Trump, Obama e la loro vittoria contro i Partiti

Lucio Marziale
Lucio Marziale

Idee Controcorrente


di LUCIO MARZIALE
Opinionista
non Omologato

Nel 2007 un giovane e sconosciuto senatore nero di Chicago corre per la Presidenza degli Stati Uniti d’America, sconfigge uno dopo l’altro i maggiorenti del Partito Democratico e conquista la Casa Bianca nel 2008.

Nel 2015 un estroverso miliardario della Fifth Avenue, NYC, si presenta alle Primarie Presidenziali, sbaraglia tutti i prestigiosi rappresentanti del Partito Repubblicano e conquista la Casa Bianca, appena due giorni fa.

Cosa hanno in comune queste due storie elettorali? Tutto. Dal 2008 le elezioni presidenziali USA hanno portato alla vittoria due politici accomunati in tutto e per tutto dalla lontananza dagli apparati dei rispettivi Partiti all’interno dei quali sono stati formalmente eletti.

In buona sostanza, la carica politica più alta e prestigiosa al mondo è alla portata di chiunque, cioè di leaders politici che trovano nel contatto diretto con la gente la loro unica forma di legittimazione elettorale.

Vincono contro gli esponenti, anche quelli più prestigiosi e quotati, dei rispettivi Partiti. E la povera Hillary Clinton ha avuto la sventura di incontrarli entrambi, e di essere stata sconfitta da entrambi. Proprio lei, la donna coccolata e cresciuta con un ingente investimento politico-finanziario dal potentissimo establishment del Partito Democratico USA, è stata la personificazione di una doppia sconfitta.

Ma altresì rilevante è la sequela di prestigiosissimi e sulla carta imbattibili Senatori e Governatori allevati nella altrettanto potente macchina del Partito Repubblicano.

L’elezione di Donald Trump, come già quella di Obama, da un lato è la consacrazione del “sogno americano”, del Paese dove tutto è possibile e realizzabile dall’individuo.
Dall’altro, come già quella di Obama, è la conferma della totale inadeguatezza degli schemi classici di partito ad intercettare e rappresentare le esigenze e la volontà della gente, la gente vera, che lavora duro in un mondo sempre più articolato e difficile.

L’America, come sempre, già da un decennio anticipa e mostra al mondo lo stato reale delle cose. E da noi?

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