Un Giubileo per chi non è capace di perdonarsi

Biagio Cacciola

Politologo e Opinionista

Il Giubileo ha origini antichissime . Si rifa’ alla parola ebraica yobel , che era il corno di caprone che annunciava riti sacri che, in particolare ogni cinquant’anni permettevano la totale remissione di ogni debito, in danari e campi, per chiunque si fosse trovato in quella condizione. Un anno di riequilibrio del cosmo che consentiva alla terra di riposare e, al popolo, di tornare a una forma di eguaglianza attraverso la dimenticanza di ogni precarietà, già allora profondamente diffusa. Ecco perché nasce il verbo ‘giubilare’ , cioè esultare, grazie alla gioia di non avere più colpe e debiti.

E’ su questa scia che la chiesa cattolica già ai tempi di Innocenzo III, papa ciociaro, iniziò a rilanciare una qualche forma di Giubileo. Alla fine del XII secolo, nel 1294, il papa del gran rifiuto, come fu, forse in modo errato, identificato da Dante, san Celestino V, promulgò che chi nei giorni del 28 e 29 agosto fosse giunto alla basilica di Collemaggio, all’Aquila, avrebbe partecipato a una Perdonanza di tipo giubilare. Tutti i peccati sarebbero stati rimessi e nessuna forma di pena sarebbe stata comminata nell’al di là per chi avesse fatto il pellegrinaggio in terra d’Abruzzo.

Il successore di san Celestino V, Bonifacio VIII, anche lui legato alla nostra terra, rilanciò e formalizzò l’idea, con una propria bolla papale. E’ cosi che il 1300 fu l’anno del primo grande Giubileo. Che ebbe talmente successo da essere ricordato da Dante Alighieri nel canto diciassettesimo dell’inferno , con la strada verso castel sant’Angelo talmente intasata da essere convertita a un solo senso di circolazione.

Da quel momento, prima ogni cinquanta anni, e dopo ogni venticinque e soprattutto, in occasioni straordinarie, la Chiesa universale ha lanciato il messaggio della conversione a tutti, indipendentemente dai meriti del fedele . Una sorta di riproposizione della parabola del figliol prodigo, dove il vitello grasso da sacrificare è proprio Gesù, realmente morto e risorto per tutti gli uomini.

E’ su questo tema del perdono e della Misericordia che papa Francesco continua a martellare continuamente. Perché il papa sa bene, da buon gesuita e conoscitore delle pieghe dell’animo umano, che il vero problema dell’uomo moderno e’ la sua incapacità di perdonarsi. Infatti proprio il mondo laicista è quello più spietato nei confronti della condizione umana, al di la’ dei sorrisi di facciata e delle finte trasgressioni. Per questo il prossimo Giubileo che si aprirà il giorno dell’Immacolata, ci ricorderà che la vera giustizia di Dio è la misericordia. Anche in Ciociaria .

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