L’egemonia di stampo liberal-radicale ha pervaso mentalità, linguaggi, comportamenti.

 

Infatti parlare di matrimonio, di sacralità della vita dal concepimento alla morte, di distinzione tra uomo e donna, diventa sempre più non political correct.

 

Venti anni fa questi temi avrebbero incontrato un consenso diffuso. In vent’anni, invece, il pensiero laicista e radicale si é sostituito a quello delle ideologie fondate sui diritti sociali dell’uomo. Le battaglie non sono più quelle legate al posto di lavoro, all’occupazione, alla casa, allo studio. Tutti diritti che alla società legata al mercato interessano poco o nulla.

 

Le grandi lobbies liberiste-liberali pontificano infatti solo su un diritto dell’uomo moderno a superare il limite della propria finitudine.

 

Da sempre nella storia l’uomo, di qualunque epoca, accettava la propria condizione tragica: essere gettato nel mondo, non per sua volontà e andersene, senza sapere quando. L’uomo di Matrix crede di essere onnipotente, con un buonismo che permette anche il pianto di peronaggi alla Bonino che dietro, in realtà, celano solo la voglia di potenza, di nietzscheana memoria.

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