Strategia dell’emergenza e big locali spalle al muro (di C. Trento)

I candidati scelti sempre all'ultimo momento: ottimo pretesto per mettere tutti di fronte al fatto compiuto. E per lasciare con un palmo di naso i locali. Il tema del lavoro oltre la campagna elettorale. Tamburi di guerra per Ottaviani

Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Presto che è tardi! Il tormentone di Ezio Greggio risuona fortissimo sotto il cielo della politica.

L’election day è stato confermato: si voterà il 4 marzo per Camera, Senato e Regione Lazio. Tutto insieme. Tra meno di due mesi quindi e i tempi sono già contingentati.

Per quanto riguarda la Regione Lazio tutti i riflettori sono accesi sul 22 gennaio, dead line per i partiti per la presentazione delle liste. Insomma, fra due settimane. Non un minuto di più. Per quanto riguarda invece il Parlamento, i simboli vanno depositati al Viminale entro il 21 gennaio. Per le liste il termine ultimo scade il 31 gennaio.

In mezzo ci sono appuntamenti altrettanto importanti, anzi cruciali: le “ parlamentarie” del Movimento Cinque Stelle, la scelta del candidato del centrodestra alla presidenza della Regione Lazio, la decisione del centrosinistra sulle alleanze regionali.

In particolare bisognerà vedere se Liberi e Uguali di Pietro Grasso, Massimo D’Alema, Pierluigi Bersani, Roberto Speranza, Nicola Fratoianni e Pippo Civati deciderà di sostenere Nicola Zingaretti, esponente di spicco di quel Pd con il quale, a livello nazionale, neppure un caffé.

Sarà un elemento fondamentale, anche per capire i futuri rapporti a sinistra nel caso la stella di Matteo Renzi dovesse ulteriormente offuscarsi. Perché se a Nicola Zingaretti dovesse riuscire di centrare il mandato bis (impresa che finora nessuno ha realizzato) alla guida di un’alleanza “ completa” di centrosinistra, allora sarebbe complicato tenere l’attuale Governatore fuori dai piani alti dei Democrat.

Ma questa, eventualmente, sarà un’altra storia.

Il punto però è anche un altro: ancora una volta, come sempre, si arriva alla scelta delle candidature con l’acqua alla gola, nel solco di una consolidata “ strategia dell’emergenza” . Il che consentirà ai big nazionali di mettere tutti davanti al fatto compiuto.

I livelli locali rischiano di essere ridimensionati, tutti, senza eccezioni. E se non proveranno a fissare dei paletti precisi subito, alzando la voce se necessario, poi non potranno lamentarsi. Il rischio di una “ colonizzazione” dei collegi provinciali è veramente altissimo.

 

L’idea Cremonesi nel rush finale del centrodestra

Nel centrodestra regionale le ore sono convulse. Bisogna scegliere il candidato presidente e finora tutte le opzioni sul tavolo sono rimaste tali. Forza Italia ha ripetuto un giorno sì e l’altro pure che non intende convergere su Sergio Pirozzi, che, con la sua fuga in avanti, ha obiettivamente messo in difficoltà la coalizione.

Però adesso, senza uno scatto vero, non resteranno altre opzioni. Si continua a parlare di Maurizio Gasparri, ma nelle ultime ore è venuto fuori anche il nome di Giancarlo Cremonesi, già presidente della Camera di Commercio di Roma e di Acea. Un esponente di primo piano del mondo economico e della società civile, che indubbiamente alzerebbe il livello della competizione politica.

Il Lazio è una regione strategica e di straordinaria valenza politica. Detto questo, il centrodestra nel Lazio è alla prova di maturità: o riesce a ricompattarsi su una designazione in grado di rappresentare non soltanto tutta la coalizione ma anche un intero “ mondo” civile e culturale, oppure rischia che la regione Lazio diventi l’eccezione negativa in un contesto nazionale favorevole.

La stagione dei veti incrociati ha già influito in maniera enorme sulle comunali di Roma. E, come si dice? Errare è umano, ma perseverare è diabolico.

 

Il tema del lavoro oltre la campagna elettorale

Adesso l’attenzione sull’Ideal Standard è massima. Tutti i principali leader politici si stanno recando sul posto. I 320 lavoratori sono disperati. La solidarietà è importante, ma occorrono i fatti. E bisognerebbe anche invertire il trend in una provincia che continua a registrare chiusure di aziende e perdita di posti di lavoro.

Venerdì 12 gennaio al Mise c’è un vertice importante, con il ministro Carlo Calenda che sicuramente non si limiterà a presiedere una riunione ordinaria.

Nei prossimi 56 giorni la campagna elettorale sarà martellante e tutti prometteranno di tutto. La differenza però si farà dopo.

Non basta, come è stato fatto in questi anni, annunciare l’apertura di una Vertenza Frusinate, non basta il riconoscimento di are di crisi complessa di una parte del territorio. Non bastano più neppure le politiche degli ammortizzatori sociali.

Occorre un’operazione verità che deve coinvolgere l’intera classe dirigente del territorio: o si prova ad ottenere qualcosa di concreto a livello nazionale oppure si deve avere il coraggio di dire urbi et orbi che chi rappresenta questo territorio non ha alcun peso e nessuna capacità di incidere.

Aggiungendo che la corsa alle poltrone è fine a sé stessa.

 

Frosinone, tamburi di guerra e segnali di fumo

Appena sei mesi fa Nicola Ottaviani è stato riconfermato sindaco con il 56% dei consensi. Il punto di forza della campagna elettorale (molte liste, diverse delle quali civiche, coalizione larga) potrebbe trasformarsi nel tallone di Achille.

Il clima da campagna elettorale perenne ha già cambiato percezioni e aspettative. La lista Forza Frosinone non ha più consiglieri, perché Enrico Cedrone ha aderito a Noi con Salvini. Alternativa Popolare non esiste più, ma già prima Francesco Trina si era reso indipendente. Adesso anche lui è“ corteggiato” da Noi con Salvini, che, con due consiglieri, chiederebbe una rappresentanza in giunta subito. Mettendo in discussione la “ staffetta” parametrata su 30 e 20 mesi.

Il consigliere Marco Ferrara (Fratelli d’Italia) non risparmia “ interrogazioni” a sindaco e giunta. Malumori pure nel Polo Civico, soprattutto per alcune nomine effettuate negli ultimi tempi.

Nicola Ottaviani ha fiutato l’aria e infatti si sta muovendo nell’ottica di mettere in campo una sorta di “ guardia pretoriana” . Non disdegnando possibili convergenze con alcune parti dell’opposizione.

Il rovescio della medaglia è che in maggioranza lo sanno perfettamente.

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