Il ritorno degli analfabeti. E non lo sanno (di H.D. Toro)

In provincia di Frosinone sempre più persone non sono capaci di leggere e capire un testo elementare. Il fenomeno è nazionale e mondiale. L'analisi del professor H.D. Toro del liceo Severi di Frosinone, finalista del premio per il migliore prof d'Italia

Henry David Toro

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Molti pensano, a ragione, che i problemi più impellenti del nostro tempo siano il sovrappopolamento del pianeta, l’aumento delle emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera, la minaccia atomica, il surriscaldamento della Terra e dei mari con il conseguente innalzamento delle acque, le malattie cardiovascolari e i tumori.

 

Preoccupazioni sacrosante, per carità, alle quali dobbiamo aggiungerne però una più subdola e latente (non troppo latente, ultimamente) : il proliferare dell’analfabetismo funzionale. Con questo termine intendiamo l’incapacità di un soggetto di utilizzare in modo efficiente, tra le altre, le abilità di lettura e scrittura nelle situazioni della vita quotidiana; nella società ipertecnologica di oggi l’analfabetismo si traduce nell’incapacità di comprendere, valutare ed utilizzare le informazioni a disposizione (o peggio nell’utilizzarle in modo distorto).

 

E non si pensi che il problema riguardi i paesi poveri. Nel Regno Unito, secondo il Daily Telegraph “un adulto britannico su sei manca delle competenze alfabetiche che dovrebbe avere un bambino di 11 anni”. Ogni anno, sempre in Gran Bretagna, 100.000 allievi lasciano la scuola come analfabeti funzionali. In Francia, secondo gli studi dell’Institut national de la statistique et des études économiques (INSEE) il tasso di illetterismo (il termine usato in Francia) è in calo, ed è maggiore per la popolazione di 60-65 anni (34%) piuttosto che tra i giovani di 18-29 anni (14%). Nel complesso, si può parlare di analfabetismo funzionale per il 9% della popolazione francese.

 

Il progetto ALL (Adult Literacy and Lifeskills – Letteratismo e abilità per la vita), nell’ambito di una ricerca comparativa internazionale promossa dall’OCSE, ha permesso la realizzazione di un’indagine anche sulla situazione italiana; le ricerche svolte su un campione della popolazione compresa tra 16 e 65 anni hanno denunciato un quadro non brillante: il 46,1% è al primo livello (inferiore), il 35,1% è al secondo livello (basilare), e solo il 18,8% è a un livello di più alta competenza. In Italia, stando a quanto riportato dal Corriere della Sera, i dati Ocse-Piaac del 2016 mostrano come l’analfabetismo funzionale riguardi il 27,9% degli italiani tra i 16 e i 65 anni, ossia quasi uno su tre.

 

Numeri preoccupanti per il nostro paese, ai quali dovremmo aggiungere i dati sulla lettura: meno della metà della popolazione nel nostro paese legge libri. E negli ultimi 7 anni abbiamo perso 3 milioni e 300 mila lettori (guarda caso proprio con l’avvento pervasivo degli “smarthphone” nelle nostre vite).

 

Ora, non voglio fare io stesso la parte dell’analfabeta funzionale e del superficiale, tirando immediatamente le conclusioni: più smarthphone = meno libri, quindi più analfabeti e ignoranti. Sono da sempre un sostenitore delle moderne tecnologie nella vita e nel lavoro ed è grazie alla rete che sono in grado di parlare e condividere riflessioni con centinaia di persone; così com’è vero che è grazie alla tecnologia (ebook reader, ecc…) che tanti leggono come e più di prima.

 

Tuttavia in Italia il problema esiste, è serio ed andrebbe affrontato a tutti i livelli (sociale, economico, culturale – o, con una sola parola, politico). Gravissimo poi il fatto che alcuni dati negativi riguardino i giovanissimi, notoriamente coloro che leggono di più nel nostro paese. I lettori maschi tra 11 e 14 anni sono diminuiti di più del 25%, metà dei giovanissimi non legge, e se non si legge da giovani difficilmente si leggerà da adulti.

 

Il rischio che corriamo è allora quello di un mondo in cui aumentano gli analfabeti funzionali, coloro i quali, data la scarsa capacità di riconoscere informazioni corrette, spesso tendono a credere a notizie non vere e a diffonderle e condividerle con altri analfabeti funzionali. Nell’era di internet e dei social network il problema, paradossalmente, diviene più serio e grave dell’inquinamento ambientale.

 

Lavorando in prima linea (con soggetti di età compresa tra i 16 e i 19 anni) mi interrogo con preoccupazione sul fenomeno e vado alla ricerca di rimedi efficaci.

 

Che in fin dei conti son quelli che ci hanno lasciato grandi uomini del passato, Socrate, Platone, Cartesio, Locke, Voltaire: esercitare il dialogo, analizzare e sintetizzare, dubitare, essere ragionevoli e tolleranti. Niente di più semplice, in fondo. Ma niente di più difficile, nel mondo dei “sotuttoio” e “tunoncapisciniente”.

 

E poi, se nessuno li legge più questi “grandi”? Come ne usciamo?

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